History

Angus Young: la SG, Malcolm e il suono essenziale degli AC/DC

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Author image Gianni Rojatti

31 marzo 2026 alle ore 09:52, agg. alle 11:49

Identikit di Angus Young: il rapporto con Malcolm, le influenze e la Gibson SG, la sua chitarra, al centro di uno stile essenziale e inconfondibile.

Nato il 31 marzo 1955, Angus Young esplode con Back In Black (1980), diventando uno dei chitarristi rock più apprezzati al mondo. Il suo stile, già formato, nasce dal legame conio fratello Malcolm e da un linguaggio diretto e istintivo.

Un chitarrista in totale controtendenza rispetto al modello tecnico e tecnologico degli anni ’80, fedele alla Gibson SG “diavoletto”, la sua chitarra, e a un approccio essenziale rimasto intatto nel tempo.

"Meglio di Keith Richards"

Per il compleanno di Angus Young siamo andati a ripescare alcune sue dichiarazioni della prima metà degli anni ’80, nel momento in cui gli AC/DC, spinti dal successo clamoroso di Back In Black (1980), stanno diventando una delle band più popolari al mondo. È una fase interessante perché Angus è già un riferimento assoluto della chitarra rock, ma il suo modo di raccontarsi è ancora diretto, poco filtrato, quasi ingenuo. E proprio da queste parole emerge con chiarezza un punto: al centro del suo mondo chitarristico non c’è il solismo, ma il rapporto con il fratello Malcolm. La formazione di Angus nasce in una famiglia dove la musica è parte della quotidianità. Cresce a Sydney, in una casa piena di dischi, grazie soprattutto alla sorella Margaret che lo espone a generi diversi. Tra le influenze, una su tutte: Chuck Berry. “È in assoluto il più importante chitarrista nella storia del rock. Aveva uno stile unico, semplice ma molto efficace.” A questo si aggiungono gli shock di Jimi Hendrix “Ho ascoltato ‘Purple Haze’ e ho pensato: come fa a suonare così?” — e l’impatto degli Yardbirds di Jimmy Page e Jeff Beck, visti dal vivo proprio insieme a Malcolm.
 Ma il suo apprendimento non è mai accademico. Al contrario, è totalmente dipendente dal fratello: “Un sacco di ragazzi capivano le note al volo, io no. Dicevo a Malcolm: tu tirale giù e mostrami come si fa, e io le suono.” Malcolm non è solo un modello: è il primo insegnante, il filtro attraverso cui Angus entra nella musica. Questo meccanismo diventa anche la base della scrittura degli AC/DC. “Lui tira fuori qualcosa e io ci suono sopra.” Dietro questa frase apparentemente semplice c’è un’intera grammatica musicale: Malcolm costruisce una struttura ritmica solidissima, fatta di groove e accordi, e Angus interviene sopra con linee melodiche, riff e assoli. È un dialogo continuo, quasi istintivo, che rappresenta il cuore della loro musica. In questo senso, anche gli assoli più celebri — come quello di “Back in Black”, che ha una sua autonomia narrativa — non sono mai esibizione fine a sé stessa, ma una naturale estensione della base ritmica. Angus lo ribadisce più volte, con un’ammirazione che non lascia spazio a equivoci: “Probabilmente ha la miglior mano destra del mondo. Non ho mai sentito nessuno suonare così. Nemmeno Keith Richards.” E aggiunge un passaggio decisivo per capire la gerarchia interna alla band: “Se succede qualcosa alla mia chitarra e sparisco, puoi ancora sentire lui e non è vuoto.”
 È lui, Malcolm, il vero pilastro. Se la chitarra solista si spegne, il suono degli AC/DC resta in piedi, riconoscibile, pieno. Se venisse meno quella ritmica, è difficile immaginare lo stesso risultato. Non a caso Angus ha sempre sostenuto che il fratello fosse più bravo di lui. Anche la scelta di diventare solista nasce quasi per necessità: “Malcolm diceva che fare il solista interferiva con il suo bere, quindi ha detto che avrei dovuto farlo io.


"Non sono un solista"

Da qui nasce un paradosso interessante: Angus è uno dei chitarristi solisti più riconoscibili della storia del rock, ma continua a percepirsi come qualcosa di diverso. “Non mi considero un solista. Fare un assolo è un colore che aggiungi a una canzone, non la sua essenza: lo metti per dare eccitazione all'arrangiamento.” Il fatto è che, da autodidatta, quella dimensione gli viene naturale: “Fare soli è stato facile, è la prima cosa che abbia mai fatto.” Eppure, anche in questo, resta subordinato alla logica della band. Lo stesso rapporto istintivo si riflette nella scelta della chitarra. La Gibson SG, negli anni ’60, nasce per contrastare il successo delle Fender: più leggera, più maneggevole, con un attacco più tagliente. Ma quando Angus la imbraccia, non è ancora associata in modo definitivo a un’icona come la Stratocaster di Hendrix o la Les Paul di Jimmy Page. In un certo senso, è una tela libera.
Per Angus diventa una scelta perfetta anche per ragioni fisiche: non è molto alto, ha mani piccole, e quel manico sottile gli permette una grande facilità esecutiva. La forma con le due spalle mancanti — quelle che sembrano quasi “corna” e le fanno prendere il nome di "Diavoletto" — consente un accesso immediato ai tasti più alti.  Anche il suono segue la stessa logica. Angus si affida fin da subito al Marshall, l’amplificatore simbolo del rock, lo stesso utilizzato da Led Zeppelin, Hendrix e Ritchie Blackmore. La sua scelta è semplice: chitarra direttamente dentro l’amplificatore, senza effetti.
“I pedali sono troppo complicati. Sei a metà di un solo e le batterie si scaricano… qualcosa va sempre storto.”
E ancora: “Se suoni bene, suonerà bene.”
 Una filosofia spartana che affida unicamente alla propria ispirazione, attitudine, capacità esito di suono e performance!


Impermeabile alle mode

È proprio questa combinazione — centralità della ritmica, rifiuto del solismo come esibizione, strumentazione ridotta al minimo — a rendere Angus Young una figura anomala nel panorama degli anni ’80. In un periodo dominato da chitarristi sempre più tecnici, attenti al suono, alla tecnologia, alla costruzione del timbro — da Eddie Van Halen a Randy Rhoads, da Steve Lukather a The Edge, fino a Yngwie Malmsteen — Angus rappresenta una direzione opposta.
 Niente ricerca ossessiva del suono, niente virtuosismo ostentato, nessuna sovrastruttura. Eppure, proprio da questo approccio così essenziale nascono alcuni degli assolo più incendiari, accessibili e memorabili del rock. Ed è forse questa la chiave della sua longevità: Angus Young ha attraversato i decenni senza lasciarsi scalfire da nulla. Dall’hard rock tecnico degli anni ’80 al grunge dei ’90, fino al nu metal, è rimasto sempre fedele alla sua idea di chitarra, essenziale e diretta. Una coerenza che lo ha reso una figura rassicurante per chi nel rock cerca ancora immediatezza, energia e identità. E che spiega perché, ancora oggi, il suo modo di suonare resti tra i più amati.


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