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Bon Jovi interrompe il concerto al Madison Square Garden: Jon fermato da un’infezione ai seni nasali

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Author image Gianluigi Riccardo

24 luglio 2026 alle ore 12:28, agg. alle 12:46

Jon Bon Jovi ha chiuso in anticipo l’ottavo show della residency di New York. Sul palco Pat Monahan dei Train, la band e il pubblico per aiutarlo.

Jon Bon Jovi ha provato ad andare avanti finché la voce glielo ha consentito. Poi, dopo circa novanta minuti e quattordici canzoni, ha dovuto arrendersi. L’ottavo concerto della residency dei Bon Jovi al Madison Square Garden di New York, andato in scena giovedì 23 luglio, è terminato bruscamente a causa di un’infezione ai seni nasali che ha messo in difficoltà il cantante.

Una serata delicata, soprattutto considerando il significato del Forever Tour: non una normale serie di concerti, ma il ritorno stabile sul palco di Jon Bon Jovi dopo quattro anni, una complessa operazione alle corde vocali e una riabilitazione che aveva lasciato aperto persino il dubbio sulla possibilità di affrontare nuovamente un tour.

Il cantante ha comunque portato avanti lo spettacolo eseguendo brani come You Give Love a Bad Name, Born to Be My Baby, Bed of Roses, Have a Nice Day e It’s My Life. Davanti al pubblico del Madison Square Garden, però, è apparso progressivamente più affaticato. Prima dell’ultima canzone ha deciso di spiegare direttamente la situazione.

"So che vi sto deludendo e non è da me farlo", ha detto dal palco. "Faremo ancora una canzone e avrò bisogno del vostro aiuto. Potremmo doverci fermare perché sto davvero male".

Pat Monahan dei Train e il Madison Square Garden cantano Livin’ on a Prayer

La canzone scelta per chiudere la serata è stata inevitabilmente Livin’ on a Prayer. Per affrontarla Jon Bon Jovi ha ricevuto il supporto di Pat Monahan, cantante dei Train, arrivato sul palco per dividere con lui una delle parti vocali più impegnative dell’intero repertorio della band.

Non è stato soltanto un cameo. In quel momento Monahan, i musicisti e il pubblico del Madison Square Garden hanno costruito una vera rete di protezione attorno al frontman. Jon ha lasciato che fossero le migliaia di persone presenti nell’arena a sostenere buona parte del brano, trasformando una difficoltà evidente in un grande coro collettivo.

Al termine della canzone, Bon Jovi ha chiesto ai fan di non gettare i biglietti, anticipando l’intenzione di trovare una soluzione per recuperare lo spettacolo.

"Non buttate via i vostri biglietti. Troverò una soluzione, va bene? Conservateli e capiremo come riprogrammare il concerto", ha spiegato. "Ma per questa sera devo fermarmi. Io mi sento bene. Ci rivedremo presto, buonanotte".

I compagni di band lo hanno immediatamente circondato e abbracciato. Anche la reazione del pubblico è stata di sostegno: applausi e cori hanno accompagnato i musicisti mentre lasciavano il palco. Un rappresentante dei Bon Jovi ha successivamente confermato che il cantante stava affrontando un’infezione ai seni nasali e che proprio questa condizione aveva reso necessaria l’interruzione anticipata.

La serata del 23 luglio si è quindi chiusa dopo una scaletta ridotta a quattordici pezzi. Oltre all’apertura con la cover dei Beatles With a Little Help from My Friends, la band ha eseguito Beautiful Drug, We Weren’t Born to Follow, Lost Highway, Who Says You Can’t Go Home, Legendary, Let It Rain e Whole Lot of Leavin’. Sono invece rimasti fuori diversi momenti abitualmente collocati nella parte finale dello show, tra cui Wanted Dead or Alive, Keep the Faith, Bad Medicine e Always.


La residency dei Bon Jovi tra ritorno, dubbi e rarità di repertorio

L’interruzione dell’ottavo concerto arriva all’interno di una residency che è stata osservata con particolare attenzione fin dalla prima serata del 7 luglio. I nove show esauriti al Madison Square Garden rappresentavano infatti il primo vero banco di prova per la voce di Jon Bon Jovi dopo l’ultima tournée del 2022.

