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Eddie Van Halen ha rovinato il rock

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Author image Gianluigi Riccardo

03 giugno 2026 alle ore 11:18, agg. alle 11:53

William e Jim Reid dei Jesus And Mary Chain sparano a zero sul guitar hero e sul suo modo di suonare

William Reid,  mente con suo fratello Jim Reid, dei The Jesus And Mary Chain, ha pensato di fare quello che la band scozzese cult ha sempre fatto in maniera egregia: sbattersene senza pensare di poter avere tutti contro.

In una recente intervista con Stereogum, l'artista britannico che con i Jesus ha saputo ritagliarsi uno spazio nella storia come icona dell'alternative, dello shoegaze e della neopsichedelia, ha infatti sparato a zero su una leggenda considerata da molti intoccabile: Eddie Van Halen.

Il tema iniziale riguardava il minimalismo musicale, l'importanza dei limiti tecnici e il modo in cui questi possano contribuire a creare uno stile personale. Da il discorso è rapidamente finito sul chitarrista scomparso 5 anni fa e considerato da molti il musicista più innovativo della sua generazione.


Eddie Van Halen ha rovinato il rock

Il passaggio più discusso dell'intervista nasce quasi per caso, mentre Jim Reid riflette sul proprio rapporto con la musica e con la tecnica strumentale.

Il cantante dei Jesus and Mary Chain spiega di non essersi mai considerato un chitarrista particolarmente preparato dal punto di vista teorico e di non vedere questa condizione come un limite. Anzi, secondo lui può rappresentare un vantaggio creativo. "Posso suonare la chitarra, ma appena appena. È quasi una scelta deliberata. Suono la chitarra al livello che mi serve per suonarla", afferma.

Da qui arriva la sua critica all'eccessiva preparazione tecnica: "A volte sapere troppo su come si fa musica finisce per diventare un ostacolo", aggiungendo poi che il discorso, in qualche modo, "torna sempre a Eddie Van Halen".

A quel punto interviene il fratello William Reid, che porta la discussione su toni decisamente più netti. Il chitarrista scozzese sostiene infatti che una formazione tecnica troppo approfondita rischi di allontanare i musicisti dall'istinto e dalla spontaneità. "Penso che i chitarristi non dovrebbero mai imparare le scale. Penso che i peggiori chitarristi del mondo siano quelli come Eddie Van Halen. Non sopporto il suo modo di suonare", dice senza mezzi termini, lasciando intendere come il suo approccio alla chitarra sia diametralmente opposto rispetto a quello dei grandi virtuosi del rock.

Secondo Reid, il vero problema non sarebbe soltanto Van Halen, ma il numero enorme di chitarristi che hanno cercato di replicarne lo stile. "Penso che Van Halen abbia rovinato la chitarra rock per tutti gli anni Ottanta e Novanta, perché così tante persone hanno cercato di copiarlo. Non ho mai sopportato quel modo di suonare il più velocemente possibile e di infilare più note possibili nello spazio di un secondo".

A chiudere il ragionamento arriva un paragone significativo con un musicista appartenente a una tradizione completamente diversa. Reid cita infatti Peter Hook, storico bassista dei Joy Division e dei New Order, come esempio di un approccio alla musica basato sulla personalità più che sulla tecnica. "Ascolto le linee di basso di Peter Hook e penso che siano mille volte migliori di qualsiasi cosa Eddie Van Halen avrebbe potuto inventare", conclude.


Due modi opposti di intendere la musica

The Jesus and Mary Chain nascono nel 1983 a East Kilbride, in Scozia, attorno ai fratelli Jim e William Reid. Il gruppo è diventato un punto di riferimento dell'alternative rock grazie a un approccio che univa melodie pop di matrice anni Sessanta, muri di feedback, rumore controllato e un'estetica volutamente essenziale.

Album come "Psychocandy" e "Darklands" hanno contribuito a definire il linguaggio che, qualche anno più tardi, sarebbe stato associato allo shoegaze (anche se, dicono, è tutta un invenzione del NME) e a buona parte dell'indie rock britannico. La loro influenza è riconosciuta da artisti molto diversi tra loro, dai My Bloody Valentine ai Ride, fino a numerose band alternative contemporanee.

Le dichiarazioni dei Reid non rappresentano semplicemente un attacco personale a Eddie Van Halen. Dietro quelle parole si nasconde uno dei conflitti più antichi della storia del rock.

Da una parte c'è la filosofia incarnata da Van Halen: innovazione tecnica, ricerca continua sullo strumento, virtuosismo, velocità esecutiva e sviluppo di nuove possibilità espressive. Il suo stile rivoluzionò la chitarra elettrica alla fine degli anni Settanta e influenzò praticamente ogni guitar hero degli anni Ottanta. Tecniche come il tapping a due mani entrarono definitivamente nel linguaggio del rock grazie a lui. La sua influenza è considerata enorme da musicisti, critici e colleghi di ogni generazione.

Dall'altra parte c'è la scuola rappresentata dai Jesus and Mary Chain, ma anche da molte correnti punk, post-punk e indie. Qui il valore della musica non viene misurato dalla complessità tecnica, bensì dalla capacità di costruire un'identità sonora iconoscibile, evocare emozioni e creare atmosfere. In questa prospettiva, conoscere meno regole può persino favorire la creatività.

Sono due approcci quasi incompatibili. Per i sostenitori del virtuosismo, Eddie Van Halen ha ampliato il vocabolario del rock come pochi altri musicisti nella storia. Per chi invece privilegia immediatezza, minimalismo e spontaneità, la corsa alla perfezione tecnica rischia di trasformare la musica in una gara atletica.


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