Deep Purple, Ian Gillan: “Pavarotti era invidioso della libertà dei cantanti rock”
08 maggio 2026 alle ore 14:13, agg. alle 14:26
Il frontman dei Deep Purple racconta il rapporto con l’improvvisazione, difende “Smoke On The Water” dall’etichetta heavy metal e prepara il ritorno con Splat.
Ian Gillan torna a parlare della libertà del rock e lo fa attraverso un episodio che coinvolge una delle voci più celebri della musica italiana.
Intervistato da Planet Rock, il frontman dei Deep Purple ha infatti raccontato che Luciano Pavarotti gli confessò di essere “invidioso” della libertà concessa ai cantanti rock sul palco, un tema che per Gillan resta centrale ancora oggi. Dall’improvvisazione dal vivo fino al modo in cui interpreta ogni concerto, il cantante britannico rivendica da sempre un approccio istintivo e aperto, lontano dagli schemi rigidi della musica classica.
Nella stessa intervista, Gillan è tornato anche su uno dei temi più discussi della storia dei Deep Purple: la definizione di “Smoke On The Water” come brano heavy metal.
Secondo il cantante, il pezzo viene ancora oggi frainteso, nonostante rappresenti soprattutto l’anima rock della band. Un dibattito che si riaccende proprio mentre i Deep Purple si preparano a inaugurare una nuova fase della loro carriera con il nuovo album "Splat!" e una serie di concerti in Italia previsti nei prossimi mesi.
Smoke On The Water” non è heavy metal: la posizione di Ian Gillan
Secondo Ian Gillan, “Smoke On The Water” è stata spesso fraintesa dal pubblico e dalla critica, soprattutto negli Stati Uniti, dove il pezzo è diventato uno dei riferimenti assoluti del rock duro degli anni Settanta.
Il cantante dei Deep Purple ha spiegato chiaramente il proprio punto di vista: “Tutti pensano che ‘Smoke On The Water’ sia una canzone heavy metal. Non lo è”. Una dichiarazione netta, che riapre una discussione storica attorno all’identità musicale della band.
Gillan ha sottolineato come il gruppo abbia sempre avuto radici molto più ampie rispetto alla semplice etichetta heavy metal. Nella sua visione, i Deep Purple hanno costruito il proprio linguaggio mescolando blues, rock classico, progressive, improvvisazione jazz e musica psichedelica. “Eravamo una band rock”, ha spiegato il cantante, ribadendo che la classificazione heavy metal sia arrivata in seguito, spesso per comodità giornalistica.
“Smoke On The Water”, pubblicata nell’album "Machine Head" del 1972, nasce da un episodio realmente accaduto: l’incendio del Casinò di Montreux durante un concerto di Frank Zappa, evento che costrinse i Deep Purple a registrare il disco in condizioni improvvisate e lontano dagli studi tradizionali. Il titolo stesso deriva dal fumo che si diffuse sopra il lago di Ginevra dopo il rogo. Gillan, nel corso degli anni, ha più volte ricordato come il testo fosse stato scritto quasi in forma documentaristica, con un taglio diretto e cronachistico.
Il celebre riff di Ritchie Blackmore è diventato uno dei più riconoscibili della storia del rock, spesso il primo imparato dai chitarristi principianti. Eppure, secondo Gillan, proprio quella popolarità avrebbe finito per semplificare troppo il significato musicale del brano. “È solo un grande riff rock”, ha spiegato il cantante, evidenziando come il pezzo sia stato trasformato nel tempo in una sorta di simbolo assoluto dell’heavy metal, nonostante l’intenzione originaria della band fosse diversa.
Improvvisazione, libertà sul palco e il paragone con Pavarotti
Uno dei punti più interessanti affrontati da Ian Gillan riguarda il rapporto con la performance dal vivo. Il cantante ha raccontato come la libertà interpretativa sia sempre stata una componente essenziale dei concerti dei Deep Purple. “Non canto mai una canzone nello stesso modo due volte”, ha dichiarato, spiegando che l’improvvisazione rappresenta ancora oggi una parte fondamentale della sua identità artistica.
Gillan ha descritto il palco come uno spazio aperto, nel quale il musicista deve reagire all’energia del momento piuttosto che replicare meccanicamente la versione in studio. Una filosofia che accomuna storicamente i Deep Purple ad altre grandi rock band degli anni Settanta, caratterizzate da lunghe jam e arrangiamenti in continua evoluzione durante i concerti.
Nel corso dell’intervista, il cantante ha ricordato anche un episodio legato a Luciano Pavarotti. Gillan ha raccontato che il celebre tenore italiano gli confessò di essere “invidioso” della libertà concessa ai cantanti rock. “Pavarotti mi disse che avrebbe voluto avere la mia libertà”, ha spiegato il frontman britannico. Un’affermazione significativa, soprattutto considerando la rigidità interpretativa richiesta dalla musica lirica rispetto alla spontaneità del rock.
Gillan ha sottolineato come proprio questa possibilità di cambiare continuamente l’interpretazione renda ogni concerto diverso dall’altro. Per il cantante, il rischio e l’imprevedibilità fanno parte integrante della musica dal vivo. È anche questo uno dei motivi per cui i Deep Purple continuano a mantenere una forte reputazione concertistica nonostante oltre cinque decenni di carriera.
Il tema dell’improvvisazione resta centrale anche nel modo in cui la band affronta il repertorio storico. Brani come “Highway Star”, “Child In Time” o la stessa “Smoke On The Water” vengono ancora oggi eseguiti lasciando spazio all’interazione tra i musicisti, senza trasformarsi in semplici riproduzioni nostalgiche.