Da Prince agli ZZ Top: 10 delle chitarre più strane della storia del rock

Da Prince a Steve Vai, dagli ZZ Top ai Van Halen: dieci chitarre dalle forme più strane, eccentriche e spettacolari mai apparse nella storia del rock.
Prince, Steve Vai, ZZ Top, Van Halen: nella storia del rock la chitarra non è stata soltanto uno strumento, ma anche un oggetto scenico sul quale riversare fantasia, eccentricità e una buona dose di follia.
Abbiamo scelto dieci strumenti realmente entrati nell’immaginario rock, tra palchi, videoclip e copertine. Alcuni nascono da precise esigenze musicali, altri dalla semplice voglia di stupire: chitarre con quattro manici, forme improbabili, 42 corde e persino sembianze di mitragliatrici.
Strumenti per stupire
Il rock, soprattutto nelle sue declinazioni più esuberanti, ha sempre coltivato anche un’estetica sopra le righe. Nell’hard rock, nel glam, nel metal e, già alla fine degli anni Settanta, in certo progressive sempre più sfarzoso, l’appariscenza faceva parte dello spettacolo: abiti, scenografie, atteggiamenti e, naturalmente, strumenti dovevano assecondare una musica che amava la teatralità, l’eccesso e una certa ironica ostentazione. Non sorprende quindi che proprio in quegli anni abbiano cominciato a comparire sul palco chitarre dalle forme sempre più eccentriche. In alcuni casi, però, dietro l’anomalia c’era una precisa esigenza musicale. L’esempio più celebre è probabilmente la Gibson EDS-1275 a doppio manico resa iconica da Jimmy Page: sei corde da una parte, dodici dall’altra, per riprodurre dal vivo arrangiamenti complessi senza dover cambiare strumento.
Lo stesso principio può servire per avere a disposizione accordature differenti o configurazioni diverse all’interno dello stesso brano. Le chitarre che abbiamo raccolto qui appartengono però soprattutto a un’altra categoria. Sono strumenti nei quali la ricerca di una forma inconsueta risponde prima di tutto a un’esigenza visiva: stupire chi guarda, diventare parte del personaggio del musicista e, qualche volta, trasformarsi in una vera e propria scenografia da indossare. Due manici allora possono diventare tre o quattro; il corpo può assumere geometrie improbabili oppure evocare oggetti, simboli e creature. Naturalmente il catalogo delle chitarre bizzarre potrebbe essere infinito: basta una ricerca in rete per imbattersi in strumenti a forma di piede, animale, mostro o praticamente qualsiasi cosa suggerisca la fantasia; e, se allargherete abbastanza la ricerca, non ci saranno limiti nemmeno alla decenza, visto che rischierete di imbattervi persino in una chitarra dalla forma inequivocabile... Noi abbiamo scelto un criterio più restrittivo: dieci chitarre realmente legate ad artisti conosciuti, finite su un palco, in un video, su una copertina o comunque entrate, anche solo di traverso, nella storia del rock.
Kane Roberts – Machine Gun Guitar
Nel pieno degli anni Ottanta, tra culturismo e fascinazione militaresca alimentata da film come Rambo e Commando, Kane Roberts, ex chitarrista di Alice Cooper, poteva imbracciare una chitarra a forma di mitragliatrice risultando quasi alla moda. Soprannominato il “Rambo del rock”, Roberts sfoggia la sua Machine Gun Guitar anche sulla copertina dell’omonimo album solista del 1987. Un’immagine oggi irresistibilmente tamarra, che non deve però distrarre dalla qualità del musicista: chitarrista eccellente, ottimo cantante e songwriter, Roberts merita di essere riscoperto proprio attraverso quel disco. Nel 1991 arriverà anche nella Top 40 americana con "Does Anybody Really Fall in Love Anymore?", firmata da Jon Bon Jovi, Richie Sambora, Desmond Child e Diane Warren.
ZZ Top – Spinning Fur Guitars
Vere e proprie leggende del rock, gli ZZ Top hanno fatto della coolness e dell’ironia parte integrante del proprio linguaggio: un rock blues potente ma scanzonato, capace negli anni Ottanta di contaminarsi senza complessi con elettronica e dance. Alle barbe ormai iconiche Billy Gibbons e Dusty Hill aggiungono chitarra e basso rigorosamente in pendant anche nell’eccentricità. Le più celebri sono le Spinning Fur Guitars, realizzate da Dean Zelinsky; sono chitarre ricoperte di vera pelle di pecora - apparse nel video di Legs del 1983 - che agganciate alla cintura attraverso uno speciale sistema rotante, permettevano ai due musicisti di farle letteralmente girare su se stesse durante l’esecuzione.
