History

Hendrix nelle parole di Cobain, Mercury e McCartney

A placeholder image for the article
Author image Gianni Rojatti

27 novembre 2025 alle ore 09:51, agg. alle 10:48

Nel giorno del suo compleanno, il ricordo di Jimi Hendrix passa dalle parole di Freddy Mercury, Paul McCartney, Kurt Cobain.Tecnica, genio e libertà.

Nato il 27 novembre 1942, Jimi Hendrix resta il punto di rottura più radicale nella storia della chitarra elettrica. La sua musica continua a parlare il linguaggio della libertà, della sperimentazione, della visione sempre al servizio della poesia e di canzoni che hanno raccontato e ispirato più di una generazione


Lo celebriamo attraverso le parole di alcune delle più grandi rockstar e chitarristi di sempre, da Freddie Mercury (Queen) e Robert Smith (Cure) a Kirk Hammett (Metallica), passando per Paul McCartney (Beatles), Kurt Cobain (Nirvana) e Joe Satriani. Per capire perché Hendrix non sia un ricordo, ma una sorgente di ispirazione artistica, musicale e poetica ancora viva.

La descrizione di un genio

Ridurre Jimi Hendrix a “semplice” chitarrista resta un errore di prospettiva. La sua grandezza non risiede solo nel modo in cui suonava, ma nel fatto che quella tecnica era sempre al servizio della musica, capace di scrivere e incorniciare poesie e canzoni che hanno raccontato e cambiato un’era. Hendrix non era solo un alieno dello strumento: cantava e costruiva mondi sonori. La sua chitarra pennellava armonie, melodie e ritmi mai sentiti, eleganti e selvaggi insieme, cornice perfetta, solida e suggestiva, per una voce capace di fragilità, sensualità e furia. La sua non era esibizione di tecnica, bravura ed ego, ma il linguaggio nuovo del rock che, tra le mani di questo santone voodoo, fondeva blues, hard rock, psichedelia e la poesia di una generazione in tumulto, quella della rivoluzione culturale del ’68. Jimi Hendrix, prima di essere stato il più grande chitarrista della storia del rock, è stato un artista completo, un poeta, l’interprete di un’era, musa di quelle a seguire. Lo dimostrano le parole dei più grandi nomi della storia del rock.

Freddie Mercury, che da Hendrix ha ereditato il talento di essere insieme musicista e artista autorevole, profondo e ispirato, e sul palco istrione e performer scatenato, carismatico, persino oltraggioso: “Jimi Hendrix è molto importante. È il mio idolo. In un certo senso incarna, nella sua presenza sul palco, tutto ciò che rappresenta una rockstar. Non c’è modo di paragonarlo a qualcun altro. O hai quella magia o non ce l’hai. Non puoi costruirtela con il lavoro. Non c’è nessuno che possa prenderne il posto.” Paul McCartney, invece, colpisce per l’efficacia con cui racconta il paradosso Hendrix: un uomo travolto da un’ispirazione e da una capacità artistica talmente alte e trascendenti da non esserne persino consapevole. È la descrizione di un genio. “Era molto modesto riguardo alla sua musica, ma quando prendeva in mano quella chitarra diventava un mostro.” Il passaggio davvero interessante arriva però da Keith Richards, paradigma assoluto di essenzialità chitarristica. Richards ha fatto della sgrammaticatura, del balbettio elettrico e del groove la propria poetica. Sulla carta, tutto questo dovrebbe essere lontanissimo da Hendrix. E invece è proprio Richards a mettere a fuoco il punto:
“Tutti gli altri hanno solo rovinato le cose, pensando che strimpellare a casaccio per far vedere quanto erano bravi e veloci fosse la risposta. Ma non è così; devi essere un Jimi per poterlo fare, devi essere uno di quei tipi speciali.”
 Il senso è chiarissimo: non è Hendrix ad aver generato il virtuosismo da circo sulla chitarra. È l’imitazione maldestra di Hendrix ad aver trasformato la chitarra in uno sport. Lui, al contrario, riusciva a spingersi ovunque senza mai perdere il centro: la musica.

 

Rivoluzione & Ispirazione

Kurt Cobain è un artista affine a Hendrix: simbolo di una rivoluzione diversa ma ugualmente radicale. Il grunge nasce come rifiuto, urgenza, esasperazione. Esteticamente lontano dalla psichedelia di Hendrix, eppure in continuità spirituale con lui. Cobain lo dice a modo suo:
“Dicono che le band grunge abbiano finalmente messo Seattle sulla mappa, ma… su quale mappa? Voglio dire, noi avevamo Jimi Hendrix. E allora, cos’altro ci serve?” Quasi a ribadire che, per quanto vissuto come un terremoto, non c’era nulla nel grunge che Hendrix non avesse già fatto: servirsi di una chitarra capace di cose inimmaginabili per scrivere canzoni in grado di toccare l’anima di una generazione. Questo era stato l’insegnamento di Jimi, ed è esattamente ciò che ora i Nirvana continuavano. Infine Robert Smith, lontano anni luce per estetica, suono e immaginario, eppure lapidario: 
“Jimi Hendrix mi ha cambiato la vita. Ogni generazione influenza quella successiva e, come conseguenza, la riporta indietro verso il passato.” Un tornare indietro che non è emulazione: dev’essere un riappropriarsi della visione, dell’ispirazione, della voglia di innovazione degli artisti che ci hanno influenzato. E la modernità e l’impatto che i Cure hanno avuto nella scena rock ne sono la prova. Jimi Hendrix resta naturalmente un faro anche per i più grandi nomi della chitarra rock: quelli più tecnici ed evoluti. Joe Satriani, uno dei massimi riferimenti mondiali della musica strumentale per chitarra rock, capace di mescolarsi costantemente tra jazz, metal, fusion e progressive. Un musicista “colto”, raffinato, visionario dice senza esitazioni:
 “Ho iniziato a suonare la chitarra perché Jimi Hendrix era il mio eroe, quindi le mie radici erano davvero basate su Jimi Hendrix e sul suo stile di suonare.” L’estrema lucidità tecnica e l’urgenza primordiale di espressività brillavano assieme nella chitarra di Hendrix. E così hanno continuato a fare in quella di Joe Satriani, perché virtuosismo e brutalità emotiva non sono mondi separati. Sono due facce della stessa grandezza. Kirk Hammett, solista storico dei Metallica, è un chitarrista che ha scritto il vocabolario del thrash metal, una delle pagine più intense, tecniche e divertenti della chitarra rock, un filone che ha portato milioni di ragazzi a imbracciare una chitarra elettrica. Eppure racconta così il suo primo vero colpo di fulmine:
 “Quello che mi ha davvero fatto entrare nel mondo della chitarra è stato guardare un documentario su Jimi Hendrix e prendere la colonna sonora di Woodstock. Ascoltare ‘Star Spangled Banner’ e ‘Purple Haze’.” Qui sta il punto: Hendrix non è solo un modello stilistico. È una scintilla. Non trasmette soltanto un modo di suonare, ma la necessità di suonare. E non esiste attestato di grandezza più autentico di questo.


Altre storie

Leggi anche