“Il rock è tornato politico”: Grandson racconta l’album Inertia e la scelta indipendente
20 marzo 2026 alle ore 12:45, agg. alle 13:00
Con Inertia, Grandson firma il disco più rock e militante della sua carriera: indipendenza, empatia e protesta per raccontare il presente.
In occasione del suo live ai Magazzini Generali di Milano abbiamo incontrato Grandson, intervistato per Hypersonic.
Con il suo ultimo lavoro, "Inertia", l’artista canadese-americano compie un passo decisivo: un ritorno al rock più organico e diretto, ma anche una svolta simbolica verso l’indipendenza discografica. Un cambiamento che racconta molto non solo del suo percorso artistico, ma anche dello stato di salute della musica alternativa contemporanea.
Dopo un percorso artistico cominciato nelle major, infatti, per il suo terzo album in studio Grandson ha scelto di fare tutto da solo e di intraprendere una direzione che lasciasse sempre di più da parte le influenze hip-hop per realizzare il suo disco più 'organico' e suonato di sempre.
"Il messaggio che stavo scrivendo era molto più crudo", spiega Grandson, "e sentivo il bisogno di un linguaggio sonoro altrettanto crudo".
Un disco di protesta 'live'
Da qui nasce l’idea di costruire un album che rendesse omaggio ai grandi dischi di protesta dell’era post-millennium, quelli che hanno segnato generazioni grazie alla furia di band come System of a Down e Rage Against the Machine.
Il percorso creativo è stato anche una sottrazione: meno stratificazioni elettroniche, più spazio alle dinamiche. "Ho capito che, per ottenere il massimo impatto, dovevo togliere invece che aggiungere", racconta. "Abbassare il volume, lasciare respirare la voce, fidarmi dei musicisti in sala". "Inertia" diventa così un disco costruito sulla tensione, sulla costruzione del climax, sul momento in cui "i fuochi d’artificio esplodono e si scontrano con il pogo".
È un ritorno alle radici del rock come esperienza fisica e rituale. Non a caso Grandson insiste sul fatto che molti fan abbiano sempre percepito i suoi concerti come più heavy e diretti rispetto alle versioni in studio. "Il live è sempre stato la parte preferita del mio progetto", dice, "e questo disco nasce anche dal desiderio di portare quell’energia direttamente nelle registrazioni".
“Le major stanno cambiando”: la scelta indipendente e il rapporto con i fan
"Inertia" segna anche la prima pubblicazione completamente indipendente della sua carriera. Una decisione maturata osservando da vicino le trasformazioni dell’industria musicale. “Ho avuto ottimi rapporti con tante persone che lavorano nelle etichette”, chiarisce, “ma quando è arrivato il momento di prendere una direzione più chiara per il mio sound e per i miei fan, il modello indipendente mi è sembrato più coerente”.
Nel suo racconto emerge una critica lucida: le major sarebbero sempre più impegnate a inseguire i cambiamenti tecnologici e l’intelligenza artificiale, investendo soprattutto su artisti già affermati o su operazioni rapide legate a singole hit. “All’improvviso ti ritrovi a competere nello stesso spazio mediatico di icone come Bruce Springsteen”, osserva, citando anche il ritorno sulla scena di Elton John.
Per Grandson, l’indipendenza significa anche rafforzare il legame con la propria comunità. “Molti dei miei fan sono queer o figli di immigrati”, racconta. “Vengono ai concerti con gli amici perché hanno bisogno di qualcuno che ricordi loro che hanno il diritto di esistere, che sono importanti”.
È qui che entra in gioco la responsabilità dell’artista: non tanto quella di essere un opinion leader onnisciente, quanto quella di creare uno spazio di riconoscimento emotivo. “Non posso arrivare a Milano e fare l’esperto di politica locale”, ammette, “ma posso far sentire le persone comprese”.
“È un momento entusiasmante per il rock”: apatia, social media e nuove proteste
Secondo Grandson, il rock sta vivendo una nuova stagione politica.
Dopo anni di prudenza e neutralità, sempre più artisti scelgono di esporsi apertamente. Le figure storiche come Neil Young o il Boss restano modelli di coraggio, ma la spinta arriva anche da nuove realtà della scena alternativa come Bob Vylan o Kneecap.
“Per molto tempo il rock americano è rimasto in una sorta di stato vegetativo”, dice. “C’era paura di sconvolgere un pubblico prevalentemente maschile e conservatore”.
Oggi invece i social media e il modello indipendente permettono a chiunque di “prendere una chitarra, premere ‘rec’ e dire qualcosa di politico senza chiedere permesso a nessuno”.
Il discorso si allarga poi alla presunta apatia delle giovani generazioni.
Grandson rifiuta l’idea che si tratti di disinteresse: “L’indifferenza è spesso il risultato di un bombardamento costante di ansia e di propaganda”. I giovani, sostiene, vivono scandali politici continui che un tempo avrebbero segnato un’intera epoca. Allo stesso tempo, piattaforme come TikTok diventano strumenti di mobilitazione e narrazione alternativa.
Questa tensione tra informazione e bisogno di evasione entra direttamente nella sua scrittura. “Cerco di capire perché le persone fanno cose terribili”, spiega. “Molte mie canzoni parlano di dipendenza o violenza, ma provo sempre a costruire empatia verso chi cade attraverso le crepe della società”.
Guardando al futuro, Grandson immagina "Inertia" come una capsula del tempo.
“Spero che tra dieci anni il mondo sia migliorato”, dice. “Che questo disco serva solo a ricordare un periodo difficile, non a descrivere il nostro presente”.
Ma resta anche il timore di uno scenario opposto, fatto di crisi climatiche e conflitti per le risorse. In ogni caso, la musica continua a essere il suo modo di testimoniare il tempo che vive.