Def Leppard e HYSTERIA: quando l’hard rock ha imparato a suonare pop
24 febbraio 2026 alle ore 15:26, agg. alle 16:03
I Def Leppard hanno ridefinito l’hard rock: produzione monumentale, chitarre stratificate e un suono pensato per conquistare pubblico e classifiche.
Pubblicato nel 1987, Hysteria segna una svolta decisiva nella storia dell’hard rock. Il produttore Mutt Lange trasforma il suono dei Def Leppard in un’architettura maestosa e sofisticata, ispirata al modello di crossover (Pop, RNB, Rock) di Thriller (1982), di Michael Jackson, capace di abbattere le barriere tra i generi.
Chitarre sovrapposte, cori monumentali, drum programming e una produzione maniacale ridefiniscono il linguaggio dell’hard rock, rendendolo più accessibile e radiofonico. Il risultato è un disco che porta il genere fuori dalla sua dimensione più aggressiva per proiettarlo definitivamente nel territorio del pop globale.
REJOICE
In queste settimane sta scorrazzando nella Top 20 di Radiofreccia “Rejoice”, il nuovo singolo dei Def Leppard. Si tratta di un’uscita standalone, non legata a un album specifico ma pensata per aprire la strada al tredicesimo disco in studio della band, atteso tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Il brano segna anche il ritorno a materiale originale dopo “Just Like 73”, la collaborazione del 2024 con Tom Morello. Sviluppato internamente al gruppo, “Rejoice” nasce da un riff di chitarra di Phil Collen, costruito attorno a un loop di batteria tribale poi rifinito dal produttore Ronan McHugh, storico collaboratore dei Leppard. Joe Elliott ha lavorato su testo e linee vocali, costruendo una narrazione incentrata sulla caduta e sulla risalita. Il risultato è un hard rock diretto e urgente, con bassi arroganti, muri di chitarre, gli immancabili cori e una tessitura sonora meno levigata rispetto al tipico suono della band. Questo ritorno in pista dei Def Leppard offre così il pretesto ideale per ripercorrere la storia di un gruppo decisivo nell’evoluzione dell’hard rock verso forme più accessibili e inclusive. E se si vuole individuare il momento in cui questa trasformazione si compie pienamente, il punto di partenza resta inevitabilmente Hysteria (1987).
HYSTERIA
Se si vuole capire perché Hysteria rappresenti uno snodo decisivo nella storia dell’hard rock, bisogna partire dalla visione del produttore Robert John “Mutt” Lange, uno che aveva già dimostrato di avere un talento rarissimo nel costruire dischi destinati a definire un’epoca. Non è un caso che fosse stato lui a produrre Back In Black (1980) degli AC/DC, l’album che nei primi anni ’80 aveva fissato un modello perfetto di hard rock: diretto, essenziale, potentissimo. Con i Def Leppard, però, Lange decide di compiere l’operazione opposta. Il suo obiettivo non è cristallizzare il genere, ma espanderlo fino a renderlo trasversale, inclusivo e capace di parlare a un pubblico ben oltre i confini del rock. Il riferimento esplicito è Thriller di Michael Jackson, il disco che dimostra come un artista radicato nell’R&B possa abbattere le barriere tra generi, arrivando persino a incorporare chitarre rock grazie a musicisti come Eddie Van Halen e Steve Lukather dei Toto. Per raggiungere questo risultato, Hysteria viene costruito come una gigantesca architettura sonora: oltre tre anni di lavorazione, budget astronomico e una produzione quasi maniacale. Le chitarre non vengono registrate con i classici amplificatori Marshall — quelli iconici del rock, usati da Jimi Hendrix, dagli stessi AC/DC e poi dai Guns N’ Roses — ma con unità Rockman, piccoli sistemi più controllabili e definiti, ideali per essere sovrapposti in decine di tracce senza impastare il mix. Le batterie vengono programmate e campionate, le voci moltiplicate in centinaia di take fino a diventare una massa corale compatta. Il risultato è un hard rock profondamente trasformato: meno aggressivo, più stratificato e patinato, quasi orchestrale, perfetto per conquistare le radio e le classifiche globali.
Terror Twins
Phil Collen e Steve Clark sono una delle fotografie più luminose del chitarrismo hard rock degli anni ’80. Il loro stile fonde la rivoluzione tecnica portata da Eddie Van Halen — suono saturo ma controllato, velocità, precisione — con un gusto melodico che non rinuncia mai alla cantabilità. Nei loro arrangiamenti convivono anche gli arpeggi cristallini e processati che arrivano dal mondo di Andy Summers dei Police e quella sospensione armonica tipica della new wave. In Hysteria queste chitarre eleganti come non si erano mai sentite si intrecciano con bass synth e drum machine, dando vita al capolavoro commerciale dei Def Leppard, un disco capace di generare sette singoli di successo, tra cui “Animal”, “Love Bites” e soprattutto “Pour Some Sugar on Me”. Proprio quest’ultima nasce in modo quasi casuale, quando l’album è già considerato concluso dalla casa discografica, che spinge per pubblicarlo dopo anni di lavorazione. Durante una pausa in studio, Joe Elliott inizia a strimpellare il ritornello con una chitarra acustica; Lange lo sente dalla regia, capisce immediatamente il potenziale del brano e convince la band a svilupparlo. In pochi giorni la canzone prende forma: un riff essenziale, arrangiamenti ruffiani studiati per massimizzare l’impatto radiofonico e cori costruiti per diventare immediatamente accattivanti e memorizzatili d chiunque. Il singolo diventa il punto di svolta commerciale dell’album e consacra definitivamente la formula dei Def Leppard: un hard rock che non rinuncia alla potenza, ma che trova nel linguaggio del pop il suo veicolo più efficace. Dopo la morte di Steve Clark nel 1991, l’arrivo del chitarrista Vivian Campbell non riuscirà mai a ricreare la stessa magia degli intrecci dei Terror Twins.