History

Jim Bakker, il televangelista che finì nel mirino del rock

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Author image Gianluigi Riccardo

07 ottobre 2026 alle ore 12:27, agg. alle 12:37

Morto a 86 anni, Bakker fu al centro di uno scandalo che ispirò Ozzy Osbourne e contribuì al clima satirizzato da Iron Maiden e Genesis.

Jim Bakker aveva costruito un impero religioso attraverso la televisione. Poi, alla fine degli anni Ottanta, quello stesso schermo diventò il luogo in cui il suo mondo cominciò a crollare.

Il televangelista è morto il 5 ottobre 2026 a 86 anni, dopo una carriera segnata dal successo del programma The PTL Club, dal parco cristiano Heritage USA e da una condanna per frode. Le sue vicende, insieme a quelle di altri predicatori televisivi, entrarono anche nell’immaginario del rock: Ozzy Osbourne gli dedicò parte di “Miracle Man”, mentre Iron Maiden e Genesis trasformarono gli scandali del televangelismo in satira musicale.

Per capire il legame bisogna distinguere tra le canzoni che lo prendono direttamente di mira e quelle che si scagliano contro un fenomeno più ampio: la predicazione televisiva usata per accumulare denaro, potere e consenso

L’impero televisivo di Jim Bakker e la sua caduta

Negli anni Ottanta Bakker e la moglie Tammy Faye erano tra i volti più riconoscibili della televisione religiosa americana.

The PTL Club raggiungeva, secondo l’Associated Press, fino a 13 milioni di spettatori ogni sera; attorno alla trasmissione crebbe un sistema di raccolta fondi e iniziative commerciali che comprendeva Heritage USA, un grande parco a tema cristiano in South Carolina. Nel 1987 Bakker lasciò la guida della PTL dopo lo scandalo legato a Jessica Hahn e alle somme usate per pagarne il silenzio. 

Uno dei casi giudiziari più mediaticamente rilevanti dell'epoca, vedeva protagonista una giovane modella e segretaria della chiesa che risultò aver avuto un incontro sessuale con Baker e il ministro John Wesley Fletcher.

Le successive indagini si concentrarono anche sulle promesse fatte ai sostenitori e sulla gestione delle donazioni: nel 1989 Bakker fu condannato per frode, dopo aver raccolto milioni di dollari vendendo ai fedeli soggiorni e altri benefici che, secondo l’accusa, non potevano essere garantiti. La prima condanna a 45 anni venne ridotta; Bakker scontò circa quattro anni e mezzo di carcere. Il suo caso non fu l’unico: nello stesso periodo anche Jimmy Swaggart, altro predicatore televisivo molto influente, finì travolto da uno scandalo. È in questo clima che il rock trovò materiale per una satira diretta contro l’ipocrisia di chi criticava la musica mentre chiedeva denaro ai propri spettatori.


Ozzy Osbourne e Iron Maiden: la risposta alle accuse dei predicatori

Nel 1988 Ozzy Osbourne pubblicò “Miracle Man”, primo singolo dall’album No Rest for the Wicked. Il brano prendeva di mira i televangelisti che avevano attaccato il cantante e la sua musica, e guardava in particolare a Bakker e Swaggart. Osbourne avrebbe poi riassunto il senso della sua reazione così: "Loro criticavano sempre i miei dischi dicendo che ero l’Anticristo, poi si è scoperto che non erano così santi". La canzone arrivava dopo anni in cui Ozzy era stato presentato da alcuni ambienti religiosi come una minaccia morale; il crollo pubblico di predicatori che si erano proposti come autorità etiche rese la contraddizione impossibile da ignorare.

Due anni dopo gli Iron Maiden affrontarono lo stesso scenario con “Holy Smoke”, singolo del 1990 da No Prayer for the Dying. Non è un ritratto di Bakker in particolare: prende di mira la stagione degli scandali dei predicatori americani. Nel testo, “Jimmy the Reptile” allude a Jimmy Swaggart, mentre “the TV Queen” viene generalmente ricondotta a Tammy Faye Bakker. 


Genesis: “Jesus He Knows Me” non è un ritratto di Bakker

Nel 1991 arrivò anche “Jesus He Knows Me” dei Genesis, pubblicata nell’album We Can’t Dance. Il brano mette in scena un predicatore televisivo che usa la fede e le donazioni del pubblico per sostenere il proprio stile di vita: una caricatura che dialogava con i casi di Bakker e Swaggart, ma non va attribuita a Bakker soltanto.

Anche il video, con Phil Collins nei panni di un televangelista sorridente e spregiudicato, allarga il bersaglio alla macchina dello spettacolo religioso televisivo. La canzone non è dunque la terza frecciata personale a Bakker, ma una satira del sistema che aveva reso possibili quelle figure: un predicatore davanti alle telecamere, un pubblico invitato a credere e donare, e la promessa che la fede possa tradursi in successo materiale.

A distanza di decenni, questi tre brani raccontano bene come il rock abbia reagito non alla religione in sé, ma alla distanza tra il messaggio morale proclamato in televisione e le condotte private o finanziarie di chi lo predicava. Bakker è al centro di “Miracle Man”; “Holy Smoke” e “Jesus He Knows Me” restituiscono invece un clima più vasto, quello di una stagione in cui gli scandali dei televangelisti divennero parte della cultura popolare.


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