Carlos Santana: Jazz, Latin e Rock diventano una lingua sola
20 luglio 2026 alle ore 14:00, agg. alle 13:20
Carlos Santana ha rivoluzionato la chitarra rock fondendo jazz, ritmi latini e melodia. Un linguaggio unico raccontato attraverso il capolavoro Abraxas.
Nel pantheon dei grandi innovatori della chitarra rock, Carlos Santana occupa un posto tutto suo. Accanto a Hendrix, Page e Beck, ha costruito un linguaggio personale, sostituendo alla forza del blues un equilibrio inedito tra melodia, groove latino e ricerca jazzistica.
Nato il 20 luglio 1947 ad Autlán de Navarro, in Messico, Santana ha trasformato la chitarra elettrica in una voce calda, espressiva e immediatamente riconoscibile, dando vita a uno stile che continua ancora oggi a rappresentare uno dei riferimenti assoluti della musica rock
La chitarra canta
Ci sono chitarristi che hanno cambiato il rock rendendolo più potente, più veloce o più spettacolare. Carlos Santana lo ha cambiato in un'altra direzione: lo ha reso più melodico, più sensuale e più ritmico. Se Jimi Hendrix, Jimmy Page, Jeff Beck e Pete Townshend hanno ridefinito il linguaggio della chitarra elettrica attraverso la sperimentazione, la forza espressiva e l'impatto sonoro, Santana ha spostato il baricentro dell'innovazione verso altri territori. La sua rivoluzione non nasce dall'effettistica né dalla ricerca della velocità esecutiva, ma dall'incontro fra rock, jazz e musica latinoamericana. Il suo fraseggio attinge con naturalezza a modi e scale poco frequentati dal rock dell'epoca, come il dorico e la minore armonica, ereditando dalla passione per John Coltrane un gusto melodico e armonico distante anni luce dal tradizionale blues britannico. A questa tavolozza aggiunge un elemento altrettanto decisivo: il groove. Le sue frasi sono sincopate, poliritmiche, ballabili, costruite più sulla pulsazione che sulla dimostrazione tecnica. E soprattutto respirano. Santana lascia spazio ai silenzi, alle pause, alle note sospese, trasformando la chitarra in una vera voce solista. È probabilmente il primo grande chitarrista rock ad affidare allo strumento temi così lunghi, cantabili e riconoscibili da sostituire la parte vocale di una canzone. Se Hendrix cercava un suono acido, sferragliante, tagliente e imprevedibile, Santana costruisce invece una timbrica calda, definita, ricca di sustain e con una caratteristica impronta quasi nasale. Le note sembrano non finire mai, si rincorrono con naturalezza e acquistano un'intensità espressiva che diventerà il suo marchio di fabbrica. È questa combinazione di linguaggio jazzistico, ritmica latina e vocalità melodica a renderlo uno dei chitarristi davvero decisivi nell'evoluzione della chitarra rock.
Abraxas
Anche il suono contribuisce a renderlo immediatamente riconoscibile. Negli anni in cui l'immaginario della chitarra rock ruota quasi esclusivamente attorno all'accoppiata Fender o Gibson attraverso amplificatori Marshall, Santana sceglie una strada personale. Nel corso della sua carriera renderà celebre il binomio formato dalle chitarre PRS e dagli amplificatori Mesa/Boogie, ottenendo una distorsione cremosa, calda e ricca di sustain che diventerà un riferimento anche per generazioni successive di musicisti rock e metal. Ma, al di là dell'attrezzatura, resta il tocco a fare la differenza: poche note, un vibrato inconfondibile e una ricerca costante della melodia prima ancora della spettacolarità. Se si dovesse consigliare un solo disco per comprendere l'universo musicale di Santana, la scelta cadrebbe inevitabilmente su Abraxas del 1970. È il lavoro in cui tutte le anime del suo linguaggio trovano un equilibrio perfetto: hard rock, jazz, blues, salsa, musica cubana e ritmi afro-latini convivono senza mai apparire forzati. Brani come "Black Magic Woman", "Oye Como Va" e "Samba Pa Ti" sono entrati da tempo nella storia del rock, dimostrando come una chitarra possa essere insieme potente, elegante e irresistibilmente melodica. Ma accanto ai classici merita una citazione speciale "Hope You're Feeling Better", sorprendente esempio di funk hard rock attraversato da pulsazioni latine, aggressivo, moderno e capace di anticipare molte soluzioni che il rock avrebbe sviluppato negli anni successivi. È forse proprio qui che emerge la grandezza di Santana: aver dimostrato che la contaminazione non indebolisce il rock, ma può renderlo ancora più espressivo, fisico e universale.