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Jimi Hendrix Experience, gli eredi di Redding e Mitchell perdono la causa sui diritti

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Author image Gianluigi Riccardo

29 aprile 2026 alle ore 15:26, agg. alle 15:40

La High Court britannica respinge le richieste degli eredi di Noel Redding e Mitch Mitchell sulle royalties digitali dei dischi della Jimi Hendrix Experience.

Dopo anni di ricorsi, udienze e accuse reciproche, la High Court di Londra ha scritto la parola fine sulla lunga battaglia legale che coinvolgeva gli eredi di Jimi Hendrix e quelli degli storici compagni di band nella Jimi Hendrix Experience, Noel Redding e Mitch Mitchell.

Il tribunale britannico ha dato ragione a Sony Music Entertainment UK, stabilendo che i diritti sulle registrazioni classiche della Jimi Hendrix Experience erano già stati ceduti validamente dai musicisti negli accordi firmati negli anni Sessanta.

Al centro della controversia c’erano tre album fondamentali nella storia del rock : "Are You Experienced", "Axis: Bold As Love" ed "Electric Ladyland". Dischi che non solo hanno trasformato Hendrix in un’icona assoluta della chitarra elettrica, ma che continuano ancora oggi a generare milioni di ascolti sulle piattaforme digitali.

Gli eredi di Redding e Mitchell sostenevano che gli accordi originali non potessero includere tecnologie moderne come lo streaming, inesistenti all’epoca della firma dei contratti.

Secondo il giudice Edwin Johnson, però, le clausole firmate nel 1966 erano sufficientemente ampie da comprendere ogni futura modalità di distribuzione musicale. Una decisione destinata ad avere un peso enorme anche per altre controversie simili nel mercato discografico internazionale. Sony aveva infatti sostenuto che una vittoria degli eredi avrebbe aperto la strada a centinaia di richieste analoghe da parte di turnisti, musicisti di supporto e collaboratori storici dell’industria musicale.



Le accuse degli eredi: “Morti in relativa povertà”

La causa aveva attirato grande attenzione anche per il forte impatto emotivo delle dichiarazioni rilasciate durante il processo. I legali delle famiglie di Noel Redding e Mitch Mitchell avevano infatti sostenuto che i due musicisti, nonostante il ruolo cruciale nella nascita della Jimi Hendrix Experience, fossero stati esclusi dai grandi profitti generati negli anni successivi dal catalogo della band. In aula era stato detto che entrambi sarebbero morti “in relativa povertà”, mentre le registrazioni continuavano a produrre introiti enormi grazie allo streaming globale.

Redding, bassista storico del gruppo, aveva già manifestato in vita il proprio malcontento per la gestione economica del repertorio hendrixiano. Negli ultimi anni prima della sua morte aveva contestato pubblicamente il mancato riconoscimento economico derivante dal successo permanente dei dischi della Experience.

Dal canto loro, i rappresentanti della famiglia Hendrix e Sony hanno sempre difeso la validità degli accordi originali, ricordando come i due musicisti avessero già raggiunto intese economiche e legali negli anni Settanta. La sentenza finale ha sostanzialmente confermato questa ricostruzione, chiudendo una disputa iniziata formalmente nel 2021 e diventata uno dei casi più seguiti nel mondo del copyright musicale contemporaneo.

La vicenda aveva iniziato a fare rumore già nei primi mesi del 2022, quando emersero le prime richieste ufficiali sulle royalties derivanti dagli streaming digitali del catalogo Hendrix. All’epoca le famiglie di Redding e Mitchell avevano contestato la validità di documenti firmati decenni prima, sostenendo che fossero riferiti esclusivamente ai mezzi di riproduzione esistenti in quel periodo storico.


Una decisione che può cambiare il futuro dell’industria musicale

La pronuncia della High Court britannica rischia ora di diventare un precedente importante per l’intera industria discografica. Negli ultimi anni il boom dello streaming ha riaperto numerose questioni legate ai vecchi contratti discografici, soprattutto quelli firmati prima dell’era digitale. Molti artisti e relativi eredi hanno cercato di ottenere nuove quote sui ricavi online, sostenendo che le intese originali non contemplassero le moderne piattaforme di distribuzione.

Nel caso della Jimi Hendrix Experience, però, il tribunale ha scelto una linea estremamente rigida: i contratti firmati negli anni Sessanta restano validi anche nel nuovo ecosistema digitale. Una conclusione che rafforza la posizione delle grandi etichette e dei proprietari storici dei cataloghi musicali.

Resta comunque intatto il peso artistico di Noel Redding e Mitch Mitchell nella costruzione del mito hendrixiano. La Jimi Hendrix Experience pubblicò soltanto tre album in studio tra il 1967 e il 1968, ma bastarono per rivoluzionare definitivamente il linguaggio del rock. Il basso di Redding e la batteria jazz-rock di Mitchell furono elementi decisivi nella creazione di un suono ancora oggi considerato irripetibile.

Con questa sentenza si chiude dunque una battaglia legale durata anni, ma il dibattito sui diritti degli artisti nell’era dello streaming è tutt’altro che concluso. Il caso Hendrix potrebbe anzi diventare il modello giuridico di riferimento per molte future dispute legate ai cataloghi storici della musica mondiale.

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