Ron Thal – Swiss Cheese Guitar
Ron “Bumblefoot” Thal arriva dalla grande scuola dei virtuosi degli anni Ottanta, ma troppo tardi: quando pubblica The Adventures of Bumblefoot, nel 1995, glam e shred metal sono ormai fuori moda. Thal trova allora una strada personale, spostando il virtuosismo verso una musica eccentrica, sperimentale e quasi inclassificabile, non lontana per attitudine dall’universo di Frank Zappa. Ma Ron Thal non resterà soltanto un virtuoso di nicchia della chitarra strumentale: riuscirà a conquistarsi un posto anche ai piani alti del rock. Sarà infatti chitarrista dei Guns N’ Roses per quasi dieci anni, partecipando anche al controverso Chinese Democracy, e successivamente entrerà nei Sons of Apollo con Mike Portnoy, Billy Sheehan, Derek Sherinian e Jeff Scott Soto. Perfetta sintesi della sua eccentricità è la Swiss Cheese Guitar: una vecchia Ibanez Roadstar che Thal traforò personalmente e dipinse di giallo per farla assomigliare a un pezzo di formaggio Emmental mangiucchiato. E se la chitarra a forma di Emmental vi sembra già abbastanza folle, sappiate che è solo la punta dell’iceberg della creatività di Bumblefoot. Il chitarrista si è fatto costruire anche la Vigier Flying Foot, a forma di gigantesco piede decorato come un calabrone. La parte migliore? Azionando la leva del vibrato, dai lati della chitarra spuntano addirittura due ali.
Michael Angelo Batio – Quad Guitar
Negli anni Ottanta, mentre l’hard rock pullula di virtuosi come Eddie Van Halen, Yngwie Malmsteen, Steve Vai, Paul Gilbert, Vito Bratta e Warren DeMartini, i Nitro riescono nell’impresa di portare quella corsa al tecnicismo quasi alla caricatura. Il loro chitarrista Michael Angelo Batio è in realtà un musicista e didatta formidabile – Tom Morello fu suo allievo e anche Mark Tremonti ha studiato con lui – ma nel video di "Freight Train" del 1989 esagera tutto: velocità, tapping, acrobazie e soprattutto una surreale chitarra a quattro manici. Uno strumento assolutamente improbabile, quasi insensato, che riesce comunque a lasciare almeno altrettanto sgomenti dell’assolo iperbolico, folle e quasi ridicolo che Michael Angelo suona nel brano.
Steve Vai – Heart Tripleneck
Se gli anni Ottanta sono il decennio in cui il virtuosismo chitarristico di matrice metal arriva ai piani alti delle classifiche, la pagina più sfarzosa di quella storia passa certamente dai Van Halen e dai primi due album solisti del loro ex cantante David Lee Roth: Eat ’Em and Smile (1986) e Skyscraper (1988). Al suo fianco c’è Steve Vai, chiamato a raccogliere l’eredità ingombrantissima di Eddie Van Halen e capace non soltanto di non farlo rimpiangere, ma di imporre immediatamente una personalità completamente diversa. Tecnica smisurata, musicalità, eccentricità, physique du rôle e una presenza scenica perfettamente complementare a quella debordante di Roth trasformano Vai da virtuoso per musicisti in autentica rock star. Anche le sue chitarre partecipano allo spettacolo: colori fluorescenti, decorazioni floreali, forme e soluzioni sempre più appariscenti. L’apice arriva nel video di "Just Like Paradise", da Skyscraper, con la Ibanez Heart Tripleneck: una gigantesca chitarra a forma di cuore con tre manici, costruita appositamente per Vai e volutamente esagerata. L’idea delle chitarre multi-manico era stata alimentata anche dagli strumenti di Michael Angelo Batio; la leggenda diventa ancora più divertente perché sarà poi proprio la tre-manici di Vai a innescare il rilancio di Batio con la sua folle Quad Guitar. Una piccola gara agli armamenti che racconta meglio di tante parole lo spirito dello shred anni Ottanta.
