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Iron Maiden nella Rock Hall, Dickinson e Harris: "Non saremmo andati comunque"

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Author image Gianluigi Riccardo

10 luglio 2026 alle ore 16:03, agg. alle 16:17

Prima il conflitto con il tour, poi la conferma: la band non avrebbe partecipato comunque. Per Dickinson il premio resta irrilevante.

Gli Iron Maiden entreranno nella Rock and Roll Hall of Fame, ma non saranno presenti alla cerimonia di introduzione.

La notizia non è certo cosa nuova ma, recentemente, Steve Harris e Bruce Dickinson hanno parlato nel dettaglio della cosa con Metal Hammer, al di là di qualsiasi comunicazione ufficiale fatta dalla band. Una conclusione perfettamente coerente con la storia e con il carattere della band britannica, reduce dal trionfale concerto del 17 giugno allo Stadio San Siro di Milano, con Radiofreccia radio ufficiale dell’evento, e impegnata in questi giorni nella preparazione di Eddfest, la grande celebrazione del mondo Maiden in programma il 10 e 11 luglio a Knebworth.

Il festival inglese rappresenta bene la scala delle priorità del gruppo: concerti, pubblico, produzione e costruzione di un universo autonomo. Molto dopo, in ordine di importanza, arrivano premi, tappeti rossi e riconoscimenti assegnati dall’industria musicale. È su questa linea che Bruce Dickinson e Steve Harris hanno commentato l’inserimento degli Iron Maiden nella classe 2026 della Rock and Roll Hall of Fame.


La cerimonia è prevista il 14 novembre al Peacock Theater di Los Angeles, quando il calendario del “Run For Your Lives World Tour” porterà la band tra Australia e Nuova Zelanda. Il conflitto di date era stato inizialmente indicato come la ragione principale dell’assenza. Le ultime dichiarazioni dei due leader, però, chiariscono un punto decisivo: con ogni probabilità gli Iron Maiden non avrebbero partecipato nemmeno con una serata libera.

Bruce Dickinson e la Rock and Roll Hall of Fame: una polemica che dura da anni

La posizione più dura continua a essere quella di Bruce Dickinson. Il cantante non ha improvvisamente rivalutato l’istituzione dopo l’annuncio dell’introduzione. Ha semplicemente abbandonato, almeno per il momento, i toni più esplosivi utilizzati in passato.

"Non riesco nemmeno a trovare l’energia necessaria per essere polemico", ha dichiarato Dickinson. "Apprezzo il fatto che un numero significativo di persone sia felice per noi. È una cosa positiva. Ma non è qualcosa che ci interessa particolarmente".

Quando gli è stato chiesto direttamente se gli Iron Maiden sarebbero andati alla cerimonia in assenza degli impegni del tour, la risposta del frontman è stata un secco "No". Nessuna apertura diplomatica e nessun tentativo di trasformare l’introduzione nella Hall of Fame in un passaggio fondamentale della carriera della band.

La freddezza attuale appare quasi moderata se confrontata con le dichiarazioni rilasciate da Dickinson negli ultimi anni. Nel 2017 aveva definito la Rock and Roll Hall of Fame "una totale e completa montagna di sciocchezze", attaccando apertamente il sistema utilizzato per stabilire quali artisti meritassero di entrare.

Poco dopo aveva spiegato di non voler vedere il rock trasformato in un reperto da esposizione: "Sono davvero felice che non siamo lì e non vorrei mai esserci. Se dovessero introdurci, mi rifiuterei: non avranno nemmeno il mio cadavere. La musica rock and roll non appartiene a un mausoleo a Cleveland. È qualcosa di vivo e pulsante. Se la metti in un museo, allora è morta".

Nel 2023, dopo una nuova esclusione degli Iron Maiden, Dickinson era tornato sull’argomento sostenendo che la band non avesse bisogno dell’approvazione dell’establishment musicale. "Non voglio entrare nella Rock and Roll Hall of Fame perché non siamo ancora morti", aveva dichiarato, aggiungendo che una parte dell’industria sembra sentirsi minacciata dal metal proprio perché il genere non si adegua all’idea di una musica pop costruita per essere consumata e rapidamente sostituita.

