Foo Fighters con orchestra: il concerto evento all’Hollywood Bowl di Los Angeles
24 agosto 2026 alle ore 13:15, agg. alle 13:40
I Foo Fighters rileggono successi e rarità con la Los Angeles Philharmonic, tra l’omaggio a Taylor Hawkins e il sogno AC/DC
I Foo Fighters hanno riletto successi e rarità del proprio repertorio insieme alla Los Angeles Philharmonic e ai giovani musicisti della YOLA (Youth Orchestra Los Angeles). Una serata speciale diretta da Gustavo Dudamel, tra arrangiamenti orchestrali, omaggi a Taylor Hawkins e brani recuperati dopo quasi vent’anni.
I Foo Fighters sono abituati a occupare gli stadi con volumi enormi, chitarre sovrapposte e concerti che spesso superano le due ore e mezza. All’Hollywood Bowl di Los Angeles, però, la band ha affrontato il proprio repertorio da una prospettiva differente, condividendo il palco con la Los Angeles Philharmonic, la YOLA – Youth Orchestra Los Angeles – e un coro, sotto la direzione di Gustavo Dudamel.
Il concerto del 22 agosto rappresentava una deviazione dal Take Cover Tour, ma soprattutto uno degli appuntamenti organizzati per celebrare la conclusione dei diciassette anni di Dudamel alla guida musicale della Los Angeles Philharmonic. Per i Foo Fighters si trattava inoltre del debutto assoluto all’Hollywood Bowl, arrivato dopo oltre trent’anni di carriera davanti a 17.500 spettatori e con l’intero incasso destinato ai programmi educativi e alle attività per la comunità della LA Philarmonic.
"È una celebrazione", ha detto Dave Grohl dal palco, brindando con una bottiglia di champagne.
Una scaletta tra inni da stadio e rarità recuperate
Il concerto si è aperto con Times Like These, introdotta da Dave Grohl e Rami Jaffee prima dell’ingresso progressivo della band e dell’orchestra. Da quel momento la scaletta ha alternato alcuni dei brani più conosciuti dei Foo Fighters – All My Life, The Pretender, Walk, My Hero, Learn To Fly e Best Of You – a una serie di recuperi molto meno prevedibili.
Gli arrangiamenti non hanno semplicemente aggiunto un tappeto di archi alle versioni tradizionali. In The Pretender, gli ottoni hanno sottolineato la tensione del riff e dato al pezzo un carattere quasi cinematografico. Il coro è entrato invece in maniera decisiva in The Sky Is A Neighborhood e Run, allargando i ritornelli senza coprire l’impatto della band.
Uno dei passaggi più interessanti è stato A320, brano pubblicato nel 1998 nella colonna sonora di Godzilla e rimasto per anni ai margini del repertorio dal vivo. La canzone era già ricomparsa in alcune scalette del 2026, dopo essere stata praticamente assente dai concerti dall’inizio del nuovo millennio, ma la dimensione orchestrale ha evidenziato una struttura più articolata rispetto a quella di una semplice b-side.
Ancora più significativi i ritorni di I Should Have Known, eseguita per la prima volta dal 2012, e di Razor, che mancava dal 2006. Quest’ultima, nata come composizione acustica all’interno di In Your Honor, è stata ampliata dagli archi, utilizzati per riprendere e sviluppare il tema principale della chitarra. È tornata anche Home, assente dalle scalette dal 2007. Prima di eseguirla, Grohl ha ricordato quanto quel brano sia sempre stato difficile da affrontare senza lasciarsi travolgere dall’emozione.
Il momento inevitabilmente più delicato è arrivato con Aurora, dedicata ancora una volta a Taylor Hawkins. In questo caso l’orchestra ha lasciato maggiore spazio alla band, evitando un arrangiamento troppo carico. Guardando il pubblico, Grohl ha detto semplicemente: "Taylor avrebbe adorato tutto questo".
La chiusura è stata affidata a Everlong, trasformata in un crescendo collettivo con band, orchestra e coro, mentre i fuochi d’artificio accompagnavano il finale sopra l’Hollywood Bowl. La scaletta completa comprendeva quindici brani: Times Like These, All My Life, The Pretender, Walk, A320, My Hero, Learn To Fly, The Sky Is A Neighborhood, Run, I Should Have Known, Razor, Aurora, Best Of You, Home ed Everlong.
