Brian Molko vuole Yungblud nel biopic sui Placebo
08 luglio 2026 alle ore 17:24, agg. alle 17:42
Il frontman dei Placebo indica Yungblud come possibile interprete in un film sulla sua vita, mentre la band rilancia il debutto con RE.
Brian Molko non è mai stato un personaggio da incasellare con facilità. Non lo era nel 1996, quando i Placebo entrarono nella scena britannica con un debutto omonimo che sembrava arrivare da un’altra frequenza rispetto al Britpop dominante.
Non lo è oggi, trent’anni dopo, mentre la band torna su quel primo album con Placebo RE, operazione che non guarda alla nostalgia come a una vetrina, ma come a un materiale da rimettere ai giorni nostri.
Ma se quella storia dovesse essere raccontata sul grande schermo, a chi si affiderebbe Molko per poter portare davanti la macchina da presa il suo stile sfuggente e controverso?
Chi potrebbe interpretare Brian Molko in un biopic sui Placebo?
La risposta è arrivata durante la nuova serie digitale di Radio X, Do I Wanna Know?. Alla domanda su un eventuale film biografico, Molko ha prima indicato il regista ideale: “Uno dei miei filmmaker preferiti è Jim Jarmusch. Ho uno dei suoi film tatuato sulla pelle – Only Lovers Left Alive, il mio film preferito”.
Poi è arrivato il nome per il ruolo da protagonista: “Penso che Yungblud farebbe un buon lavoro nell’interpretarmi, ma credo che potrebbe avere qualche difficoltà con il mio accento”.
Una battuta, certo. Ma non solo una battuta. Perché nella scelta c’è anche un riconoscimento generazionale, estetico e umano. Yungblud è un artista divisivo, ma ha costruito una relazione diretta con un pubblico giovane che cerca appartenenza, fragilità e identità fuori dagli schemi. Temi che i Placebo hanno messo al centro del proprio linguaggio molto prima che diventassero lessico comune del rock alternativo.
Intanto Molko e Stefan Olsdal sono impegnati nella nuova fase celebrativa legata a Placebo RE, pubblicato il 19 giugno 2026. Il progetto segna il trentesimo anniversario dell’album di debutto dei Placebo, uscito originariamente nel 1996, e non si limita a una semplice rimasterizzazione.
La band lo descrive come una sorta di “director’s cut”: un ritorno ai master originali, filtrato attraverso trent’anni di concerti, arrangiamenti modificati e consapevolezza maturata sul palco. La versione fisica su CD include due dischi: il primo con l’album ricreato, il secondo con remix, live del 1997 e demo del 1995. Nella tracklist tornano brani centrali come Come Home, Teenage Angst, 36 Degrees, Nancy Boy, Bruise Pristine, Lady of the Flowers e Swallow, con l’aggiunta di Drowning By Numbers e H.K. Farewell.
Il breakdown di Yungblud
Intanto in questi giorni è esploso un nuovo caso Yungblud, pochi giorni dopo il Bludfest 2026, il festival da lui fondato e portato anche in Repubblica Ceca, a Králové, dove l’artista si è ritrovato davanti a circa 20.000 persone.
Non una semplice data dal vivo, ma uno snodo emotivo. In un video pubblicato su Instagram, Dominic Harrison è apparso visibilmente scosso sul palco, mentre parlava al pubblico della fatica accumulata nell’ultimo periodo. Il passaggio più forte è arrivato quando sui social ha detto: "Ultimamente mi sono sentito così disconnesso da tutto. Ho cercato di fare del mio meglio per svegliarmi ogni giorno. Ho provato molto dolore e non so perché, per molto tempo. Ma ogni volta che trovo i vostri volti, ogni volta che trovo i vostri occhi, ogni volta che vi guardo, so di appartenere a qualche posto".
Nel testo pubblicato insieme al video ha spiegato: "Recentemente sto davvero facendo fatica e questo momento è il prodotto del mio corpo che ha rilasciato l’ondata di emozioni che mi ha colpito nell’ultimo anno e che non sono riuscito a elaborare. Non vi mentirò: quando sono sceso dal palco mi sono sentito euforico, ma venti minuti dopo, quando ero da solo sotto la doccia, ho avuto un breakdown".
Nel post Yungblud ha anche affrontato il tema delle critiche ricevute online e, in particolare, l’accusa ricorrente di essere un "industry plant", cioè un prodotto costruito dall’industria discografica e spinto artificialmente verso il successo.
"La quantità di odio e incredulità intorno a me da parte di sconosciuti su Internet o musicisti amareggiati pesa davvero sul mio cuore, perché tutto quello che ho cercato di fare negli ultimi dieci anni è diffondere amore, costruire qualcosa in cui credo e unire le persone in uno spazio sicuro".
La reazione del mondo musicale è stata immediata. Scott Ian degli Anthrax ha scritto: "Ero a lato palco al BTTB e ti ho visto respirare aria rarefatta per il modo in cui hai elevato Changes. Ti sei guadagnato tutto, Dom. Cheers, fratello".
Gary Holt, chitarrista di Slayer ed Exodus, ha respinto la stessa accusa sostenendo che un "industry plant" non avrebbe potuto fare quello che Yungblud ha fatto a Back to the Beginning, il concerto legato all’ultimo saluto dei Black Sabbath e di Ozzy Osbourne.
Il sostegno non è arrivato solo dall’area rock e metal. SZA ha commentato in modo essenziale, ma chiaro: "Faccio il tifo per te". Paloma Faith ha scelto un messaggio più ampio: "Amico… ti capisco. Chiunque riesca a vivere in questo mondo adesso e a sentirsi bene non è a posto con la testa. È un disastro… L’empatia defluisce da questo mondo come uno scarto. Ma non è uno scarto. Tornerà. Sii gentile con te stesso… non sei tu. È questo mondo incasinato e tutte le sue ingiustizie".