L’introduzione del 2026 non modifica quindi la sostanza della sua posizione. Dickinson riconosce la soddisfazione dei fan, ma continua a considerare il premio esterno alla vita reale degli Iron Maiden. In una recente intervista ha messo sullo stesso piano BRIT Awards, Grammy e Rock and Roll Hall of Fame: "Per noi sono tutte cose completamente irrilevanti. Che cosa c’è al numero uno in classifica in questo momento? Non saprei dirlo. Non significa nulla. Tutto ciò che mi interessa è quello che gli Iron Maiden faranno la prossima settimana".


Steve Harris ringrazia, ma non cambia programma

Steve Harris utilizza un linguaggio meno aggressivo, ma arriva sostanzialmente alla stessa conclusione. Il fondatore e principale autore degli Iron Maiden non considera l’ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame un affronto, ma nemmeno il riconoscimento definitivo atteso per decenni.

"Bruce ha le sue opinioni molto forti sulla questione, ed è il suo punto di vista", ha spiegato Harris. "A me non ha mai dato particolarmente fastidio, in un senso o nell’altro, perché non facciamo tutto questo per ricevere dei premi".

Il bassista ha anche aggiunto una considerazione ironica sul lungo dibattito americano intorno all’assenza dei Maiden dalla Hall of Fame: "In modo strano sono contento che sia successo, così gli americani smetteranno di continuare a parlarne. Secondo me, quando qualcuno ti offre qualcosa, rispondi: “Grazie mille”. Ma ho perso il sonno perché non arrivava o perché poteva non arrivare? No".

Anche sulla partecipazione alla serata di Los Angeles, Harris è stato chiaro: "Non faccio quel genere di cose. Non sono nemmeno andato al recente evento sul tappeto rosso per il documentario. Non fa per me".

Il riferimento è a “Iron Maiden: Burning Ambition”, il film dedicato alla storia del gruppo. L’assenza dalla cerimonia della Hall of Fame, dunque, non va interpretata come un gesto organizzato appositamente contro l’istituzione americana. Harris evita abitualmente questo tipo di appuntamenti, compresi quelli legati direttamente alla band.


Dal conflitto con il tour a una scelta precisa

Quando l’introduzione è stata annunciata, gli Iron Maiden avevano pubblicato una dichiarazione collettiva dai toni rispettosi. La band aveva ringraziato la Rock and Roll Hall of Fame per aver incluso sia la formazione attuale sia gli ex componenti che hanno contribuito alla sua storia.

"Gli Iron Maiden hanno sempre messo al primo posto il rapporto con i fan, prima di qualsiasi altra cosa, compresi premi e riconoscimenti dell’industria", si leggeva nel comunicato. Il gruppo aveva inoltre sottolineato come l’introduzione coincidesse con le celebrazioni del cinquantesimo anniversario e con il “Run For Your Lives World Tour”.

In una prima fase, quindi, l’assenza dalla cerimonia sembrava dipendere soprattutto dal calendario. Il tour prevede date in Nord America tra agosto e settembre, poi concerti in America Latina, Australia, Nuova Zelanda e Giappone. A novembre, nel periodo della cerimonia, la macchina degli Iron Maiden sarà ancora in piena attività.

Le nuove dichiarazioni eliminano però ogni ambiguità. Il tour offre una motivazione pratica e incontestabile, ma non rappresenta l’unica ragione. Dickinson non vuole partecipare; Harris non frequenta questo genere di eventi. La coincidenza di calendario evita probabilmente una discussione più lunga, ma la decisione sarebbe rimasta la stessa.

Eddfest, da questo punto di vista, è l’esatto contrario di una cerimonia istituzionale. A Knebworth gli Iron Maiden stanno costruendo una manifestazione estesa su due giornate, con concerti, aree tematiche, attrazioni, locali dedicati, mostre e attività legate all’immaginario di Eddie. Dickinson ha persino ipotizzato che, in futuro, Eddfest possa continuare senza la band, ospitando artisti accomunati dallo stesso spirito.

Gli Iron Maiden accettano il premio, ringraziano e proseguono. La cerimonia si svolgerà senza di loro. Sul palco, in un’altra parte del mondo, continueranno a fare esattamente ciò che Steve Harris considera più importante: suonare.

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