Deep Purple a Radiofreccia, “Splat!” è il ritorno al rock viscerale:
15 maggio 2026 alle ore 17:45, agg. alle 18:22
Ian Paice e Simon McBride raccontano a Radiofreccia il nuovo album “Splat!”: un disco diretto, umano e nato suonando insieme in studio.
A più di cinquant’anni da Machine Head e Made in Japan, i Deep Purple continuano a ragionare come una vera rock band: cinque musicisti in una stanza, strumenti accesi, idee che nascono sul momento e nessuna ossessione per la perfezione.
È questa la fotografia più autentica emersa dall’intervista concessa a Radiofreccia da Ian Paice e Simon McBride in vista dell’uscita del nuovo album "Splat!", prevista per il 3 luglio 2026 via earMUSIC.
Il disco, prodotto ancora una volta da Bob Ezrin — al sesto lavoro consecutivo con la band — viene descritto dagli stessi Purple come "l’album più pesante degli ultimi anni", un ritorno allo spirito dei classici tra il 1969 e il 1973.
E ascoltando le parole di Paice e McBride si capisce subito perché.
"Non ci sono obiettivi o intenzioni particolari. Siamo solo cinque ragazzi che si ritrovano in una stanza, iniziano a suonare e a improvvisare, e quello che viene fuori, viene fuori."
È il manifesto artistico di una band che continua a rifiutare qualsiasi costruzione artificiale. Nessun algoritmo, nessuna chirurgia digitale. Solo dinamica, istinto e volume.
"Splat!": il ritorno al suono umano dei Deep Purple
Nel corso dell’intervista, McBride ha spiegato come il sound diretto e "in faccia" del disco non sia stato pianificato a tavolino, ma semplicemente il risultato naturale del loro modo di lavorare.
"I Deep Purple hanno un suono e, indipendentemente dallo stile o dai riff o da qualsiasi pezzo di musica scriviamo, suonerà sempre come i Deep Purple."
Ed è proprio questo il cuore di Splat!: un album registrato insieme in studio, praticamente dal vivo, con pochissime take e lasciando spazio anche agli errori.
"Oggi la maggior parte della musica moderna viene realizzata al computer e tutto è perfetto e molto rifinito.Per me la musica è solo un grande errore. E se non fai errori, non fai musica."
Una dichiarazione che sembra quasi una risposta all’attuale rock ipercompresso e sterilizzato. I Purple, invece, cercano ancora l’umanità dentro le canzoni. Quella vibrazione irripetibile che nasce nelle prime due o tre esecuzioni.
Qui entra in gioco il ruolo fondamentale di Bob Ezrin, storico produttore di artisti come Pink Floyd, KISS e Alice Cooper.
Secondo Ian Paice, Ezrin serve soprattutto a fermare la band prima che rovini la magia:
"Di solito bastano le prime 2 o 3 registrazioni. Quella è la versione definitiva. Se la suoni dieci volte, la fai perfetta. Ma sarà terribile. Non ci sarà anima, né vita, né umanità."
“Arrogant Boy”, la ribellione e il peso della storia
Il primo singolo, “Arrogant Boy”, è uno dei brani chiave del disco. Una canzone che racconta Billy, ragazzo fuori dagli schemi e in lotta contro l’élite sociale.
“Billy riesce a farsi strada grazie al suo genio, anche se non ha mai frequentato la scuola.”
Il tema della marginalità ritorna spesso nei Purple moderni, ma qui assume un tono quasi universale. Secondo Paice, molti giovani potranno riconoscersi in quella sensazione di essere esclusi perché diversi.
Musicalmente, invece, il pezzo richiama apertamente l’energia dei Purple classici. Non a caso Ian Gillan ha dichiarato che Splat! contiene materiale “compatibile con ‘Highway Star’, ‘Smoke on the Water’ e ‘Lazy’”.
E inevitabilmente, parlando di “Smoke on the Water”, il discorso arriva al mito. Simon McBride ha raccontato un aneddoto sorprendente:
“La prima volta che ho suonato ‘Smoke on the Water’ è stato in realtà durante un tour con Ian Gillan.”
Per uno dei chitarristi rock più apprezzati della sua generazione, è quasi paradossale. Cresciuto negli anni Ottanta, McBride cita come principali influenze Gary Moore e Steve Lukather dei Toto.
Paice, invece, rivendica con orgoglio le sue radici jazz:
“Tutte le mie influenze venivano dal mondo del jazz, non dal rock and roll.”
Dal Giappone alle setlist: il peso di una leggenda
Tra i momenti più curiosi dell’intervista c’è il racconto dell’incontro con la premier giapponese Sanae Takaichi, batterista dilettante e fan storica della band.
Paice scherza: “Una persona molto intelligente, ovviamente, perché pensa che io sia un dio. La gente dimentica che alcune di queste persone che ora sono leader mondiali, quando erano ragazzi ascoltavano quello che facevamo noi.”
Infine il tema eterno: la setlist. Come si costruisce uno show quando hai scritto mezzo secolo di storia dell’hard rock?
“Ci sono certe canzoni che devi suonare, altrimenti il pubblico non sarebbe contento.”
Ma allo stesso tempo bisogna trovare spazio per il presente.
“È quell'equilibrio tra i vecchi grandi brani e quelli nuovi che vuoi far ascoltare alla gente.”
I Deep Purple arriveranno in Italia l’1 luglio al Pisa Summer Knights di Pisa, il 13 luglio all’Este Music Festival di Este (Padova) e il 17 ottobre all’Unipol Forum di Milano, con Radiofreccia come radio partner.