Michael Anthony – Jack Daniel’s Bass
Non poteva mancare un bassista in questa lista e, alla luce di quanto stiamo raccontando, non poteva che essere Michael Anthony dei Van Halen. Bassista solidissimo, grande corista e collante fondamentale per l’efficacia micidiale della band, Anthony aveva però la sfortuna di dividere il palco con tre personalità fuori scala: David Lee Roth, Alex Van Halen e soprattutto Eddie Van Halen, protagonista di una rivoluzione chitarristica paragonabile, per portata, a quella di Jimi Hendrix. Nei live faraonici degli anni Ottanta anche al bassista spettava il suo assolo e Anthony, sapendo di non poter competere sul terreno del virtuosismo con gli assolo alieni dei fratelli Van Halen, trasformò il proprio spazio solista in uno spettacolo di effetti, distorsioni, delay, rumore e teatralità. Poteva iniziare sorseggiando una bottiglia di Jack Daniel’s per poi imbracciare un basso costruito esattamente con la forma della celebre bottiglia di whiskey: più che un assolo, quasi una gag perfettamente inserita nell’estetica hard rock del periodo.
Pat Metheny – Pikasso Guitar
Ci concediamo una piccola ma doverosa digressione dal rock e dalla chitarra elettrica per l’unica acustica della nostra rassegna. Pat Metheny, uno dei più grandi chitarristi contemporanei – che molti appassionati di rock conoscono anche per la collaborazione con David Bowie in "This Is Not America" – si fece costruire dalla liutaia Linda Manzer la mostruosa chitarra Pikasso: 42 corde distribuite su quattro sezioni. Metheny può suonarla come una normale chitarra e contemporaneamente pizzicare le altre corde quasi fossero quelle di un’arpa, sovrapponendo bassi, accordi, melodie e risonanze. Un aspetto quasi surreale che, questa volta, risponde interamente a un’esigenza musicale: avvicinare le possibilità armoniche della chitarra a quelle di un pianoforte.
Cheap Trick – Hamer Five-Neck
Stanco di utilizzare e cambiare continuamente chitarre durante i concerti dei Cheap Trick, nel 1981 Rick Nielsen chiese al brand di chitarre Hamer di concentrare le sue esigenze in un unico strumento. Il risultato fu la spettacolare Five-Neck, costruita assemblando cinque corpi di chitarre elettriche e dotata di cinque manici con caratteristiche differenti. Negli anni ne sono state realizzate diverse versioni, diventate parte inseparabile dell’immagine di Nielsen. Frank Untermyer, fondatore di Hamer, sintetizzò perfettamente il personaggio: «Rick è fuori di testa, ma nel senso migliore».
Bo Diddley – Square Guitar
Nella nostra rassegna c’è spazio anche per chitarre strane che non nascono dal vezzo di una rockstar o dalla ricerca di esuberanza e unicità nel look, ma da esigenze molto più concrete. È il caso di Bo Diddley che, ancora ragazzo e senza i soldi necessari per acquistare una vera chitarra elettrica, decise di costruirsene una. La sua prima chitarra squadrata era poco più che artigianale: per amplificarla utilizzò addirittura un componente recuperato da un giradischi. Quello strumento andò perduto, ma l’idea rimase. Nel 1958 Gretsch ne realizzò una versione professionale che omaggiava quella forma rettangolare, nata quasi per necessità e che sarebbe diventata uno dei segni distintivi di una leggenda del rock’n’roll.
Prince – Love Symbol Guitar
Per Prince una chitarra non poteva essere semplicemente uno strumento: doveva diventare parte del personaggio. Nel 1993, nel pieno dello scontro con la Warner Bros., abbandona il proprio nome adottando l’impronunciabile Love Symbol, fusione dei simboli maschile e femminile. Quella stessa forma diventa anche una delle sue chitarre più riconoscibili, realizzata in diverse versioni e colori. Spettacolare quella viola sfoggiata ai Grammy Awards del 2004 durante "Purple Rain": uno strumento dalla forma improbabile che, nelle mani di Prince, finisce per sembrare perfettamente naturale.
Trending
Leggi anche
Scopri tutte le ultime novità su cinema e serie TV.



