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Editoriale: Springsteen scende in campo in difesa della democrazia

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Author image Doctor Mann

18 febbraio 2026 alle ore 11:13, agg. alle 11:35

Bruce Springsteen ha annunciato il Land Of Hopes And Dreams Tour che partirà da Minneapolis per difendere la democrazia in tempi oscuri

Adesso è guerra. “La cavalleria sta arrivando”, ha assicurato il Boss.

“Viviamo in tempi oscuri, inquietanti, pericolosi. Così faremo ballare con il rock la vostra città per fare festa e difendere l’America, la nostra democrazia, la nostra libertà, la Costituzione, il nostro sacro sogno americano. Tutto ciò è sotto attacco da parte del nostro aspirante, fallito re e del suo governo canaglia a Washington”, ha spiegato Springsteen, sorridente ma con tono solenne. “Ognuno, non importa dove viva o in cosa creda, sarà il benvenuto. Dunque, venite a far parte della Repubblica Unita e Libera della E Street Nation per una primavera americana di Ribellione e Rock! Ci vediamo lì”.

Poggiato sul cofano di una delle sue auto nella rimessa casalinga di Colts Neck per quella che è molto più di una simbolica immagine da rally on the road, Bruce ha varcato il Rubicone per muovere definitivamente contro Trump. E rischia di essere, l’informale video social dell’annuncio del tour a sorpresa degli Stati Uniti, qualcosa di molto simile a un documento storico: il r’n’r riprova, a decenni di distanza da quando si vide disinnescare la propria potenza di fuoco in chiave politica, a cambiare le sorti del mondo. O almeno a provarci. 


Rivendicando la leadership morale di un’armata di artisti che può e deve svegliare le coscienze di fronte al Male insediatosi alla Casa Bianca: alleandosi con il rap e il pop – Bad Bunny ai Grammy e all’Half Time del Superbowl ha alzato il tiro con una sensazionale performance in the name of love e dell’inclusività; ben vengano le sortite di Billie Eilish o Lady Gaga, in marzo si aggiungeranno alla mobilitazione pure le stelle della Hollywood liberal nella notte degli Oscar – e alzando il volume della protesta come l’opposizione dem Usa non riesce ancora a fare con efficacia, malgrado gli Epstein Files, il gradimento del Presidente scivolato al 36 per cento e la consapevolezza diffusa che il tycoon sia un folle fuori controllo come il Riccardo III shakespeariano

La mobilitazione di Springsteen in difesa della democrazia

La tournée di Springsteen è la mobilitazione concreta per dare una poderosa spallata a Trump in vista delle decisive elezioni di Midterm di novembre.


Inevitabilmente si parte da Minneapolis il 31 marzo – la data del concerto al Target Center è destinata a finire negli annali – passando per altre città spietatamente colpite dalla repressione dell’ICE: Portland, Inglewood, San Francisco, Phoenix, poi la virata verso casa, il New Jersey di Newark, la scesa a Sunrise (Florida), il Texas ad alto tasso di immigrazione di Austin, quindi Chicago, Atlanta, un primo assaggio di NY a Belmont Park, di lì a Philadelphia, un live al Barclays Center di Brooklyn e due al Madison Square Garden (11 e 16 maggio), e Pittsburgh, Cleveland, Boston: 19 arene più il gran finale al Nationals Park di Washington il 27 maggio, a due passi dalla fortezza del tiranno.

Per una sinistra, eloquente coincidenza della Storia, il calendario del “Land of Hope and Dreams Tour” è stato ufficializzato nelle stesse ore in cui i media riportavano la notizia della scomparsa di Jesse Jackson, paladino della lotta per i diritti civili.

C’è bisogno di nuovi campioni americani: chi meglio del Boss, che avrebbe potuto “contentarsi” di godere dell’amore incondizionato del “suo” popolo, gli springsteeniani che non lo mollano mai di un centimetro ovunque suoni nel mondo (il giro precedente era terminato proprio a Milano con la seconda epica serata del 3 luglio scorso) e invece si è rimboccato le maniche per muovere a muso duro contro quel miliardario che manovra le sorti del Paese e che aveva definito “una prugna secca” il rocker di “Born to Run”. 


La risposta con Streets Of Minneapolis

La risposta è arrivata con una instant-song di protesta, “Streets of Minneapolis”, scritta e registrata in pochi giorni con la stessa arma su cui Woody Guthrie aveva apposto la scritta “Questa macchina uccide i fascisti”: la chitarra. E “Streets of Minneapolis” è stato non solo un inno spontaneo quanto necessario nel contrasto alle truppe di assassini del governo, ma pure la miccia di un incendio più vasto, a livello politico, sociale e musicale, come conferma la vibrante “City of heroes” del mitico cantautore britannico Billy Bragg.

Con il Boss già sbarcato il 30 gennaio, anche lì senza preavviso, nella città in cui sono stati uccisi Renée Good e Alex Pretti per eseguire il suo capolavoro (e “The ghost of Tom Joad”) nel “Concert of Solidarity & Resistance” del First Avenue Music Club accanto al fido Tom Morello e i suoi Rage Against the Machine per poi marciare insieme nelle strade insanguinate.

Bastava? No: ed ecco, l’11 febbraio, un nuovo video di “Born in the USA” curato dal filmmaker Robert Greenwald montato sulle vicende di alcuni cittadini perseguitati dall’ICE.

Nel frattempo “Streets of Minneapolis” è diventata sul web una perla molto coverizzata (quasi sempre dalla stessa mano, l’artista israeliano Ethan Gontar) grazie all’intelligenza artificiale, con versioni cantate da voci disumanizzate eppure credibili e spiazzanti arrangiamenti che vanno dal folk irlandese alla musica popolare francese, o in stile “cinematico” e perfino jazz. Segno dei tempi: e non è chiaro se sia una sponda di sostegno politico o una speculazione internettiana

Ma tant’è: all’orizzonte c’è il “Land of hope and dreams tour” (sarebbe strategicamente sensato se stavolta i prezzi dei biglietti fossero calmierati, ma chissà) nella cui scaletta non potrà mancare, oltre a “Minneapolis”, l’altra velenosa dedica del Boss a Trump, “Rainmaker”.

Il grande rock torna a farsi paladino contro l’Oppressione, la vera opposizione al Potere. Come ai vecchi tempi.

A proposito: il figlio del Minnesota Bob Dylan suonerà a Rochester il 24 marzo. A 90 miglia di distanza da Minneapolis, una settimana prima di quando Bruce accenderà gli amplificatori per dare inizio alla Lunga Marcia per la Ribellione R’n’R. Ma che il Maestro apra la strada all’Allievo per l’insurrezione, questa è destinata a restare una dolce utopia.



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