Kasabian, Sergio Pizzorno: "ACT III nasce dal bisogno di andare sempre avanti"
09 settembre 2026 alle ore 16:51, agg. alle 17:19
Il leader dei Kasabian racconta a Radiofreccia il nuovo album, "Great Pretender", il rapporto con il pubblico e il suo sogno italiano.
"ACT III" non è soltanto il nono album dei Kasabian. È il punto di arrivo della trasformazione iniziata con "The Alchemist’s Euphoria" nel 2022 e proseguita due anni dopo con "Happenings": tre dischi in quattro anni, realizzati mentre Sergio Pizzorno consolidava il proprio ruolo di frontman oltre che di principale autore e regista musicale della band.
Uscito il 4 settembre "ACT III" è stato registrato tra The Sergery e Club Ralph e prodotto da Pizzorno insieme a Mark Ralph. Il disco contiene dieci canzoni e tre interludi, costruiti attorno a un linguaggio che mescola chitarre, pop psichedelico, elettronica, groove hip hop e ritornelli destinati alla dimensione live. Un lavoro rapido, ma non frettoloso: prima dell’uscita, infatti, i Kasabian hanno deciso di riportarlo idealmente "sul tavolo operatorio" per gli ultimi aggiustamenti.
Sergio Pizzorno e la corsa creativa verso "ACT III"
Intervistato da Radiofreccia, Pizzorno ha spiegato che questa accelerazione non nasce da una strategia discografica, ma da una fase di particolare fertilità creativa: "Questi album sono usciti davvero in rapida successione. Gli ultimi tre album, in un certo senso… è solo che mi sento davvero ispirato. Adoro creare musica e scrivere e quindi gli album stanno uscendo a un ritmo frenetico".
Il motore resta una curiosità che va oltre la musica: "Adoro l’arte. Proprio come adoro i film. Adoro i dipinti. Adoro i musei. Adoro l’arte e la vedo ovunque, capisci? La adoro, riesco a vederla anche quando vado a correre o nello sport".
Per trasformare quelle suggestioni in canzoni, però, serve isolamento. Pizzorno ha adottato una regola semplice: lasciare fuori lo smartphone. "Quando sono in studio, ho tipo cinque ore in cui non uso il telefono. E onestamente, anche se sembra una cosa da poco, ti fa davvero bene perché inizi semplicemente a ricordarti delle cose, ti vengono in mente tutte quelle cose, i sogni ad occhi aperti".
Uno dei risultati più evidenti è "SUPERPOWERS", brano sostenuto da un groove di matrice G-funk e trasformato in immagini attraverso una serie di video con Stephen Graham. È anche la canzone preferita di Pizzorno nel disco: "Ci sono dei momenti in cui cerchi davvero di trasformare in musica il suono che hai in testa. E nove volte su dieci non funziona proprio così. Ma con quella canzone avevo davvero un’idea chiara di ciò che volevo realizzare, oltre a un groove e un’atmosfera ben precisi".
"GREAT PRETENDER", la paternità e la sindrome dell’impostore
Il cuore concettuale di "GREAT PRETENDER" è invece la sensazione di dover affrontare una situazione senza possedere tutte le risposte. Per Pizzorno, l’esempio più diretto è diventare padre: "Un giorno sei lì, che cerchi di capire come funziona, e poi un giorno ti ritrovi con questo bambino in braccio e pensi: 'Ehm, wow, sono papà'. Ma non sono un papà, insomma, non so proprio niente di niente".
La canzone ribalta però la sindrome dell’impostore e la trasforma in slancio: "È una canzone sul provare cose che non avresti mai pensato di essere in grado di fare, e farle e poi renderti conto: 'Oh, forse ce la posso fare, forse sono proprio così, forse è proprio così'. Quindi è una specie di spavalderia. È una canzone che parla di buttarsi dall’aereo, insomma".
È una chiave utile per leggere l’intero album. I Kasabian non cancellano il dubbio, ma lo usano come combustibile, affidandosi alla capacità della musica di spostare la prospettiva: "Quando ti senti da schifo e pensi di non farcela più, metti la tua canzone preferita. Potrebbe essere una canzone davvero triste. Ma non è detto. Potrebbe essere qualsiasi tipo di musica che ti piace, qualsiasi cosa ti faccia venire la pelle d’oca. Cambia il tuo modo di vedere le cose".
Dai grandi concerti al sogno dell’Arena di Verona
"ACT III" nasce pensando anche al palco.
Nell’intervista, registrata prima del concerto sold out di Finsbury Park del 4 luglio, Pizzorno aveva previsto una serata determinante: "Penso che sarà un momento davvero fondamentale nella storia della band. Insomma, credo che quella sera succederà qualcosa di davvero speciale, capisci, e la scaletta è assolutamente la migliore. Penso che sia la migliore selezione di canzoni che abbiamo mai messo insieme. Quella sera le cose cambieranno, ne sono convinto".
A distanza di qualche settimana, lo stesso musicista ha definito Finsbury Park uno dei migliori concerti mai tenuti dai Kasabian. La data londinese ha anticipato il passaggio italiano al Noisy Naples Fest del 24 luglio, dove la band ha suonato da headliner alla Mostra d’Oltremare.
Nel corso dell’intervista, Pizzorno ha raccontato così il proprio rapporto con la città: "Napoli è davvero speciale. È come se non ci fosse nessun altro posto al mondo simile. Appena metti piede all’aeroporto, è come se fosse un mondo a sé stante, capisci? È come se… ha un’energia tutta sua. È un posto davvero stimolante. Ecco, quello è un posto dove mi viene voglia di fare musica".
Resta infine un desiderio preciso per il futuro dei Kasabian in Italia: suonare all’Arena di Verona. "L’Arena di Verona è tipo… quel posto per me è il più… è così bello. L’ho visto l’anno scorso perché abbiamo soggiornato a Verona quando abbiamo suonato in Italia".
Un’ipotesi trasformata quasi in una promessa: "Se dovessimo suonare a Verona, mi prenderei due anni di pausa per imparare italiano". Prima di salutare Radiofreccia, Pizzorno ha anche provato la frase da pronunciare davanti al pubblico italiano: "Ci vediamo a Verona".