Interviste

Balu Brigada: dal debut album Portal al ritorno live in Italia

A placeholder image for the article
Author image Gianluigi Riccardo

03 aprile 2026 alle ore 14:54, agg. alle 15:29

I fratelli Beasley presentano Portal, dopo i singoli virali “So Cold” e “Backseat”, e tornano live a Milano l’8 aprile ai Magazzini Generali.

I Balu Brigada sono una delle realtà più interessanti emerse dalla Nuova Zelanda negli ultimi anni: un duo formato dai fratelli Pierre Beasley e Henry Beasley, capaci di muoversi tra indie, elettronica e alternative pop con una naturalezza che ha già conquistato pubblico e addetti ai lavori.

Dopo averli visti in Italia nel 2025 come supporter dei Twenty One Pilots – con Radiofreccia come radio partner – i due torneranno l’8 aprile ai Magazzini Generali per il loro primo show da headliner nel nostro Paese.

Un passaggio simbolico, che arriva dopo la pubblicazione del loro debut album "Portal", disco che segna un punto di svolta nella loro carriera.

Con"Portal", il duo ha già raccolto grande attenzione grazie a brani virali come So Cold e 'Backseat', quest’ultima finita tra le Top 20 del 2025 di Radiofreccia. Prima di questo progetto completo, Pierre e Henry avevano pubblicato diversi EP e singoli che li hanno fatti conoscere a un pubblico sempre più vasto.

Nell’intervista, i fratelli Beasley hanno parlato di tutto: dall’esperienza italiana come supporter dei Twenty One Pilots, alla dinamica unica di lavorare insieme come fratelli, fino al processo creativo di "Portal", scritto e prodotto tra New York e la Nuova Zelanda.

"Mi piace pensare che le persone stiano ricominciando ad apprezzare gli album, e stiamo abbandonando l’esagerata glorificazione dei singolidegli anni 2020", racconta Pierre, riflettendo sul passaggio da un mondo dominato dai singoli a un album completo che esplora la loro cifra musicale.

L’esperienza italiana e il legame con i Twenty One Pilots

In attesa di vederli come headliner l'8 aprile ai Magazzini Generali di Milano, Il ricordo delle date italiane come supporter dei Twenty One Pilots è vivido per i Balu Brigada.

“Il ricordo principale, a dire il vero, è che il ragazzo che suona le tastiere quando siamo usciti a fare una corsetta nel giro di cinque secondi… è caduto, è inciampato in questa piccola catena e si è quasi rotto il naso”, racconta Pierre con una risata, evocando l’ironia di un’esperienza dal vivo intensa ma memorabile. Non manca la passione per la cucina italiana: “Ne mangiavamo un sacco, sia a pranzo sia nel catering, era davvero ottimo”, aggiunge Henry che sottolinea anche il calore del pubblico: "La folla a Milano è stata una delle migliori, della parte europea di quel tour”.

Oltre agli aneddoti, i fratelli Beasley sottolineano l’impatto professionale del tour che li ha visti accompagnare Josh Dun e Tyler Joseph . “Abbiamo imparato molto da loro sia consapevolmente che in modo inconscio, soprattutto come mettere in piedi uno spettacolo e come arrivare in una nuova città e intrattenere la gente che ha pagato per vederti. Anche se sei stanco, dare il meglio di te e non sacrificare lo spettacolo”, dice Pierre, evidenziando come l’esperienza con un altro duo abbia rafforzato la loro comprensione della performance live e della gestione di una band ridotta.


“Portal”: un disco tra New York e Nuova Zelanda

Il debut album Portal nasce da un processo creativo diviso tra due mondi opposti: New York e la Nuova Zelanda più isolata. “L’abbiamo scritto soprattutto a New York e in Nuova Zelanda”, spiegano. Un dualismo che si riflette anche nel sound.

Il punto di partenza è stato un brano chiave: “abbiamo cominciato con So Cold […] ed era una sorta di versione del nostro sound di cui eravamo entrambi davvero soddisfatti”. Da lì si è sviluppato tutto il resto del disco.

New York ha portato l’urgenza e l’estetica urbana, con influenze evidenti: “la parte Strokes […] probabilmente viene da New York”. Non a caso, citano direttamente The Strokes come riferimento implicito.

Dall’altra parte, la scrittura in una zona rurale vicino ad Auckland – “questa cittadina di provincia […] chiamata Kaiwaka” – ha generato atmosfere completamente diverse: “era un posto davvero […] isolato e panoramico […] l’esatto contrario di New York”.

Da qui nascono brani più dilatati e introspettivi, come “canzoni come ‘4:25’ e ‘Butterfly Boy’”.

Il risultato è un disco che vive di contrasti, dove città e natura si fondono in una narrazione coerente.


Essere fratelli in una band: equilibrio e istinto

Uno degli aspetti più affascinanti dei Balu Brigada è la loro dinamica interna. Essere fratelli è un vantaggio, ma anche una sfida: “abbiamo scoperto poco a poco quali sono i nostri punti di forza e le nostre debolezze”.

Nel concreto, i ruoli sono abbastanza definiti: “Di solito io mi trovo a scrivere testi e idee per canzoni. E lui sarà in prima linea nella produzione di gran parte della musica”. Ma non è una divisione rigida: “facciamo entrambi i ruoli”, spiega Henry.

Il vero segreto è l’equilibrio: “ci lasciamo semplicemente trasportare dagli eventi […] seguire il flusso”. E anche quando emergono tensioni – “ci viene voglia di prenderci a pugni in faccia” – il bilancio resta positivo: “tutto questo è ampiamente compensato dal fatto di poter condividere esperienze così fighe con una persona a cui tieni”.

Guardando avanti, i Balu Brigada hanno le idee chiare. Tra i sogni di Pierre ci sono collaborazioni ambiziose: “Mi piacerebbe davvero lavorare con Imogen Heap, non la conosco benissimo ma da quello che ho è ascoltato trovo sia un genio. E poi ovviamente Pharrell Williams e Kevin Parker".

Altre storie

Leggi anche