Hangin'with Halestorm: "Senza un piano di riserva"
09 febbraio 2026 alle ore 13:52, agg. alle 11:00
Gli Halestorm hanno raccontato Everest in giro per le strade di Milano: emozioni e rituali dietro il palco tra Duomo, Wall Street italiana e un’intima riflessione sulla carriera
A fine 2025 gli Halestorm sono passati a Milano per l'unica data italiana del loro tour in supporto ad "Everest", settimo album in studio pubblicato ad agosto e dal quale sono stati estratti singoli come la tracklist, Like A Woman Can e Darkness Always Wins, poi premiata come Top 20 dell'anno 2025 dagli ascoltatori di Radiofreccia.
Per l'occasione abbiamo portato Lzzy Hale, suo fratello Arejay, Joe Hottinger e Josh Smith in giro per il centro di Milano per un episodio di Hangin' With.
Le foto - scattate dalla nostra Elena Di Vincenzo - le avete già viste nella gallery pubblicata pochi giorni dopo lo show.
Arriva oggi l'intervista video realizzata dalla band americana a passeggio tra luoghi iconici come Piazza Duomo e la Galleria Vittorio Emanuele II.
Tra uno scatto, una curiosità da turista e tante, tante risate, gli Halestorm hanno raccontato del percorso fatto dalla band fino ad oggi.
GUARDA QUI L'INTERVISTA INTEGRALE AGLI HALESTORM PER LE STRADE DI MILANO SU RADIOFRECCIA
Essere una band, senza piano di riserva
Durante il nostro Hanging’ With...Halestorm per Radiofreccia, la band si è concessa un giro turistico tra Piazza Affari, Galleria Vittorio Emanuele II e il Duomo di Milano, in un insolito mix di rock e cultura cittadina.
All’inizio della passeggiata, scherzano sul significato anticapitalista della statua in Piazza Affari, chiedendosi: "Perché è così arrabbiato con quell’edificio?". E Lzzy commenta ridendo: "Vendono versioni in miniatura nei negozi di souvenir?".
Quando viene chiesto cosa significhi per loro essere ribelli, la risposta è immediata e sincera:
"Decidere di essere una band senza un piano di riserva, non avere una laurea, non seguire il percorso dei nostri genitori… è un atto di sfida in sé." Lzzy Hale spiega con franchezza: "È un po' come mandare a fare in culo il mondo", un dito medio diverso da quello di Cattelan ma non meno efficace.
Per gli Halestorm questa ribellione non è solo estetica: è una scelta di vita.
Parlando della creazione dell’ultimo album Everest, Lzzy racconta come lavorare con un produttore fuori dagli schemi dell’hard rock sia servito a scuotere le abitudini:
"L’intero disco era una sorta di atto di sfida contro ciò che ci faceva sentire a nostro agio. Abbiamo deciso di metterci scomodi per creare opere d’arte migliori."
Questa tensione creativa è parte centrale del messaggio di Everest — non solo "fare musica", ma confrontarsi con se stessi e i propri limiti.
Una band fondata sulla dedizione
Mentre si osserva il Duomo di Milano, la conversazione scivola verso riflessioni più profonde:
"Non possiamo essere intrinsecamente tutti buoni, ma nemmeno tutti cattivi… è ciò che ti rende umano."
Questa analogia tra i secoli di costruzione della cattedrale e gli anni di carriera della band sintetizza bene la visione degli Halestorm: il risultato finale può richiedere tempo, dolore e fatica, ma la dedizione quotidiana è ciò che conta davvero.
Parlando di emozioni forti, la band racconta l’esperienza di salire sul palco per celebrare Ozzy Osbourne al suo evento Back To The Beginning:
"Eravamo tutti lì per lo stesso motivo. Ed era tutto amore."
Un momento intimo e potente, che ha lasciato tutti colpiti: "Non credo che vivremo mai più un’esperienza simile."
Senza un piano di riserva
Il cuore dell’intervista torna spesso all’album e alle emozioni che esso porta con sé. Discussione dopo discussione prende forma il senso di fragilità che permea molte delle canzoni:
"Non sentivo il bisogno di avere una risposta a nessuna delle domande." Lzzy spiega come abbia lasciato aperte le questioni emotive affinché l’ascoltatore possa trovare la propria interpretazione: "Preferisco lasciare la questione aperta affinché chiunque ascoltasse potesse trovare la propria risposta."
Riferendosi alla quotidiana lotta con l’incertezza, aggiunge: "Quell’unica cosa che puoi controllare è che continuerò ad alzarmi e riprovare, qualunque cosa accada."
Queste parole sono la quintessenza di Everest — non una facile conquista, ma una continua perseveranza.
Conclude con una nota di gratitudine e speranza: "Ogni giorno incontro persone che hanno un motivo diverso per apprezzare ciascuna canzone… le hanno rese proprie."
La chiusura dell’intervista riflette lo spirito indomito che guida gli Halestorm: "Non abbiamo un piano di riserva — non siamo qualificati per fare altro."
Questa battuta finale, condita da risate e sincerità, dice più di molti discorsi pomposi: per loro, la musica è la necessità, non un semplice mestiere.