Black Sabbath, accordo sui nastri degli Earth: chi controlla davvero le origini
27 aprile 2026 alle ore 17:20, agg. alle 17:42
Dai club blues di Birmingham al metal: la disputa riporta alla luce gli Earth, tra nastri contesi, Jethro Tull e la nascita del suono Sabbath.
Nel 2025–2026 è esploso un conflitto legale tra Sharon Osbourne e Jim Simpson, primo manager dei Black Sabbath, riguardo alla pubblicazione di registrazioni del 1969, quando la band si chiamava ancora Earth.
Simpson sosteneva di aver finanziato e posseduto quei nastri, registrati a Birmingham, e di volerli pubblicare come materiale storico. Sharon Osbourne ha invece bloccato il rilascio, rivendicando i diritti del gruppo. Dopo mesi di tensioni, la questione si è chiusa con un accordo: i diritti delle registrazioni sono tornati ai membri originali dei Black Sabbath, che ora decideranno se e come pubblicarle.
Queste registrazioni non sono Black Sabbath nel senso classico: sono ancora Earth, una band profondamente radicata nel blues e nel rock psichedelico.
Registrazioni del 1969, roba da sala prove e studio locale, che l’ex manager Jim Simpson voleva pubblicare come documento storico. Dall’altra parte Sharon Osbourne, che ha fatto muro rivendicando il controllo su quel materiale. Dopo mesi di attriti, la questione si è chiusa con un accordo: i diritti tornano alla band, e saranno loro a decidere se, come e quando far uscire quelle tracce.
La disputa legale Black Sabbath - Earth
Quelle registrazioni degli Earth — oggi al centro di una disputa legale — non sono “inediti” nel senso commerciale del termine, ma materiale grezzo, pre-identitario, inciso quando i Black Sabbath non esistevano ancora come idea compiuta. E proprio per questo tornano ciclicamente a far discutere: perché raccontano il momento in cui tutto stava per succedere, ma non era ancora successo.
La questione è riemersa quando Jim Simpson, primo manager della band, ha annunciato la pubblicazione di alcune registrazioni del 1969 sotto il nome Earth. Simpson aveva annunciato la pubblicazione di un album: "Earth: The Legendary Lost Tapes" contenente materiale che, secondo la sua versione, gli apparterrebbe per averne finanziato e supervisionato la realizzazione.
Non era nemmeno la prima volta che quel materiale veniva utilizzato. Nel corso degli anni, frammenti e versioni di quelle sessioni erano già circolati in forme più o meno ufficiali — compilation semi-bootleg, ristampe borderline, pubblicazioni con titoli variabili — spesso senza il pieno controllo della band. Proprio questa storia “grigia” ha reso il terreno ancora più delicato.
L’annuncio di una pubblicazione strutturata ha però innescato la reazione immediata di Sharon Osbourne, che ha contestato la legittimità dell’operazione dal punto di vista dei diritti e soprattutto dell’utilizzo del nome e dell’eredità dei Black Sabbath. La posizione era chiara: quel materiale, pur risalente agli anni Earth, fa parte della storia della band e non può essere gestito unilateralmente.
Ne è nato un confronto legale breve ma significativo, chiuso con un accordo: i diritti tornano ai Black Sabbath, che avranno l’ultima parola sulla pubblicazione. Fine della disputa, almeno formalmente.
Quando i Black Sabbath erano ancora Earth
Prima del nome che avrebbe definito un genere, c’erano gli Earth. Una band da club, inserita in pieno nel circuito blues britannico. Il repertorio è fatto di cover, improvvisazioni, qualche brano originale ancora in cerca di forma. Il suono non è oscuro, non è ancora “pesante” nel senso che diventerà canonico. È piuttosto un blues elettrico spinto, con derive psichedeliche.
Tony Iommi è già il punto fermo, anche se il suo stile sta ancora prendendo forma. L’incidente in fabbrica che gli ha compromesso due dita lo costringe a trovare soluzioni alternative: corde più leggere, accordature ribassate, meno virtuosismo e più sostanza. Una necessità tecnica che finirà per diventare un tratto distintivo. Geezer Butler si sposta definitivamente sul basso e comincia a incidere anche sul piano lirico. Bill Ward porta un approccio ritmico fluido, quasi jazzistico. Ozzy Osbourne è ancora lontano dall’icona che diventerà: voce istintiva, presenza più caotica che costruita.
In quel contesto si inserisce uno degli episodi più citati dagli stessi protagonisti: una serata in cui gli Earth si ritrovano a suonare al posto dei Jethro Tull (dove Iommi transiterà anche brevemente), assenti all’ultimo momento. Un cambio di programma come tanti nel circuito dei club, ma con un effetto diverso dal solito. Il pubblico risponde, la band regge il palco, e qualcosa si muove. Non è una svolta immediata, ma è uno di quei passaggi in cui una band capisce di poter uscire dall’anonimato.
Il legame con quella scena è reale: Iommi aveva anche avuto un breve passaggio proprio con i Tull documentato anche nel celebre Rock'n'Roll Circus dei Rolling Stones. Due direzioni che si sfiorano e poi divergono. Da una parte un rock sempre più strutturato, dall’altra un suono che si semplifica e si appesantisce. È lì che gli Earth iniziano a cambiare.
Il blues rallenta, si scurisce, perde progressivamente i riferimenti più classici. Quando il nome diventa Black Sabbath, il processo è già in atto. Il debutto del 1970 non nasce dal nulla: è la conseguenza diretta di quelle prove, di quei palchi improvvisati, di quel periodo ancora senza identità definita.
Per questo le registrazioni oggi contese hanno un peso specifico diverso. Non raccontano ancora i Black Sabbath, ma spiegano come ci si arriva.