Guns N’ Roses, debutto live per “Atlas” e “Nothin’”:
30 marzo 2026 alle ore 14:44, agg. alle 17:08
A Monterrey i Guns N’ Roses suonano per la prima volta “Atlas” e “Nothin’” e annunciano un nuovo cambio di lineup.
I Guns N’ Roses hanno aperto il tour mondiale 2026 da Monterrey presentando per la prima volta dal vivo gli ultimi due brani pubblicati. 'Nothin' e 'Atlas'. Il palco del Tecate Pa’l Norte è diventa il punto di ripartenza di una macchina rodata, che, negli ultimi mesi, ha dato segno di qualche cambiamento in vista di una nuova avventura.
Nel cuore di una scaletta lunga, strutturata e prevedibile per i canoni della band, spicca la novità dei due brani che fino a pochi mesi fa erano poco più che fantasmi da studio, residui delle sessioni di "Chinese Democracy", ora finalmente integrati nel presente della band.
La serata non è stata rivoluzionaria sul piano della costruzione del concerto. Welcome to the Jungle, Sweet Child O’ Mine, November Rain: il blocco classico resta intoccabile, anche per una questione di equilibrio con il pubblico che non è mai certo quanto voglia concedere al nuovo materiale.
Atlas e Nothin' dal vivo
Atlas e Nothin’ non sono semplicemente due nuove canzoni. Sono materiale storico riemerso, riscritto e finalizzato dopo anni di limbo creativo. Pubblicate nel 2025, arrivano da una lunga stratificazione di versioni, demo e leak che hanno accompagnato la band per oltre due decenni.
Nothin’ si muove su coordinate più emotive: struttura da power ballad, tastiere evidenti e una progressione che richiama il linguaggio classico della band, ma con una produzione più moderna e meno sporca. Il lavoro di Slash emerge soprattutto nella seconda parte, con un solo costruito per crescere dentro il pezzo, non per dominarlo.
Atlas, invece, ha un passo più diretto. Mid-tempo, costruzione più compatta, un approccio che guarda agli anni ’90 ma filtrato da una consapevolezza attuale. È il brano che meglio sintetizza l’idea di continuità tra vecchio e nuovo corso: non nostalgia, ma aggiornamento.
Dal vivo funzionano entrambe, ma in modo diverso. Nothin’ si prende il tempo, Atlas entra subito. Ed è proprio questa complementarità a giustificare la loro presenza stabile in setlist nelle prossime date.
Nuova lineup e instabilità strutturale: fuori Melissa Reese
Parallelamente al debutto dei nuovi brani, arriva un’altra notizia che conferma una tendenza ormai consolidata: l’instabilità della lineup dal vivo, almeno in tempi recentissimi.
Melissa Reese, tastierista presente dal 2016 e figura chiave nel periodo post-reunion, non prenderà parte al tour 2026 per ragioni personali. Una scelta comunicata alla vigilia della partenza e che si inserisce in una sequenza di cambiamenti recenti.
Nel 2025 era già arrivato il cambio alla batteria, con l’uscita di Frank Ferrer e l’ingresso di Isaac Carpenter. Ora un altro tassello si sposta. Il risultato è una band che mantiene intatto il nucleo centrale — Axl Rose, Slash, Duff McKagan — ma continua a ridefinire il contorno.
Dal punto di vista live, l’assenza di Reese pesa soprattutto sulle parti elettroniche e di supporto.
Il carico torna in gran parte su Dizzy Reed, storico tastierista, con un assetto più essenziale.
Le dichiarazioni sul nuovo album dei Guns
Il debutto di Atlas e Nothin’ non cambia i Guns N’ Roses. Ma racconta dove stanno andando. E soprattutto come intendono arrivarci.
Negli ultimi mesi, le dichiarazioni di Slash hanno contribuito a ridisegnare il contesto. Il chitarrista ha parlato apertamente di un possibile nuovo album, cosa che fa ormai da anni ma, questa volta, chiarendo che la direzione non sarà legata al recupero di vecchio materiale: “sarà tutta roba nuova, completamente originale”. Una presa di posizione netta, che segna una distanza rispetto all’operazione fatta con “Atlas” e “Nothin’” e con tutte le release recenti dei Guns N'Roses.
Allo stesso tempo, però, Slash ha anche ridimensionato le aspettative sui tempi, spiegando che la band non sta lavorando con una scadenza precisa: “non c’è una vera urgenza, stiamo andando avanti senza pressioni”. Un approccio coerente con la storia recente del gruppo, che ha sempre evitato dinamiche industriali troppo rigide, preferendo cicli creativi lunghi e stratificati.
Questo doppio binario — recupero del passato e costruzione del nuovo — è il vero punto di equilibrio. I brani portati a Monterrey funzionano come ponte: servono a tenere attiva la macchina, ma anche a testare il terreno per quello che verrà.