Bruce Springsteen lancia il suo tour “contro Trump”: Minneapolis teatro di protesta e musica
01 aprile 2026 alle ore 14:05, agg. alle 14:50
Il “Land of Hope & Dreams American Tour” parte dalle città più colpite dalle operazioni dell’ICE, con un messaggio forte per la democrazia, musica, momenti memorabili e un omaggio a Prince.
Bruce Springsteen ha dato il via al suo 2026 Land of Hope & Dreams American Tour, una tournée di 20 date negli Stati Uniti concepita non solo come una serie di concerti, ma come un’imponente dichiarazione politica contro il presidente Donald Trump e le sue politiche, in particolare quelle sull’immigrazione e l’uso della forza federale nelle città americane.
La partenza da Minneapolis non è casuale: la città è stata al centro di intense operazioni dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) e di proteste diffuse negli ultimi mesi, diventando simbolo di resistenza e mobilitazione civica. In questo contesto, Springsteen ha trasformato la prima tappa del tour in qualcosa di più di un semplice show, intrecciando messaggi di denuncia, solidarietà e un forte richiamo alla partecipazione democratica.
La strategia del Boss è stata chiara fin dai materiali promozionali e dai video teaser diffusi con la E Street Band: un invito, una“call to action” per chi si sente sotto attacco da quella che il rocker ha definito come una “minaccia all’ideale americano”.
Il tour prevede 20 date negli Stati Uniti tra marzo e maggio 2026, con un gran finale il 27 maggio 2026 al Nationals Park di Washington, D.C., proprio nella capitale americana e città simbolo della democrazia e sede della Casa Bianca.
Un tour in difesa della democrazia
Il tour, infatti, era stato annunciato come un modo per celebrare e difendere “i nostri sacri ideali americani, la democrazia, la libertà e la Costituzione”, tutti concetti secondo Springsteen messi in pericolo da un’amministrazione che considera autoritaria e divisiva”.
La tensione politica è stata accompagnata da un flusso di prese di posizione forti e dirette dello stesso Springsteen nei mesi precedenti: dalla pubblicazione della canzone di protesta “Streets of Minneapolis” — un brano scritto in risposta agli omicidi di Renée Good e Alex Pretti da parte di agenti federali, con il messaggio “ICE Out Now” che è diventato slogan e canto di massa — fino alle esibizioni ai raduni contro Trump e all’uso di suoi singoli storici in campagne civiche
Prima ancora dell’inizio ufficiale del tour, Springsteen aveva già fatto sentire la sua voce al “No Kings rally” di St. Paul, dove aveva eseguito proprio “Streets of Minneapolis” invitando il pubblico a reagire alla repressione e a difendere i diritti fondamentali.
Lo show a Minneapolis: tre ore di rock, protesta e omaggi
La prima serata del Land of Hope & Dreams American Tour allo Target Center di Minneapolis è stata un mix di musica classica, momenti toccanti e discorsi politici.
La serata è iniziata con un’impronta fortemente simbolica, con Springsteen che ha voluto aprire con un brano di protesta come “War” — la classica cover che non veniva eseguita con la E Street Band da più di vent’anni — accompagnata da parole che hanno ribadito la difesa degli ideali democratici e la solidarietà verso chi soffre.
“Siamo qui in celebrazione e in difesa dei nostri ideali americani, della democrazia, della nostra Costituzione e della nostra sacra promessa americana. L’America che amo, l’America di cui ho scritto per 50 anni, quella che è stata un faro di speranza e libertà per il mondo. Vi chiedo di scegliere la speranza invece della paura, la democrazia invece dell’autoritarismo, lo Stato di diritto invece dell’arbitrio, l’etica invece della corruzione, la resistenza invece della compiacenza, l’unità invece… e la pace…", ha detto il Boss.
Tra i momenti più emozionanti della serata, la performance della sua nuova canzone “Streets of Minneapolis” ha raccolto il tributo commosso del pubblico, con migliaia di telefoni accesi in aria mentre la folla ripeteva il ritornello e lo slogan “ICE Out Now” in segno di solidarietà con le vittime delle operazioni federali.
Un altro momento di forte impatto è stato l’omaggio a Prince: Springsteen ha eseguito “Purple Rain” con la E Street Band (e con Tom Morello alla chitarra), un tributo carico di significato dato che Minneapolis è stata la città natale di Prince e punto focale della cultura musicale locale.
La setlist ha mescolato grandi classici come “Born in the U.S.A.”, “Out in the Street” e “The Ghost of Tom Joad” con momenti più riflessivi, offrendo così un equilibrio fra divertimento e impegno. Il concerto, durato quasi tre ore, si è concluso con brani di speranza e un forte richiamo all’azione civile, consolidando il messaggio centrale del tour: non solo musica, ma un invito alla partecipazione e al cambiamento sociale.