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Bob Dylan su Patreon con racconti realizzati con AI

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Author image Gianluigi Riccardo

31 marzo 2026 alle ore 14:56, agg. alle 17:20

Bob Dylan apre un Patreon per 5 dollari al mese con contenuti AI storici, scatenando polemiche tra fan e critica sulla scelta controversa.

Bob Dylan è tornato a far parlare di sé con una mossa che ha già diviso fan e stampa. Il cantautore statunitense ha infatti inaugurato un account su Patreon dedicato a contenuti di fanfiction storica generati con intelligenza artificiale, una novità che unisce la passione per il racconto al fascino oscuro dei personaggi del passato.

L’iniziativa, presentata attraverso i canali ufficiali di Dylan, offre agli abbonati la possibilità di accedere a testi, letture e materiali multimediali legati a figure storiche reinterpretate dalla voce narrativa dell’artista, con un taglio fortemente personale e spesso enigmatico.

Secondo quanto comunicato ufficialmente, l’account Patreon propone contenuti esclusivi con aggiornamenti regolari: storie immaginarie ambientate nel Vecchio West, lettere mai scritte ma "parlate" dai grandi personaggi del passato, e dialoghi reinterpretati da Dylan stesso, in alcuni casi arricchiti da registrazioni audio.

L’accesso è riservato agli abbonati, con un costo mensile di circa 5 dollari. L’obiettivo dichiarato, secondo la comunicazione ufficiale, è "offrire una nuova prospettiva sulla storia e sulla narrazione attraverso la lente unica di Dylan", sebbene il confine tra realtà storica e invenzione creativa resti volutamente sfumato.


La risposta del pubblico

Al momento, sul Patreon di Dylan sono presenti solo sei post, il primo dei quali è semplicemente un video incorporato di un'esibizione di Mahalia Jackson, seguito da tre post con saggi audio apparentemente letti ad alta voce da una voce artificiale. Questi riguardano l'ex vicepresidente Aaron Burr, il fuorilegge del XIX secolo Frank James e l'eroe popolare americano Wild Bill.

Esiste anche una serie intitolata "Letters never sent". L'unico esempio finora pubblicato è una lettera fittizia scritta da Mark Twain e inviata a Rudolph Valentino, un attore italiano dell'epoca del cinema muto, che aveva 14 anni quando Twain morì nel 1910. La lettera si conclude con la firma corsiva di Twain e la spedizione è attribuita allo pseudonimo di "Herbert Foster".

Le prime reazioni tra i fan sono state contrastanti. Da un lato, alcuni ammiratori apprezzano la sperimentazione: la possibilità di ascoltare o leggere racconti storici filtrati dalla sensibilità di Dylan rappresenta un’estensione moderna e digitale del suo spirito narrativo.

Dall’altro lato, molti si sono detti perplessi, criticando la scelta di monetizzare contenuti generati con strumenti di intelligenza artificiale e accusando l’artista di giocare troppo sul nome e sull’aura di leggenda che lo circonda.

Anche la stampa musicale internazionale ha dedicato ampio spazio all’iniziativa, con articoli che oscillano tra il fascino per la sperimentazione e la delusione per il paywall su contenuti percepiti come "frivoli" rispetto alla storica produzione artistica di Dylan.

Il caso autopen

Questa nuova mossa fa il paio con un episodio precedente che aveva scosso il mondo dei collezionisti: nel 2022, Dylan è stato al centro di polemiche per la vendita di copie autografate del suo libro The Philosophy of Modern Song, firmate però tramite autopen, un dispositivo meccanico che riproduce firme. La casa editrice ha poi comunicato il rimborso ai collezionisti, definendo l’uso della macchina “un errore di giudizio”.

La vicenda ha alimentato il dibattito sull’autenticità e sull’etica commerciale legata all’opera di Dylan, sottolineando quanto anche un’icona culturale possa generare discussioni profonde quando si avventura in territori meno convenzionali.

Bob Dylan è sempre stato un personaggio “contro”: dal celebre tradimento elettrico al Newport Folk Festival del 1965, fino alla consuetudine di modificare sistematicamente le canzoni durante i live, il rifiuto dei cellulari e dei video nei suoi concerti e la mancata apparizione per ritirare il Nobel per la letteratura. Tutte scelte che hanno costruito il mito di un artista che segue una propria logica interna, spesso distante dalle aspettative del pubblico e dai cliché dell’industria musicale.


Un proverbiale antipatico

Negli ultimi anni, questa tendenza si è accompagnata a una produzione discografica originale ridotta,  e a operazioni commerciali e creative discutibili, come il caso dell’autopen e ora il Patreon con fanfiction AI. Ci si può chiedere se queste iniziative siano frutto di una gestione diretta da parte del management o se rappresentino una scelta coerente con il personaggio: un Dylan deliberatamente enigmatico, capace di irritare o sorprendere allo stesso tempo, fedele a quella figura “antipatica” ma affascinante che ha sempre contraddistinto la sua carriera.

L’iniziativa Patreon sembra incarnare perfettamente questa filosofia: un prodotto esclusivo e inaccessibile a chi non è disposto a pagare, con contenuti che sfidano la linea tra realtà e invenzione, tra storia e mito. Se da un lato può apparire come una mossa commerciale discutibile, dall’altro rafforza l’immagine di Dylan come artista che non scende mai a compromessi con le aspettative del pubblico, confermando il suo ruolo di provocatore culturale, anche nella fase più matura della carriera.


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