Interviste

Hotwax, “Hot Shock” e il caos perfetto di una nuova generazione

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Author image Gianluigi Riccardo

03 aprile 2026 alle ore 12:40, agg. alle 12:56

Dal debutto registrato in dieci giorni ai live nei club europei: la band inglese racconta crescita, istinto e sfide della scena indipendente

C’è qualcosa di profondamente autentico nel percorso degli Hotwax, giovane band inglese nata tra Hastings e Brighton e composta da Tallulah Sim-Savage (voce e chitarra), Lola Sam (basso) e Alfie Sayers (batteria), tra le realtà più interessanti della nuova scena alternative UK. Dopo una serie di EP e un’intensa attività live che li ha portati a condividere il palco con nomi come Royal Blood e Libertines, il trio ha pubblicato il debut album "Hot Shock" nella primavera del 2025, affermandosi per un sound ruvido e cangiante. A un anno dall’uscita del disco, la band si ritrova a vivere il momento più intenso della propria carriera.

L’occasione è il loro primo tour europeo, con tappa anche a Milano, dove hanno suonato il primo show italiano da headliner. E il bilancio, almeno a caldo, è più che positivo: "Sta andando alla grande".

Il tour rappresenta un vero spartiacque: dopo aver conquistato palchi nel Regno Unito per loro molto importanti come l’Underworld di Camden (nel 1991 i Nirvana ci suonarono un secret show poco prima della release di "Nevermind") e il Chalk di Brighton, la band si sta misurando con nuovi pubblici e nuove dimensioni. "È stato un periodo davvero intenso e abbiamo fatto alcuni dei nostri concerti più importanti di sempre", raccontano, sottolineando quanto sia stato fondamentale "conquistare nuovi fan, suonare un set più lungo e cose del genere".

“Hot Shock”: un debutto registrato in dieci giorni tra caos e adrenalina

A un anno dalla pubblicazione, "Hot Shock" continua a essere un punto fermo nella loro identità artistica. “Continuo a pensare che le canzoni siano molto attuali per noi”, spiegano, aggiungendo che il tour ha riacceso il legame con quei brani: “È un po' come se riaccendesse la passione per le canzoni”.

Il disco è nato in modo istintivo e viscerale: scritto “in un periodo in cui eravamo praticamente sempre in viaggio”, è stato registrato in appena dieci giorni, “per lo più dal vivo”. Un processo che riflette perfettamente il contenuto emotivo dell’album: “Quel senso di caos, la sensazione di passare dall'adolescenza ai vent'anni, provare una sorta di passione intensa per le cose e farlo in modo quasi autodistruttivo”.

Alla domanda su come descrivere il loro sound, la risposta è tanto semplice quanto efficace: “'sporadico' mi sembra il termine giusto”. Una parola che racchiude un’identità fluida, fatta di grunge, punk e melodie, ma soprattutto di continua trasformazione.

Tra gli episodi più memorabili delle registrazioni, emerge un momento decisamente fuori controllo: “Abbiamo invitato in studio tutti i nostri amici ed era gratis… tutti i nostri amici si sono ubriacati da morire e abbiamo suonato il set tipo tre volte”. Un caos totale, ma anche “un momento da ricordare”.

Un elemento chiave nella realizzazione di "Hot Shock" è stato l’ambiente di lavoro, quasi interamente femminile. “Penso che abbia sicuramente influito”, raccontano, pur sottolineando che non fosse una scelta pianificata. Il risultato, però, è stato evidente: “C’era tipo una sensazione davvero speciale… niente ego maschile”.

La collaborazione con la produttrice Catherine Marks (Alanis Morissette, The Killers, Wolf Alice) ha lasciato un segno profondo: “Lavora in modo così intenso attraverso le emozioni e i colori… mi è sembrato molto femminile e mi è piaciuto davvero molto”. Un approccio che ha contribuito a definire l’identità emotiva del disco.



Dalle grassroots venue al futuro: crescere nel 2026

Cresciuti tra Hastings e Brighton, gli HotWax devono molto alla scena locale. “Siamo stati fortunati perché siamo cresciuti in città piuttosto piccole in cui poter suonare già da ragazzi era sicuramente più facile”. Le grassroots venue hanno rappresentato una palestra fondamentale, spazi dove “incontrare tantissime persone che condividono i nostri stessi interessi”.

Eppure, anche nel Regno Unito la situazione non è semplice. “La scena musicale è davvero a corto di fondi e le strutture sono così sottofinanziate”, spiegano. Un problema che si riflette anche nella vita quotidiana di una band emergente: “È davvero difficile andare avanti… la capacità di attenzione della gente è davvero breve e nessuno ha soldi”.

Il tour, in questo senso, è una sfida continua tra entusiasmo e fatica: “I momenti belli sono fantastici, mentre quelli brutti sono davvero terribili”. Ma salire sul palco resta il cuore di tutto: “Esibirci sul palco ogni sera è proprio la cosa che preferiamo fare al mondo”.

Dopo un anno intenso, lo sguardo è già rivolto al futuro. La band ha accumulato nuovo materiale e promette novità: “Abbiamo scritto tantissimo… pubblicheremo della musica”. L’unico ostacolo? “Dobbiamo solo trovare qualcuno che le registri”.

Nel frattempo, resta la consapevolezza di un percorso in evoluzione, fatto di apprendimenti e disillusioni. “Abbiamo dovuto disimparare e reimparare”, ammettono, ma senza perdere ciò che conta davvero: “l'ingenuità che avevamo nel comporre le canzoni”.

Ed è forse proprio lì, in quell’equilibrio fragile tra caos e autenticità, che si nasconde il vero cuore degli HotWax.


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