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Il “tape guy” di Chicago: 40 anni di concerti registrati e ora salvati dal web

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Author image Gianluigi Riccardo

13 aprile 2026 alle ore 11:37, agg. alle 12:35

Oltre 10.000 live catturati di nascosto da Aadam Jacobs diventano un archivio digitale globale grazie a volontari

Per anni è stato “quello nell’angolo”, presenza fissa nei club di Chicago, sempre con un registratore nascosto.

Aadam Jacobs non si è mai considerato un archivista, ma semplicemente un fan. Eppure, nel corso di quasi quarant’anni, ha costruito uno degli archivi più impressionanti della storia della musica live: oltre 10.000 concerti registrati, più di 3.000 artisti documentati, decine di migliaia di set salvati su nastro.

Un lavoro, quello fatto da Jacobs, che lo ha trasformato in una sorta di secreta icona locale, con tanto di soprannome appiccicato addosso, quello di "Chicago Tape Guy", il tizio dei nastri di Chicago.

Tutto inizia nel 1984, quando da adolescente scopre che è possibile entrare ai concerti con un registratore e “rubare” il suono dal palco. Da lì non si ferma più: anche 10-15 concerti al mese, attraversando la città con lo zaino pieno di cassette e microfoni improvvisati. Non c’è ambizione commerciale, né progetto curatoriale. Solo un impulso: “Lo facevo perché dovevo farlo”, dirà anni dopo

Un archivio parallelo dei live a Chicago

Nel tempo, però, quel gesto istintivo diventa qualcosa di enorme. Nella sua collezione finiscono concerti che oggi hanno un valore storico incalcolabile. Il caso più emblematico è quello dei Nirvana: Jacobs registra il loro debutto a Chicago nel 1989, quando Kurt Cobain sale sul palco e dice semplicemente: “Hello, we’re Nirvana”.

Due anni prima di "Nevermind", due anni prima di cambiare la storia del rock.

Ma non è un caso isolato. Nell’archivio compaiono esibizioni rare o precoci di R.E.M., The Cure, Sonic Youth, Björk, fino a incursioni hip hop come i Boogie Down Productions.

Ci sono anche gemme quasi mitologiche: un concerto del 1990 dei Phish mai circolato prima, oppure centinaia di band locali che senza quei nastri sarebbero scomparse dalla memoria.

Il risultato è un archivio parallelo alla storia ufficiale della musica: più sporco, più autentico, più vicino alla realtà dei club e delle scene underground. Un archivio che, fino a poco tempo fa, rischiava di andare perduto.


Dalla polvere al digitale: la rete globale che salva la memoria live

Con il passare del tempo, le cassette hanno iniziato a deteriorarsi. Il rischio era concreto: migliaia di concerti destinati a svanire. È qui che la storia cambia direzione. Nel 2024, dopo anni di esitazioni, Jacobs accetta di affidare il suo archivio alla digitalizzazione.

Nasce così una rete internazionale di volontari: Stati Uniti, Europa, tecnici del suono, archivisti, semplici appassionati. Il loro obiettivo è chiaro: salvare tutto e renderlo accessibile gratuitamente attraverso Internet Archive.

Il lavoro è titanico. Ogni mese scatoloni pieni di nastri vengono prelevati dalla casa di Jacobs. Ogni scatola contiene decine, a volte centinaia di cassette. Il processo è lento: trasferimento in tempo reale, restauro audio, catalogazione, identificazione delle scalette.

Uno dei volontari ha raccontato che spesso la parte più difficile è proprio capire cosa si sta ascoltando: “Passiamo giorni a identificare i brani, a confrontarci, a contattare gli artisti”.

Eppure i risultati sono sorprendenti. Nonostante i mezzi rudimentali — microfoni economici, registratori improvvisati — molte registrazioni hanno una qualità “incredibile” per l’epoca.

La collezione, oggi, è già online in crescita continua: migliaia di concerti disponibili gratuitamente, senza scopo di lucro. E, fatto non scontato, con un consenso diffuso da parte degli artisti. “La maggior parte è felice che esistano”, ha spiegato Jacobs, sottolineando che solo pochissimi hanno chiesto la rimozione dei propri live.

Quello che era un archivio privato diventa così patrimonio collettivo. Un esempio raro di collaborazione globale che trasforma un gesto individuale in memoria condivisa.

Bootleg e amore per la musica: una storia parallela del rock

La storia di Jacobs non è un’eccezione isolata, ma il capitolo più estremo di una tradizione: quella del bootleg.

Registrare concerti senza autorizzazione è sempre stato un gesto borderline, sospeso tra illegalità e devozione. Ma è proprio grazie a questi “ladri di suono” se oggi esiste una parte fondamentale della memoria del rock.

Pensiamo alle registrazioni live di Bob Dylan negli anni della svolta elettrica, ai bootleg dei Led Zeppelin che circolavano come reliquie tra i fan, o alla filosofia dei Grateful Dead, che arrivarono a incoraggiare il pubblico a registrare i concerti.

In molti casi, questi nastri non hanno danneggiato gli artisti: li hanno resi immortali. Hanno creato comunità, alimentato leggende, documentato momenti che nessuna registrazione ufficiale avrebbe mai catturato.

Jacobs si inserisce in questa linea, ma con una radicalità assoluta. Non un collezionista occasionale, ma un archivio vivente. Un uomo che ha sacrificato tempo, relazioni e denaro per inseguire un’idea semplice: nulla di ciò che accade sul palco dovrebbe andare perduto.

Oggi, grazie ai volontari, quella visione trova compimento. Non più cassette dimenticate, ma un archivio digitale aperto al mondo. E forse è proprio questo il punto: ciò che nasce ai margini — nei club, nei nastri, nei gesti “illegali” — finisce spesso per diventare la vera storia della musica.

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