La prima notte aveva avuto un valore quasi simbolico. La band era tornata davanti a circa 20.000 persone con una formazione composta da Jon Bon Jovi, David Bryan, Tico Torres, Hugh McDonald, Phil X, John Shanks ed Everett Bradley. Lo spettacolo era durato più di due ore, con ventuno canzoni e un’apertura ironica affidata a With a Little Help from My Friends.

Cantando il verso «Cosa fareste se cantassi fuori tono?», Jon aveva fatto riferimento senza nascondersi ai problemi vocali degli ultimi anni. Poco dopo aveva raccontato l’emozione di tornare in un’arena: "Non sentivo il boato di un pubblico da quattro anni e non sapevo se mi sarei ricordato che cosa significasse. Sono grato e profondamente ridimensionato da tutto ciò che è accaduto".

Nel corso delle serate, i Bon Jovi hanno mantenuto una base piuttosto stabile, costruita attorno ai grandi classici e ad alcuni brani dell’album Forever, ma hanno anche modificato progressivamente la scaletta. La sesta data, il 19 luglio, aveva già sollevato qualche preoccupazione. Lo show si era concluso dopo circa due ore e un quarto, una ventina di minuti prima rispetto alle serate precedenti.

Sulla scaletta stampata comparivano Red, White and Jersey, Wanted Dead or Alive e Always, ma nessuna delle tre era stata eseguita. Dopo Bad Medicine si erano accese le luci dell’arena, sorprendendo parte del pubblico. L’assenza di Wanted Dead or Alive era risultata particolarmente insolita, considerando che si tratta di uno dei brani più suonati dal vivo nella storia dei Bon Jovi.

Due giorni dopo, però, la band aveva risposto con il concerto più ricco e coraggioso dell’intera residency. Il 21 luglio i Bon Jovi avevano proposto ventitré pezzi in circa due ore e venticinque minuti, recuperando tutte le canzoni saltate nella data precedente.

Erano tornate Wanted Dead or Alive, Always e Red, White and Jersey, ma soprattutto erano riapparse due canzoni meno prevedibili. Raise Your Hands, tratta da Slippery When Wet, non veniva eseguita dal 2019; I’ll Sleep When I’m Dead, pubblicata su Keep the Faith, mancava invece dai concerti dal 2022. Le due rarità avevano sostituito Lay Your Hands on Me e This House Is Not for Sale, mostrando la volontà di non trasformare la residency in una semplice ripetizione della stessa scaletta.


L’operazione alle corde vocali e il lungo recupero di Jon Bon Jovi

I problemi erano diventati evidenti durante il tour del 2022. Jon Bon Jovi non riusciva più a controllare la voce come in passato e, dopo gli accertamenti, aveva scoperto che una delle due corde vocali si stava atrofizzando.

Il cantante ha spiegato più volte che non si trattava delle conseguenze di uno stile di vita distruttivo o di una tecnica scorretta. "Non ho mai fatto nulla per danneggiare le corde vocali", ha raccontato. "Non ho avuto eccessi. Sono un cantante preparato, ho studiato e praticato questo mestiere. Per questo, quando un medico mi ha spiegato che una delle corde si stava letteralmente atrofizzando, è stato difficile da comprendere".

Il problema consisteva in una forte differenza tra le due corde: una continuava a lavorare normalmente, mentre l’altra si era assottigliata e non riusciva più a chiudersi correttamente. Jon è stato quindi sottoposto a una medializzazione della corda vocale, un intervento attraverso il quale viene inserito un impianto per spostare la corda indebolita verso il centro della laringe. In questo modo la corda sana può incontrarla durante la fonazione e produrre nuovamente un suono più stabile.

L’operazione era riuscita, ma il recupero si è dimostrato molto più lungo del previsto. Per mesi Jon ha lavorato quotidianamente con specialisti e vocal coach, ricostruendo gradualmente resistenza, controllo e capacità di sostenere un intero concerto. Il vero problema, infatti, non era riuscire a cantare una singola canzone o registrare in studio, ma affrontare due ore e mezza di spettacolo per più sere ravvicinate.

Alla vigilia del Forever Tour, però, si era dichiarato "completamente guarito". "È stato un percorso più lungo di quanto avessi immaginato, ma doveva essere fatto nel modo giusto», aveva spiegato. «Non abbiamo mai perso la fiducia".


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