Da David Bowie a Flea: sette rockstar che hanno lasciato il segno al cinema
01 agosto 2026 alle ore 10:56, agg. alle 19:21
In vista della Mostra di Venezia, sette carriere parallele tra cinema d’autore, film cult e blockbuster: da David Bowie a Lenny Kravitz.
Dal 2 al 12 settembre il Lido ospita l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un’occasione per tornare sul rapporto tra rock e grande schermo, in questa edizione rappresentato soprattutto dall'anteprima mondiale di "Don't Look Back In Anger", il documentario sulla reunion degli Oasis, distinguendo però percorsi molto diversi.
Ci sono musicisti che hanno progressivamente trasformato la recitazione nel proprio lavoro principale. È il caso di Jason Schwartzman, batterista e cofondatore dei Phantom Planet (quelli della hit California) prima dell’esordio in Rushmore di Wes Anderson e dell’avvio di una carriera da attore a tempo pieno. Un percorso simile, anche se sviluppato contemporaneamente sui due fronti, è quello di Jared Leto, diviso tra premi Oscar e Thirty Seconds To Mars.
Esiste poi un territorio più particolare, abitato da musicisti che hanno recitato con una certa regolarità senza cambiare realmente mestiere. Alcuni hanno sfruttato una presenza scenica già costruita sul palco, altri hanno cercato personaggi lontani dalla propria immagine. Qualcuno ha lavorato con registi come Nicolas Roeg, Martin Scorsese, David Lynch, Jim Jarmusch e Robert Altman; altri sono diventati caratteristi riconoscibili, capaci di apparire per pochi minuti e lasciare comunque una traccia precisa. Sette percorsi che dimostrano come una rockstar al cinema non debba necessariamente interpretare una versione più rumorosa di se stessa.
David Bowie, l’alieno che il cinema non doveva inventare
David Bowie possedeva una qualità difficile da insegnare: la macchina da presa sembrava riconoscere immediatamente la sua estraneità. Nicolas Roeg la utilizzò in The Man Who Fell to Earth del 1976, affidandogli Thomas Jerome Newton, extraterrestre fragile e progressivamente corrotto dalla società umana. Bowie descrisse il film come la storia di "qualcuno che parte con un’idea pura e vede l’intero progetto corrompersi mentre prova a realizzarlo".
Non rimase però prigioniero dell’alieno. In Merry Christmas, Mr. Lawrence fu il maggiore Jack Celliers, prigioniero britannico in un campo giapponese; in The Hunger diventò il vampiro John Blaylock e in Labyrinth trasformò Jareth, il Re dei Goblin, in un’icona pop capace di raggiungere generazioni troppo giovani per Ziggy Stardust.
Arrivarono poi Ponzio Pilato in The Last Temptation of Christ, l’agente Phillip Jeffries di Twin Peaks: Fire Walk with Me, Andy Warhol in Basquiat e Nikola Tesla in The Prestige. Senza dimenticare le apparizioni in Zoolander e, addirittura, nell'italianissimo Il mio West di Leonardo Pieraccioni con Harvey Keitel ed Alessia Marcuzzi. Non una carriera continua, ma una filmografia costruita su figure eccentriche, ambigue e difficilmente affidabili a un attore convenzionale
Il film da non perdere: The Man Who Fell to Earth, nel quale la distanza tra Bowie e Thomas Jerome Newton diventa quasi impossibile da individuare.
Mick Jagger, l’attore ostacolato dalla propria immagine
Per Mick Jagger il problema è sempre stato liberarsi di Mick Jagger. Nel 1970 arrivarono due ruoli molto diversi: il fuorilegge australiano Ned Kelly e soprattutto Turner in Performance, girato da Donald Cammell e Nicolas Roeg. Il musicista decadente che accoglie nella propria casa un gangster in fuga giocava inevitabilmente con l’identità del cantante degli Stones, ma lo inseriva in un film radicale sul potere, la violenza e lo scambio delle personalità.