Da Skin And Bones a I Am A River: l’altro lato dei Foo Fighters
Quello dell’Hollywood Bowl non è stato un semplice concerto dei Foo Fighters con qualche intervento orchestrale, ma il punto d’arrivo di un percorso parallelo che la band porta avanti da tempo. Accanto alla propria identità più rumorosa, Grohl ha infatti sempre mantenuto uno spazio per arrangiamenti acustici, archi, pianoforte e dinamiche più controllate.
Il precedente fondamentale resta il tour acustico del 2006, documentato dal disco e dal film concerto Skin And Bones. Le registrazioni furono realizzate al Pantages Theatre di Los Angeles durante una serie di spettacoli nati per portare dal vivo il secondo disco, quello acustico, del doppio album In Your Honor. Alla formazione si aggiunsero Pat Smear, la violinista Petra Haden, il tastierista Rami Jaffee e il percussionista Drew Hester.
Non era ancora un progetto sinfonico vero e proprio, ma quell’esperienza dimostrò come canzoni quali My Hero, Times Like These ed Everlong potessero cambiare peso intervenendo sulla strumentazione e sui volumi. Non a caso Razor, presente in quel tour, è diventata una delle scelte più naturali per la serata con Dudamel.
Un altro passaggio importante arrivò nel dicembre 2014, quando i Foo Fighters eseguirono I Am A River al Tonight Show Starring Jimmy Fallon accompagnati da un’orchestra d’archi. Il brano conclusivo di Sonic Highways era già stato costruito in studio attorno a un’espansione progressiva, con un arrangiamento degli archi curato da Tony Visconti. In televisione la band ne accentuò ulteriormente la crescita, partendo in maniera trattenuta e arrivando a un finale orchestrale molto più imponente.
Il rapporto con Dudamel e la Los Angeles Philharmonic ha invece preso forma al Coachella 2025. In quell’occasione Grohl aveva raggiunto a sorpresa il direttore venezuelano per eseguire The Sky Is A Neighborhood ed Everlong. Quella collaborazione, limitata a due pezzi, ha funzionato come prova generale del concerto completo all’Hollywood Bowl.
"Vorrei che potessimo farlo ogni sera, per il resto della nostra vita", ha ammesso Grohl durante lo show. Una dichiarazione che sintetizza bene il risultato: l’orchestra non ha addolcito i Foo Fighters, ma ha portato in superficie la componente melodica e drammatica già presente nella loro scrittura.
Dall’orchestra agli AC/DC: il sogno rock di Dave Grohl
Dopo una notte costruita sull’incontro tra rock e musica sinfonica, i Foo Fighters si preparano ora a muoversi nella direzione opposta. L’8 settembre la band sarà infatti special guest degli AC/DC al Dome at America’s Center di St. Louis, sostituendo per una sola data The Pretty Reckless.
Per Dave Grohl non si tratta di un normale ruolo da supporter. Il musicista ha raccontato di avere scoperto realmente la potenza del rock dal vivo a undici anni, quando andò con l’amico Larry Hinkle all’Uptown Theater di Washington per vedere il film concerto degli AC/DC Let There Be Rock.
Secondo Grohl, fu quella proiezione a stabilire il livello di intensità che avrebbe poi cercato di raggiungere prima come batterista e successivamente come frontman. "Tutto ciò che ho sempre desiderato è stato provare ad avvicinarmi alla furia degli AC/DC dal vivo", ha spiegato, definendo comunque quell’obiettivo "un’impresa impossibile".
Ora i Foo Fighters, una band che può riempire autonomamente gli stadi e scegliere headliner di primo piano come propri supporter, accetteranno per una notte di aprire il concerto di Angus Young e Brian Johnson. "È letteralmente un sogno che si avvera", ha scritto Grohl annunciando l’evento.
Nel giro di poche settimane, quindi, i Foo Fighters saranno passati dagli archi della Los Angeles Philharmonic alla essenzialità elettrica degli AC/DC. Due estremi solo apparentemente lontani, tenuti insieme dalla stessa idea di spettacolo: usare il palco per dare alle canzoni una dimensione più grande di quella contenuta nei dischi.