Jimi Hendrix, riemerge il filmato di Woodstock girato dal palco da uno studente di 22 anni
20 agosto 2026 alle ore 16:51, agg. alle 17:00
Le immagini di Albert Goodman mostrano Hendrix da pochi metri e custodiscono anche una canzone sfuggita alle telecamere ufficiali di Woodstock.
A più di mezzo secolo da Woodstock, esiste ancora un modo per guardare una delle performance più analizzate della storia del rock da una prospettiva diversa. Sono tornate a circolare online le immagini girate il 18 agosto 1969 da Albert Goodman, allora studente di teatro di 22 anni al Bard College, che riuscì a sistemarsi direttamente sul palco durante il concerto conclusivo di Jimi Hendrix a Woodstock e a registrare gran parte dell'esibizione con una videocamera in bianco e nero.
Il filmato è particolarmente suggestivo proprio perché non nasce come parte della produzione ufficiale del festival. La posizione di Goodman permette di osservare Hendrix e i musicisti praticamente dall'interno della band, con una visuale laterale molto più ravvicinata rispetto alle celebri riprese cinematografiche realizzate dalla squadra diretta da Michael Wadleigh. Non si tratta però, in senso stretto, di materiale appena scoperto: le immagini erano rimaste conservate per oltre trent'anni prima di essere recuperate e utilizzate nell'edizione ampliata di Jimi Hendrix: Live At Woodstock, dove furono presentate nella sezione A Second Look.
Albert Goodman, lo studente che riuscì a filmare Hendrix direttamente dal palco
La storia dietro quelle immagini è quasi tanto particolare quanto il filmato. Goodman viveva in quel periodo in una comune nei dintorni dell'area del festival e arrivò sul posto soltanto la domenica. Quando divenne evidente che, a causa dei continui ritardi, il programma sarebbe proseguito fino al lunedì mattina, riuscì a introdursi nella zona del palco insieme a un amico e a posizionare la propria attrezzatura.
Il sistema utilizzato era molto lontano dalla tecnologia cinematografica impiegata dalla produzione ufficiale: un registratore video Sony CV a bobina aperta da mezzo pollice, una videocamera, un treppiede e soltanto due nastri a disposizione. Goodman trovò alimentazione sul palco e sistemò la telecamera a pochi metri da Hendrix, dietro al percussionista Juma Sultan. In mezzo al personale tecnico e alla troupe che già occupavano la struttura nessuno, a quanto pare, trovò particolarmente strana la presenza di un altro ragazzo con una telecamera.
Il risultato è tecnicamente imperfetto: bianco e nero, definizione molto bassa, perdita occasionale del segnale. Ma il valore storico è notevole. Le immagini mostrano Hendrix da una prospettiva quasi privata, permettono di vedere i movimenti della band e restituiscono anche il punto di vista del palco verso ciò che rimaneva dell'immensa platea di Woodstock.
Soprattutto, Goodman riuscì a registrare qualcosa che la troupe ufficiale non aveva filmato: “Hear My Train A Comin'”. Durante il brano gli operatori professionisti stavano cambiando le pellicole e riposizionando le camere. Quel buco nella documentazione ufficiale fu così colmato proprio dalla registrazione amatoriale dello studente. Quando il materiale venne pubblicato in A Second Look, la performance diventò quindi visibile per la prima volta grazie alle sue immagini.
La vicenda ebbe anche un seguito sorprendente. Dopo il festival Goodman riuscì a portare il proprio apparecchio nella casa affittata da Hendrix nella zona e a mostrargli ciò che aveva registrato. Secondo il racconto tramandato nelle note dell'edizione video, Hendrix guardò con interesse il filmato e ringraziò il giovane operatore. Goodman avrebbe poi conservato quei nastri per più di trent'anni prima di renderli disponibili.
Jimi Hendrix a Woodstock, una band nuova e un concerto arrivato alla fine del festival
Quelle immagini documentano inoltre una fase molto particolare della carriera di Hendrix. La Jimi Hendrix Experience con Noel Redding si era appena sciolta e il chitarrista stava cercando una nuova direzione. Durante l'estate si era trasferito a Shokan, nello stato di New York, insieme a Billy Cox, lavorando a nuovo materiale e allargando progressivamente la formazione.
Il tecnico e collaboratore storico Eddie Kramer descrisse quel periodo in modo molto semplice: "Jimi si stava prendendo una specie di vacanza in campagna, cercando di rimettere insieme le cose. Faceva tutto parte del suo processo di sviluppo".
Per Woodstock nacque così una formazione allargata, presentata come Gypsy Sun & Rainbows, con Billy Cox al basso, Mitch Mitchell alla batteria, Larry Lee alla seconda chitarra e Juma Sultan e Jerry Velez alle percussioni. Quella di Woodstock sarebbe rimasta la sua prima e unica apparizione pubblica ufficiale in quella configurazione.
Hendrix avrebbe dovuto chiudere il festival nella notte di domenica, ma ritardi, problemi organizzativi e condizioni meteorologiche fecero slittare tutto. Salì sul palco intorno alle 9 del mattino di lunedì 18 agosto, quando gran parte delle centinaia di migliaia di persone arrivate nei giorni precedenti aveva già lasciato Bethel. Secondo il Museum at Bethel Woods, davanti al palco erano rimaste circa 40.000 persone.
Il set fu comunque enorme: quasi due ore di musica con “Message To Love”, “Spanish Castle Magic”, “Red House”, “Foxey Lady”, “Fire”, “Voodoo Child (Slight Return)”, “Purple Haze”, “Hey Joe” e, naturalmente, quella versione di “The Star-Spangled Banner” destinata a diventare uno dei passaggi simbolici dell'intera cultura rock del Novecento.
“The Star-Spangled Banner”: Hendrix spiegò davvero cosa voleva dire
Negli anni la rilettura dell'inno americano è stata interpretata principalmente come una protesta contro la guerra in Vietnam. Hendrix, però, diede spiegazioni più complesse e meno schematiche.
Il 3 settembre 1969, appena due settimane dopo Woodstock, durante una conferenza stampa ad Harlem gli chiesero perché avesse suonato l'inno. La risposta fu: "Perché siamo tutti americani». Hendrix spiegò poi che non intendeva cancellare la grandezza attribuita all'America, ma rappresentare il paese per come lo percepiva in quel momento: «Oggi lo suoniamo come è l'aria in America. L'aria è leggermente statica, non è vero?"
Pochi giorni dopo, durante il Dick Cavett Show, Cavett definì la sua versione “non ortodossa”. Hendrix lo interruppe: «Non è non ortodossa. Pensavo fosse bellissima».
È anche per questo che il filmato di Albert Goodman continua ad avere senso oggi. Non modifica ciò che sappiamo della performance di Jimi Hendrix a Woodstock, ma cambia il punto da cui la osserviamo. La versione cinematografica ha trasformato quel concerto in un'immagine collettiva: Hendrix solo davanti alla Stratocaster, l'inno americano deformato attraverso feedback, distorsione e rumore, il finale di un festival diventato immediatamente mito.
La telecamera di uno studente racconta invece l'altra parte della scena. Fa vedere la band, il palco, le distanze reali, gli sguardi tra i musicisti e perfino uno dei brani che il grande apparato cinematografico di Woodstock non riuscì a catturare. Un documento amatoriale realizzato praticamente per caso che, cinquantasette anni dopo, resta una delle prospettive più insolite disponibili sul concerto più famoso di Jimi Hendrix.