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James Dean, la rockstar prima del rock: le canzoni e gli artisti ispirati dal ribelle di Hollywood

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Author image Gianluigi Riccardo

30 settembre 2026 alle ore 13:10, agg. alle 13:30

Il 30 settembre 1955 moriva James Dean. Senza incidere una nota, offrì al rock un modello fatto di ribellione, fragilità e mito.

James Dean non ha mai inciso un disco e il rock’n’roll non era nemmeno la musica che ascoltava maggiormente. Eppure, pochi personaggi provenienti dal cinema hanno avuto un’influenza altrettanto profonda sull’immaginario rock.

Il 30 settembre 1955, mentre viaggiava verso una gara automobilistica a Salinas, l’attore perse la vita in un incidente nei pressi di Cholame, in California.

Aveva 24 anni e guidava da appena nove giorni la sua Porsche 550 Spyder, soprannominata Little Bastard. Soltanto uno dei tre film che lo avrebbero reso immortale, La valle dell’Eden, era già arrivato nelle sale: Gioventù bruciata sarebbe uscito poche settimane dopo, mentre Il gigante sarebbe stato distribuito nel 1956. 

La sua immagine pubblica si formò quindi soprattutto dopo la morte, anticipando un meccanismo che il rock avrebbe conosciuto molto bene: una carriera brevissima trasformata in un mito destinato a non invecchiare.

James Dean, la rockstar che non ascoltava rock’n’roll

James Dean preferiva Billie Holiday, Frank Sinatra, il jazz, la musica afro-cubana e compositori come Bartók e Stravinskij. Suonava i bonghi e frequentava i jazz club di New York, ma non aveva un particolare legame con il rock’n’roll che stava iniziando a cambiare l’America. 

Il rock, tuttavia, riconobbe immediatamente in lui uno dei propri antenati culturali.

Dean aveva già tutto: i jeans, il giubbotto, le automobili, l’insofferenza verso l’autorità e una mascolinità molto più fragile e inquieta rispetto a quella tradizionalmente proposta da Hollywood.

Martin Sheen ha riassunto quel passaggio con una frase: "Negli anni Cinquanta c’erano soltanto due persone: Elvis Presley, che cambiò la musica, e James Dean, che cambiò le nostre vite".

A consolidare la sua immagine contribuirono anche le fotografie scattate da Dennis Stock nel 1955. Dean che cammina sotto la pioggia a Times Square, con le mani nelle tasche, la sigaretta e le spalle leggermente incurvate, sembra anticipare decenni di servizi fotografici dedicati a cantautori e frontman tormentati. Stock lo ritrasse anche nella fattoria dell’Indiana in cui era cresciuto, costruendo il contrasto fra provincia, solitudine e celebrità che sarebbe diventato centrale nella mitologia rock.


Le canzoni dedicate a James Dean

Uno dei primi omaggi arrivò nel 1963 con A Young Man Is Gone dei Beach Boys. Il gruppo trasformò una composizione vocale preesistente in un ricordo a cappella dell’attore, concentrandosi sulla figura del ragazzo scomparso prima di poter invecchiare.

Nel 1970 Phil Ochs pubblicò invece Jim Dean Of Indiana. Più che celebrare la star, il cantautore cercò il ragazzo dietro il poster, ricostruendo le origini nel Midwest e la distanza fra la persona reale e il personaggio costruito dall’industria cinematografica. music.apple.com

James Dean ricompare tre anni dopo in Rock On di David Essex. Il riferimento a "Jimmy Dean" entra in una sequenza di immagini formata da blue jeans, cinema, automobili e nostalgia per la cultura giovanile americana. Essex spiegò di avere scritto il testo mentre rifletteva sull’effetto esercitato da quegli eroi sui ragazzi britannici. 

Il collegamento più evidente resta però James Dean degli Eagles, pubblicata nel 1974 all’interno di On The Border. La canzone fu scritta da Jackson Browne, Glenn Frey, Don Henley e J.D. Souther e apparteneva inizialmente a un progetto dedicato ai grandi antieroi americani. Quell’idea si trasformò poi nel western musicale di Desperado, lasciando momentaneamente il brano fuori dal disco. Gli Eagles lo recuperarono nell’album successivo, trasformando Dean nel simbolo di una vita vissuta troppo velocemente per arrivare alla vecchiaia. 

Bruce Springsteen lo inserì invece nel proprio universo automobilistico. In Cadillac Ranch, contenuta in The River del 1980, cita James Dean e la Mercury del 1949 guidata in Gioventù bruciata. Automobile, libertà e morte finiscono così nello stesso paesaggio americano.


Morrissey, Bob Dylan e James Dean Bradfield

L’influenza di Dean non riguarda soltanto le canzoni. L’immagine del giovane Bob Dylan venne accostata più volte a quella dell’attore, tanto che il biografo Bob Spitz lo descrisse come una sorta di "James Dean con una chitarra": distante, enigmatico e apparentemente insofferente verso qualsiasi regola.

Nessun musicista, però, ha coltivato questa fascinazione quanto Morrissey. Nel 1983, quando la storia degli Smiths era ancora agli inizi, pubblicò il libro James Dean Is Not Dead. Cinque anni dopo scelse Fairmount, nell’Indiana, come ambientazione del video del suo primo singolo solista, Suedehead.

Morrissey visitò la scuola di Dean, la fattoria nella quale era cresciuto e il cimitero in cui è sepolto, comportandosi più come un fan in pellegrinaggio che come una rockstar impegnata nella promozione di un disco. 

Il legame più letterale appartiene però ai Manic Street Preachers.

James Dean Bradfield, frontman della band gallese, si chiama realmente così proprio in omaggio all’attore, anche se il progetto iniziale del padre era ancora più impegnativo. "Voleva chiamarmi Clint Eastwood, ma mia madre disse: ‘Assolutamente no’", ha raccontato il cantante. Il compromesso familiare produsse James Dean Bradfield: un nome che sembrava già pronto per essere scritto sulla copertina di un disco. 

James Dean non è mai stato una rockstar. Ha però offerto al rock una faccia, una postura e un modello di ribellione prima ancora che quella musica riuscisse a costruire completamente il proprio immaginario.


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