Interviste

Etta Marcus e l’arte di divorare se stessi

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Author image Gianluigi Riccardo

09 gennaio 2026 alle ore 09:57, agg. alle 10:13

Tra impulso, amore e perdita di controllo, Devour è il rito di passaggio di Etta Marcus: un EP che unisce vulnerabilità, estetica gotica e libertà creativa.

Nel panorama dell’indie alternative britannico, la cantautrice Etta Marcus — nata a Brixton, South London nel gennaio 2001 — è diventata una delle voci più intense e definite della sua generazione, capace di fondere introspezione, teatralità e profondità emotiva in brani evocativi sin dal suo debutto nel 2021.

Nome ancora poco conosciuto al grande pubblico, sembra pronta al grande salto e Radiofreccia l'ha incontrata per Hypersonic in occasione del suo live come supporter di Tom Odell all'Unipol Forum di Milano.

Rivedi qui l'intervista di Etta Marcus a Radiofreccia per Hypersonic

Dopo gli EP View From The Bridge (2022) e Heart‑Shaped Bruise (2023) e il mini‑album The Death of Summer & Other Promises (2024), Marcus ha pubblicato il suo nuovo EP Devour il 31 ottobre 2025 via Polydor Records, segnando una svolta artistica e tematica fondamentale nella sua discografia.

Devour è un lavoro di cinque tracce — Teenage Messiah, Girls Are God’s Machines, Pointing At The Moon, Staring At Your Hand, Lucky Lady e Slaughterhouse — che intreccia sonorità indie rock con inflessioni più dure, punk e alt‑pop, e che esplora temi di potere, vulnerabilità e trasformazione emotiva con grande forza narrativa e vocale.

Il concetto di “divorare”: un impulso primordiale

Parlare con Etta Marcus di Devour significa entrare in un paesaggio emotivo fatto di dualità, desiderio e trasformazione. Alla domanda sul significato del titolo, la cantautrice offre una visione chiara e viscerale: "Sai, è una specie di impulso distruttivo e appetito e necessità emotiva. Una sorta di rito di trasformazione.” Nel suo racconto, il verbo divorare non è metafora fine a se stessa, ma un concetto che mescola pulsione primitiva, dipendenza affettiva e rischio di annientamento: “Essere divorati o divorare. L’idea di divorare qualcosa per pura necessità, che ti soddisferà. E poi questo incontrollabile desiderio di essere divorato dove, sai, è completamente fuori dal tuo controllo. E poi entrano in gioco cose come l'amore e la passione.”

Questa duplicità — tra controllo e abbandono, tra amore e distruzione — è ciò che anima Devour e la scrittura stessa di Etta. L’esperienza personale degli ultimi anni, che l’ha vista confrontarsi con emozioni intense e contrastanti, emerge in ogni frase: “Nell'ultimo anno, anno e mezzo, nella mia vita si sono verificati entrambi questi aspetti che mi sembravano essere due estremi opposti.” Questa unione di opposti, riletta attraverso la lente del sentimento e della necessità, diventa alla fine ciò che definisce l’anima profonda dell’EP.


Libertà espressiva, produzione e nuova scrittura

Una delle novità più significative di Devour è l’approccio alla produzione. Etta racconta che questa volta ha incrementato il proprio ruolo creativo: “Ora produco di più da sola. Collaboro ancora con Josh Scarborough… ma avevo più fiducia nel poter scrivere e produrre allo stesso tempo invece di scrivere e basta.”

Questa fiducia ritrovata ha trasformato il suo modo di scrivere, rendendolo più diretto, fluido e spontaneo. Un piccolo gesto come scrivere con una matita invece che con una penna diventa simbolico del suo processo: “Questo significava che mi sentivo più libera di scrivere qualsiasi cosa, anche se… era, sai, brutta… potevo semplicemente cancellarla e andava bene.” Permettersi l’errore, rinunciare alla perfezione, ha aperto nuove possibilità creative, facendo emergere una voce più autentica e meno filtrata.

Anche il ruolo di collaboratori esterni si rivela importante: “Ho collaborato con uno scrittore… Ben Benjamin Francis Leftwich… è uno scrittore straordinario e mi ha insegnato molte cose sulla scrittura, su come essere più liberi e lasciare che le cose vengano fuori…” .

In questo modo Etta amplia la sua identità stilistica, senza sacrificare la propria visione artistica personale.

Influenze, estetica e background narrativo

Il background di Etta Marcus ha una base formativa nel jazz, un’esperienza che lei stessa definisce allo stesso tempo formativa e limitante: “Ho studiato jazz per un anno… mi ha insegnato molto sulla pratica e su come usare la mia voce come uno strumento… ma è molto restrittivo quando si tratta di genere.” La libertà, soprattutto quella di esplorare la musica pop e indie, è stata una scoperta e una conquista artistica fondamentale.

Ma le influenze di Etta si estendono ben oltre la sola musica. La letteratura, il cinema e la cultura visiva che ha consumato fin da giovane sono parte integrante del suo linguaggio: “La letteratura, il cinema e tutto quel genere di cultura che mi ha accompagnato durante la mia crescita ha influenzato il mio modo di scrivere. E quei titoli e i miei testi sono molto drammatici… forse eccessivamente romantico o drammatico.”

Il teatro, l’horror gotico e film di registi come Guillermo del Toro entrano nel suo vocabolario espressivo, infondendo nelle immagini dei suoi brani un senso di bellezza disturbante: “Non cerco davvero la bellezza come perfezione… mi piace vedere l'imperfezione.”

Crescita artistica, vulnerabilità e futuro

Dal suo primo materiale pubblicato fino a Devour, la narrazione di Etta Marcus si è fatta sempre più aperta e vulnerabile.

Racconta di un’artista che, con il tempo, ha imparato a rivelare di più la propria verità: “Quando ho iniziato a scrivere, ero più ingenua… Ero più preoccupata di quello che pensava la gente. Ma penso che, man mano che pubblicavo più musica, mi sentivo più a mio agio nel rivelare maggiormente la mia vulnerabilità…

La gestione di questa vulnerabilità, sempre filtrata da un velo di finzione creativa, la porta oggi a esplorare confini più profondi: “C’è uno strato di verità e finzione… quindi forse sto oltrepassando il limite…”

E mentre Devour segna una pietra miliare per il suo percorso, Etta guarda già avanti con entusiasmo al suo primo album completo, che ha annunciato di voler sviluppare immersa nella natura e in completa solitudine creativa: “Starò da sola… andrò al mare e scriverò da sola sulla spiaggia… spero che l’anno prossimo potrò divorare un album.”

Con Devour, Etta Marcus non solo ridefinisce se stessa come artista, ma costruisce un ponte verso un futuro sonoro e narrativo ancora più audace e personale.

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