Bad Bunny a Milano: 5 legami sorprendenti tra rock e Caraibi
17 luglio 2026 alle ore 14:17, agg. alle 14:36
Non solo reggaeton: Jeff Scott Soto, Dave Lombardo, Lenny Kravitz, Vernon Reid e Skindred mostrano il lato rock dei Caraibi.
Oggi, venerdì 17 luglio, e domani, sabato 18 luglio 2026, Bad Bunny porta il suo DeBÍ TiRAR MáS FOToS World Tour all’Ippodromo SNAI La Maura di Milano.
Non è esattamente un artista da Radiofreccia: il portoricano Benito Antonio Martínez Ocasio è uno dei simboli mondiali del reggaeton (anche se, concettualmente, la sua esibizione all'halftime show del Super Bowl 2026 è una delle cose più rock viste recentemente). Ma il suo arrivo offre il pretesto perfetto per sfatare un luogo comune.
Porto Rico e Caraibi non significano soltanto dembow, pop latino e ritmi da club. Tra le isole e la loro diaspora esistono collegamenti profondi con hard rock, punk e heavy metal.
Bad Bunny a Milano rappresenta il volto più enorme e contemporaneo della musica portoricana. Ma dietro le parole Porto Rico e Caraibi ci sono anche Slayer, Living Colour, Skindred, grandi voci hard rock e scene metal costruite contro ogni ostacolo.
Eccone cinque.
1. Jeff Scott Soto: dal Porto Rico all’hard rock mondiale
Il collegamento più diretto con Bad Bunny passa proprio dal Porto Rico.
Jeff Scott Soto è nato a Brooklyn da una famiglia portoricana ed è diventato una delle voci più riconoscibili dell’hard rock melodico. A soli diciotto anni cantò nei primi due album di Yngwie Malmsteen, "Rising Force" e "Marching Out". In seguito sarebbero arrivati Talisman, Journey, Trans-Siberian Orchestra, W.E.T. e Sons Of Apollo.
Le sue origini non si sono tradotte in un evidente “suono caraibico”, ma hanno inciso sul modo in cui l’industria discografica lo percepiva. Soto ha raccontato che negli anni Ottanta non corrispondeva al modello dominante del frontman biondo, bianco e con gli occhi chiari.
Arrivò a schiarirsi parte dei capelli e a modificare il proprio look, convinto che il talento da solo non sarebbe bastato a superare certi pregiudizi. Una storia di rock, identità e razzismo, raccontata da uno dei cantanti più versatili della sua generazione.
2. Dave Lombardo, Cuba e il metal degli Zeus
Dave Lombardo è nato all’Avana nel 1965 e si è trasferito con la famiglia a Los Angeles quando aveva appena due anni. La componente cubana, però, non è un semplice dettaglio biografico. Il cofondatore degli Slayer ha spiegato che il suo stile deriva anche dal latin jazz e dalle percussioni afro-cubane ascoltate durante l’infanzia.
Lombardo ha citato Tito Puente come riferimento e ha rivelato che persino il celebre break di batteria di Angel Of Death è stato influenzato direttamente dalla percussione latina. Dietro uno dei momenti più brutali della storia del thrash metal, quindi, batte anche un cuore cubano.
Il cerchio si è chiuso con Los Últimos Frikis, documentario dedicato agli Zeus, storica band metal cubana. Lombardo ne ha composto la colonna sonora, ha incontrato il gruppo durante il suo ritorno a Cuba e ha donato al batterista piatti, pedali e bacchette, materiali difficili da reperire sull’isola. Gli Zeus hanno poi aperto un concerto cubano dei Suicidal Tendencies.
La loro vicenda racconta una scena cresciuta tra scarsità di strumenti, limitazioni e ostilità istituzionale. Dal thrash degli Zeus al brutal death dei Combat Noise, il metal cubano ha dovuto imparare prima a sopravvivere e poi a farsi sentire.
3. Lenny Kravitz e la sua casa alle Bahamas
Le radici bahamensi di Lenny Kravitz arrivano dalla famiglia materna: suo nonno Albert Roker era originario delle Bahamas. Per Kravitz, però, non si tratta soltanto di genealogia. Sull’isola di Eleuthera ha trovato una casa, una comunità e un luogo creativo nel quale vivere e registrare.
Il musicista ha raccontato che alle Bahamas si sente nella propria forma più autentica, vicino alle sue radici e libero di essere sé stesso.
A Eleuthera possiede anche un Airstream trasformato in spazio di registrazione, mentre diversi suoi lavori sono stati realizzati nell’arcipelago. Anche “Fly Away” fu registrata ai celebri Compass Point Studios di Nassau.
Nel suo caso i Caraibi non sono una decorazione musicale: sono il paesaggio, il ritmo della vita quotidiana e il terreno sul quale il suo rock può respirare.
4. Vernon Reid: Montserrat dentro il suono dei Living Colour
Vernon Reid è nato a Londra da genitori originari di Montserrat ed è cresciuto a Brooklyn. Il chitarrista dei Living Colour ha descritto la propria infanzia come quella di una famiglia caraibica, pur riconoscendosi profondamente anche nella cultura afroamericana di New York.
I genitori gli fecero ascoltare artisti caraibici come Lord Kitchener, Lord Melody e Mighty Sparrow insieme a James Brown, Motown, Stax e British Invasion. Un miscuglio che aiuta a capire l’eclettismo dei Living Colour, capaci di far collidere metal, funk, jazz, punk e hip hop senza accettare confini.
Prima ancora di “Cult Of Personality”, nella chitarra di Reid c’era già un intero arcipelago musicale.
5. Skindred: Saint Kitts incontra il metal gallese
Benji Webbe, frontman degli Skindred, è gallese, ma suo padre proveniva dall’isola caraibica di Saint Kitts.
Webbe si è definito “Afro Caribbean Cymri”, afro-caraibico e gallese insieme: una formula che coincide perfettamente con la musica della band.
Cresciuto tra dischi delle Indie Occidentali, sound system, Bowie, T. Rex, Slade e punk, Webbe ha trasformato quella mescolanza nel cosiddetto ragga metal. Gli Skindred uniscono riff pesanti, elettronica, hardcore e canto in stile dancehall, alternando groove e chitarre senza preoccuparsi delle etichette.
Non sono una rock band con qualche decorazione esotica. Sono il risultato naturale della diaspora caraibica che incontra la cultura britannica e decide di alzare il volume.