Dopo una lunga pausa, Jagger tornò come il cacciatore di taglie Victor Vacendak in Freejack, poi interpretò Greta in Bent e il sofisticato proprietario di un servizio di escort Luther Fox in The Man from Elysian Fields. Nel 2019 fu il manipolatore Joseph Cassidy in The Burnt Orange Heresy.
"Devi superare quell’immagine e convincere le persone che non sei quel personaggio. Ma questo è recitare", spiegò parlando del peso della propria presenza scenica.
Parallelamente ha prodotto film attraverso la Jagged Films, trovando dietro la macchina da presa quella continuità mai cercata come attore.
Il film da non perdere: Performance, un’opera ancora disturbante nella quale il personaggio pubblico di Jagger viene utilizzato per mettere in discussione identità, sesso e potere.
Flea, da punk californiano a caratterista affidabile
Lontano dai Red Hot Chili Peppers, Flea ha sviluppato la carriera cinematografica più regolare del gruppo, quasi sempre scegliendo ruoli secondari e fisici. Debuttò nei primi anni Ottanta come il punk Razzle in Suburbia di Penelope Spheeris e proseguì con Dudes, Thrashin’ e My Own Private Idaho.
Il pubblico generalista lo riconobbe soprattutto come Needles, il provocatore che spinge Marty McFly verso la gara automobilistica in Ritorno al Futuro.
Negli anni successivi diventò uno dei nichilisti tedeschi di The Big Lebowski, apparve in Paura e Delirio a Las Vegas e interpretò il trombettista tossicodipendente Lester Hobbs in Low Down, film del quale fu anche produttore esecutivo.
Edgar Wright gli affidò il rapinatore Eddie “No-Nose” in Baby Driver, mentre in Boy Erased fu Brandon, istruttore aggressivo di un programma di conversione religiosa. Sono seguiti Queen & Slim e Babylon, dove Damien Chazelle lo ha trasformato nel produttore Bob Levine. Flea non cerca ruoli da protagonista: funziona perché porta sullo schermo nervosismo, imprevedibilità e una vulnerabilità che la sua immagine da bassista spesso nasconde.
Il film da non perdere: Low Down, la prova nella quale Flea smette definitivamente di essere soltanto la rockstar riconoscibile inserita nel cast.
Sting, dal modernismo di Quadrophenia al kolossal Dune
Sting arrivò al cinema mentre i Police stavano diventando una delle band più importanti al mondo.
Nella trasposizione cinematografica della rock opera degli Who, Quadrophenia del 1979, interpretò Ace Face, il mod elegante e apparentemente irraggiungibile che nel finale si rivela un semplice fattorino d’albergo. Un ruolo breve ma centrale nel crollo delle illusioni del protagonista. Più complesso fu Martin Taylor in Brimstone and Treacle, ambiguo visitatore capace di insinuarsi in una famiglia attraverso seduzione e manipolazione.
Nel 1984 David Lynch lo trasformò in Feyd-Rautha per Dune: capelli arancioni, sguardo feroce e una celebre entrata in scena praticamente in costume da bagno. Sting aveva già chiarito i propri obiettivi: "Non voglio fare della recitazione la mia carriera, ma vorrei imparare a farla. La scoperta nasce dalla sfida". Comparve quindi in The Bride, Plenty, The Adventures of Baron Munchausen e, nel 1998, fu JD, padre di Eddie e proprietario del pub in Lock, Stock and Two Smoking Barrels. Una filmografia discontinua nella quale ha spesso interpretato figure aristocratiche, minacciose o consapevoli della propria eleganza.
Il film da non perdere: Quadrophenia, classico della cultura mod nel quale il breve ruolo di Sting diventa decisivo per smontare il mito costruito dal protagonista.
Tom Waits, il caratterista che abita ai margini
Tom Waits non ha mai dovuto adattare il proprio volto al cinema: sono stati i registi a costruirgli intorno personaggi compatibili con il suo universo. Dopo le prime apparizioni in Paradise Alley, The Outsiders, Rumble Fish e The Cotton Club, Jim Jarmusch gli affidò uno dei ruoli principali di Down by Law, dove recita con Roberto Benigni: Zack, disc jockey disoccupato e ingiustamente arrestato.
