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Foo Fighters, il sogno di Dave Grohl si avvera: apriranno per gli AC/DC a St. Louis

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Author image Gianluigi Riccardo

21 agosto 2026 alle ore 12:54, agg. alle 13:04

I Foo Fighters saranno special guest degli AC/DC l’8 settembre. Per Dave Grohl è il punto d’arrivo di un’ammirazione iniziata quando aveva undici anni.

Per una band abituata da anni a riempire gli stadi, tornare a fare da supporter potrebbe sembrare un dettaglio quasi burocratico. Non per i Foo Fighters e soprattutto non per Dave Grohl. L’8 settembre la band americana aprirà infatti il concerto degli AC/DC al The Dome at America’s Center di St. Louis, prendendo per una sera il posto dei The Pretty Reckless, support act del resto del tour nordamericano della formazione australiana. Non sono state comunicate ragioni per l’assenza della band di Taylor Momsen. I Foo Fighters effettueranno quindi una deviazione dal loro Take Cover Global Stadium Tour per quello che è stato annunciato espressamente come un appuntamento "one night only".

La notizia, però, è diventata qualcosa di più quando Grohl ha affidato ai social un lungo messaggio personale. Non il rituale ringraziamento tra colleghi, ma la ricostruzione di uno dei momenti decisivi della sua formazione musicale. Per lui aprire per gli AC/DC significa chiudere un cerchio cominciato nel 1980, quando aveva undici anni e andò con l’amico Larry Hinkle all’Uptown Theater di Washington D.C. per vedere il film-concerto AC/DC: Let There Be Rock.

"La mia mente è esplosa. Sciolta. Cambiata per sempre", ha scritto Grohl ricordando quella sera. Quarantasei anni dopo, la conclusione è molto più semplice: "È letteralmente un sogno che si avvera".


Dave Grohl e quella sera del 1980 che ha cambiato i Foo Fighters

L’importanza degli AC/DC nella storia di Dave Grohl non è una rilettura costruita per accompagnare il concerto di St. Louis. È un argomento che ritorna nelle sue interviste da almeno vent’anni.

Grohl aveva già raccontato a Mojo che quell’esperienza rappresentò, paradossalmente, anche il suo primo vero contatto con l’energia che avrebbe poi cercato nel punk: "Il mio primo momento punk rock fu andare a vedere il film degli AC/DC". Per lui non c’era una contraddizione tra l’hard rock della band australiana e la scena hardcore di Washington nella quale sarebbe cresciuto musicalmente. Il punto di contatto era l’impatto: musica essenziale, fisica, senza distanza tra palco e pubblico.

Anni dopo è stato ancora più preciso spiegando quanto quella visione abbia finito per entrare direttamente nel DNA dei Foo Fighters: "L’energia che i Foo Fighters cercano di trasmettere nasce dalla sera in cui vidi quel film". Grohl ricordava Angus Young fuori scena, esausto e bagnato di sudore, Bon Scott e il modo in cui l’intera band sembrava trasformare strutture musicali semplicissime in qualcosa di quasi incontrollabile.

È una chiave utile anche per leggere i Foo Fighters. Il gruppo ha ampliato progressivamente il proprio suono, ha lavorato con produttori differenti, arrangiamenti orchestrali e soluzioni più articolate, ma dal vivo continua a basarsi su una concezione elementare del rock: volume, riff, batteria, sudore e la necessità di dare al pubblico più energia possibile.

Nel nuovo messaggio Grohl lo dice senza troppi giri di parole. Se lo abbiamo visto distruggere batterie, correre da una parte all’altra del palco e suonare per ore fino allo sfinimento, sostiene, una parte della responsabilità è proprio degli AC/DC. Quel film aveva fissato per lui uno standard: un concerto rock doveva sembrare pericoloso, faticoso e soprattutto reale.

C’è poi Malcolm Young. In una vecchia intervista Grohl ricordava di avere avuto nella sua stanza un poster del chitarrista degli AC/DC: jeans, maglietta e nessuna costruzione da rockstar irraggiungibile. Guardandolo, il pensiero era semplicemente: "Voglio essere quel tipo". Un modello molto diverso dall’immagine spettacolare del rock anni Settanta e sorprendentemente vicino all’etica che Grohl avrebbe poi incontrato nell’hardcore.


Da “Let There Be Rock” a Brian Johnson: gli AC/DC nella storia dei Foo Fighters

L’ammirazione è diventata nel tempo anche musica suonata insieme. Nel settembre 2017 i Foo Fighters scelsero proprio “Let There Be Rock” per la loro partecipazione al Live Lounge di BBC Radio 1. Non una cover casuale: era la canzone legata al disco e soprattutto al film che Grohl considera alla base della propria idea di performance rock.

Un anno dopo arrivò un’altra dichiarazione significativa. Alla domanda su quale fosse la band con cui avrebbe ancora voluto suonare la batteria, Grohl rispose senza esitazioni: AC/DC. Subito dopo aggiunse però che Phil Rudd era tornato e che era giusto così. Il motivo riguardava proprio il modo di suonare del batterista australiano, quella capacità di eliminare tutto ciò che non serve e costruire il brano sul groove. "È quel tipo ad avere la chiave", spiegò parlando di Rudd.

Una frase interessante anche perché Grohl, nonostante sia stato uno dei batteristi più potenti della sua generazione, ha sempre rivendicato il valore della semplicità. In una vecchia intervista scherzava sul confronto con Taylor Hawkins dicendo che, quando tornava dietro alla batteria, finiva semplicemente per suonare “un beat degli AC/DC”. Il riferimento non era dispregiativo: era esattamente l’opposto. Per Grohl quella apparente semplicità rappresenta una disciplina, non una limitazione.


Nel 2021 il rapporto è diventato ancora più concreto. Durante Vax Live al SoFi Stadium di Los Angeles, i Foo Fighters invitarono sul palco Brian Johnson e suonarono insieme Back In Black. Era il primo concerto della band davanti a un pubblico dall’inizio della pandemia e Grohl presentò Johnson come l’amico da chiamare quando si vuole rendere speciale una serata.

Brian Johnson sarebbe tornato accanto ai Foo Fighters l’anno successivo in una situazione completamente diversa. Il 3 settembre 2022, durante il grande concerto di Wembley dedicato a Taylor Hawkins, il cantante degli AC/DC salì sul palco con la band e Lars Ulrich dei Metallica alla batteria per eseguire Back In Black e, inevitabilmente, Let There Be Rock. Una delle canzoni che aveva contribuito a formare musicalmente Grohl diventava così anche parte del tributo al suo amico e compagno di band.

Ecco perché l’8 settembre a St. Louis non sarà semplicemente la combinazione di due nomi enormi sullo stesso cartellone. Per i Foo Fighters significa aprire per una band che ha contribuito direttamente a definire il loro modo di stare sul palco. Per Grohl significa ritrovarsi, a cinquantasette anni e dopo Nirvana, Foo Fighters, Grammy, stadi e Rock And Roll Hall Of Fame, ancora dalla parte del fan.

Nel 1980 era seduto in un cinema di Washington cercando di capire come cinque musicisti potessero produrre tutta quell’energia. Nel 2026 salirà sul palco immediatamente prima di loro.

Il messaggio con cui ha chiuso l’annuncio non aveva quindi bisogno di molte spiegazioni: «Let there be fucking rock, St. Louis».

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