Bruce Springsteen sotto minaccia: sicurezza rafforzata per il tour politico della E Street Band
22 maggio 2026 alle ore 11:59, agg. alle 13:00
Little Steven racconta il clima attorno al “Land of Hope and Dreams Tour”: minacce di morte, FBI coinvolta e un attacco frontale all’America trumpiana.
Bruce Springsteen e la E Street Band stanno vivendo uno dei tour più tesi e divisivi della loro storia recente.
A confermarlo è stato Steven Van Zandt, meglio noto come Little Steven, storico chitarrista della band, che ha parlato apertamente dell’aumento delle misure di sicurezza legate al carattere politico del “Land of Hope and Dreams Tour”.
Un clima che, secondo Little Steven, ha trasformato la tournée in qualcosa di molto diverso rispetto al passato.
In un’intervista con il Daily Mail, Van Zandt ha spiegato: “Questo tour è stato un po’ diverso per via dell’altissima sicurezza”. Poi la frase più pesante: “C’è un tema politico molto specifico e ci sono state molte minacce, minacce di morte. Succede sempre, ma questa volta stanno aumentando”.
La situazione avrebbe portato lo staff di Springsteen a rafforzare sensibilmente il dispositivo di protezione attorno alla band e al pubblico. Secondo quanto riportato, anche le autorità federali starebbero monitorando la situazione. “L’FBI e altri organismi stanno osservando tutto molto attentamente”, ha dichiarato Van Zandt, aggiungendo: “Vogliamo che i fan siano al sicuro e si sentano al sicuro. Per questo stiamo facendo uno sforzo extra sulla sicurezza”.
Il punto centrale è che questo non è un tour nostalgico né una semplice celebrazione del catalogo di Springsteen.
È un’operazione apertamente politica. E Bruce Springsteen, da mesi, ha scelto di alzare ulteriormente il livello dello scontro con Donald Trump e con il clima politico dell’America contemporanea.
Un tour costruito come manifesto politico contro Trump e le politiche ICE
Già prima della partenza, Springsteen aveva chiarito senza ambiguità quale sarebbe stato il tono della tournée americana. “Il tour sarà politico e molto legato a ciò che sta succedendo nel Paese”, aveva dichiarato in primavera.
La scelta delle città non è casuale.
Il “Land of Hope and Dreams Tour” è partito da Minneapolis, città simbolo delle proteste e delle tensioni legate alle operazioni dell’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione. La conclusione prevista a Washington D.C., a pochi chilometri dalla Casa Bianca, è invece il punto finale di un percorso pensato come una vera traversata politica degli Stati Uniti.
Springsteen ha descritto il tour come una difesa “della democrazia americana, della libertà americana, della Costituzione americana e del sogno americano”, tutti elementi che, secondo lui, sarebbero “sotto attacco da parte di un aspirante re e del suo governo”.
Negli ultimi mesi il Boss ha trasformato il palco in una piattaforma politica permanente. Lo ha fatto con monologhi contro Trump, con interventi diretti contro l’ICE e anche attraverso nuove canzoni. La più discussa è “Streets of Minneapolis”, brano pubblicato dopo la morte di Renée Good e Alex Pretti durante operazioni federali in Minnesota.
Durante un concerto benefico nel New Jersey, Springsteen ha attaccato frontalmente l’agenzia federale, arrivando a dichiarare dal palco: “L’ICE deve andarsene da Minneapolis”. In un altro passaggio ha parlato di “tattiche da Gestapo” riferendosi alle operazioni federali sull’immigrazione.
La tournée attraversa molte città coinvolte negli ultimi mesi da proteste e operazioni migratorie federali. Minneapolis, Portland, Los Angeles, San Francisco, Austin e Washington diventano così tappe simboliche di un racconto politico preciso. Non a caso Springsteen ha definito questa fase come un’“American spring of Rock ’n’ Rebellion”.
Anche Tom Morello, coinvolto in parte del tour, ha parlato esplicitamente della necessità di “puntare i riflettori sulle minacce alla democrazia e ai diritti umani”.
Il feud infinito tra Springsteen e Trump tra social, palco e provocazioni
Lo scontro tra Bruce Springsteen e Donald Trump non è una novità, ma negli ultimi mesi è diventato permanente e sempre più personale. Da una parte ci sono gli attacchi del Boss dal palco, attraverso dichiarazioni e canzoni. Dall’altra le reazioni di Trump sui social e nei suoi interventi pubblici.
Springsteen ha definito più volte Trump “corrotto, incompetente e traditore”.
Trump ha risposto con il suo stile diretto e aggressivo, attaccando il musicista sui social e definendolo in passato “una prugna rinsecchita” e “un idiota arrogante e senza talento”.
La tensione è aumentata ulteriormente quando Springsteen ha usato il palco per colpire direttamente l’amministrazione repubblicana e l’ICE. Il presidente americano ha reagito trasformando il cantante in uno dei simboli culturali dell’opposizione liberal, alimentando ulteriormente la polarizzazione attorno al tour.
Negli show della E Street Band gli interventi politici sono ormai parte integrante della scaletta. Non semplici introduzioni ai brani, ma veri discorsi contro l’autoritarismo, contro la gestione dell’immigrazione e contro il trumpismo. La musica diventa così veicolo di propaganda culturale, mentre i concerti assumono la forma di grandi raduni identitari.
Springsteen, dal canto suo, non sembra intenzionato a fare passi indietro. “Io faccio quello che voglio fare e dico quello che voglio dire”, aveva spiegato prima dell’inizio del tour, dicendosi pronto al “contraccolpo”.
Ed è esattamente quello che sta accadendo. Tra contestazioni, minacce online, sicurezza rafforzata e scontri mediatici continui, il “Land of Hope and Dreams Tour” è diventato molto più di una tournée rock. È uno dei fronti culturali più rumorosi e visibili dell’America del 2026.