Il sodalizio con Jarmusch è proseguito attraverso Mystery Train, Night on Earth, Coffee and Cigarettes (con anche Iggy Pop e The White Stripes, tra gli altri), The Dead Don’t Die e Father Mother Sister Brother, vincitore del Leone d’Oro a Venezia nel 2025. Nel frattempo Waits è stato il disturbato Renfield nel Dracula di Bram Stoker, l’autista alcolizzato Earl in Short Cuts, il Diavolo in The Imaginarium of Doctor Parnassus e il cercatore d’oro di The Ballad of Buster Scruggs. Anche in Seven Psychopaths e Licorice Pizza ha confermato una specializzazione precisa: outsider, perdenti, predicatori e uomini consumati, trattati però senza mai trasformarli in caricature.
Il film da non perdere: Down by Law, l’incontro perfetto tra il cinema minimale di Jim Jarmusch e l’umanità sconfitta raccontata nelle canzoni di Waits.
Alice Cooper, quando l’horror esce dal palcoscenico
Nel caso di Alice Cooper, cinema e musica condividono fin dall’inizio lo stesso linguaggio. Ghigliottine, serpenti, sangue finto e personaggi da incubo avevano già trasformato i suoi concerti in spettacoli teatrali quando la band apparve in Diary of a Mad Housewife. Seguirono il cameriere di Sextette e il villain Marvin Sunk nel musical Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.
Nel 1984 Cooper tentò anche il ruolo da protagonista in Monster Dog, horror nel quale interpretava la rockstar Vincent Raven. Più efficace fu la collaborazione con John Carpenter in Prince of Darkness: un senzatetto omicida che uccide una vittima utilizzando la ruota di una bicicletta. In Freddy’s Dead diventò invece il padre adottivo violento di Freddy Krueger.
La sua apparizione più famosa rimane però quella in Wayne’s World, dove una normale visita nel backstage si trasforma in un’improbabile lezione sulla storia di Milwaukee. Cooper raccontò di avere ricevuto sei pagine di dialogo appena due ore prima delle riprese: ne memorizzò una parte e improvvisò il resto. Nel suo caso, recitare significa soprattutto spostare Alice Cooper dal palco dentro un altro universo pop.
Il film da non perdere: Wayne’s World, perché in pochi minuti riesce a rovesciare l’immagine minacciosa di Alice Cooper trasformandolo in un impassibile professore di storia.
Lenny Kravitz, pochi ruoli scelti senza esibizionismo
Lenny Kravitz è entrato nel cinema evitando il percorso più semplice. Lee Daniels lo scelse per Precious del 2009, affidandogli Nurse John, infermiere gentile e rassicurante che offre alla protagonista uno dei pochi rapporti umani privi di violenza o interesse. Una prova misurata, lontana dal carisma esibito sul palco.
Il regista Gary Ross vide il film e gli propose direttamente Cinna in The Hunger Games: "Mi disse che mi aveva visto in Precious e mi offrì il ruolo: se lo volevo, era mio". Kravitz trasformò lo stilista di Katniss in una figura elegante ma sobria, usando il trucco dorato, le pause e il tono della voce più dei gesti.
Tornò nel secondo capitolo, Catching Fire, prima di ritrovare Daniels in The Butler, dove interpretò il collega e amico del protagonista James Holloway. Tra cameo nei panni di se stesso e commedie, è poi arrivato Shotgun Wedding, nel ruolo di Sean Hawkins, ex fidanzato della protagonista. Una carriera contenuta, fondata su personaggi che richiedono empatia e presenza senza occupare continuamente il centro dell’inquadratura.
Il film da non perdere: Precious, il debutto che rivela la capacità di Kravitz di ridurre al minimo la propria immagine pubblica e lavorare per sottrazione.