Altro che ballad: San Valentino in metal
12 febbraio 2026 alle ore 20:00, agg. alle 18:05
Altro che playlist sdolcinate: il San Valentino di Radiofreccia è metal, tra ballad oscure, passioni feroci, amori folli e riff furibondi con doppia cassa!
San Valentino chiama, e anche a Radiofreccia abbiamo naturalmente pensato a una selezione musicale - rigorosamente rock - da usare come colonna sonora della giornata. Il rischio, però, era quello di perdersi tra le infinite playlist romantiche fatte di versioni acustiche, power ballad e classiche dichiarazioni d’amore in chiave sdolcinata. Così abbiamo deciso di muoverci in una direzione meno prevedibile: cercare il romanticismo dove ce lo si aspetta di meno.
Nasce da qui una selezione di canzoni - più o meno - d’amore che arrivano dal metal, anche nelle sue declinazioni più dure ed estreme. Una scelta variegata che attraversa il groove metal dei Pantera con “This Love”, le esagerazioni degli W.A.S.P., il black metal dei Gorgoroth e le visioni virtuosistiche di Steve Vai, tra prog e suggestioni quasi grunge anni ’90. Senza dimenticare classici imprescindibili firmati Judas Priest e Motörhead. Una playlist perfetta per chi vuole celebrare l’amore con piglio irriverente e rock; e anche per chi, per varie ragioni, magari questa giornata la vive come uno strazio e allora può spararsela a tutto volume per sdrammatizzare e non pensarci!
JUDAS PRIEST — “Love Bites”
Nel gennaio del 1984 i Judas Priest pubblicano DEFENDERS OF THE FAITH, uno degli album imprescindibili del metal, segnato da sonorità sempre più aggressive. Al suo interno spicca però “Love Bites”, un mid-tempo dalle atmosfere oscure che, pur senza rinunciare alla tempra heavy della band, lascia affiorare negli arrangiamenti persino una sensibilità vicina alla new wave e al synth pop del periodo. Il brano racconta una seduzione amorosa diabolica: quella del vampiro che ammalia la propria vittima, trasformando il bacio tra innamorati in un rito fatale.
STEVE VAI — “In My Dreams With You”
All’inizio degli anni ’90 Steve Vai è già uno dei chitarristi più celebrati al mondo: dopo le esperienze con Frank Zappa, David Lee Roth, Whitesnake e John Lydon, tenta la strada solista con SEX & RELIGION (1993), progetto ambizioso registrato con una super band che include Terry Bozzio (Frank Zappa, Missing Person) alla batteria, il bassista T.M. Stevens (James Brown) e un giovanissimo Devin Townsend alla voce, destinato a diventare uno dei nomi più radicali del prog metal. Il disco fonde virtuosismo estremo, suggestioni grunge, slanci epici alla Queen e una scrittura colta e visionaria. Tra i momenti più suggestivi e ispirati spicca “In My Dreams With You”, ballad moderna e quasi futuristica, una sorta di pop-prog metal sentimentale e onirico in cui un amante non corrisposto si accontenta di vivere e sfogare tutta la sua passione almeno quando sogna.
TYPE O NEGATIVE — “Love You To Death”
Traccia decisiva da OCTOBER RUST (1996), album che segna il passaggio dei Type O Negative verso un gothic metal più melodico e capace di accogliere persino vere e proprie ballad. “Love You To Death” è un mid-tempo ipnotico in cui la voce baritonale di Peter Steele mette in scena un amore ossessivo, tra desiderio, possessività e fragilità emotiva. Il brano mescola doom e metal, il suono abrasivo dell’alternative anni ’90 e aperture più psichedeliche, con cori e orchestrazioni che ricordano sorprendentemente i Beatles. Proprio questo pezzo, scelto come singolo di punta, fu decisivo nel grande successo commerciale di OCTOBER RUST, contribuendo in modo determinante alla sua consacrazione. Nel finale, l’ossessivo “am I good enough for you?” rivela tutta l’insicurezza che si nasconde dietro una devozione assoluta.
ANNIHILATOR — “The One”
Nel 2004 gli Annihilator, storica creatura del polistrumentista Jeff Waters -figura di riferimento del thrash metal - pubblicano ALL FOR YOU, album che spiazza molti fan per il suo forte eclettismo. Waters resta alla chitarra e si cimenta al basso, ma lascia la voce a Dave Padden, mentre alla batteria c’è il virtuoso del prog metal Mike Mangini. Tra i brani più inattesi emerge “The One”, una ballad lontana dagli standard del metal: intrecci delicati di pianoforte e chitarra, atmosfere morbide e un taglio quasi power pop alternative. Il testo racconta lo struggimento di un amore vissuto a distanza, solido e assoluto, ma segnato dal dolore di non poter condividere la quotidianità con la persona amata.
PANTERA — “This Love”
A detta di molti VULGAR DISPLAY OF POWER (1992), sesto album dei Pantera, è una vera pietra miliare del metal moderno. È il disco in cui la band prende l’aggressività del thrash — da Slayer a Metallica, passando per Megadeth e Anthrax — e la spinge verso una dimensione ancora più feroce, tecnica e soprattutto dominata dal groove. Riff impossibili, stop and go chirurgici, interplay serrato tra chitarra e batteria: da qui i Pantera diventano i principali riferimenti del groove metal. In un lavoro così implacabile sorprende la presenza di “This Love”, una ballad atipica e spiazzante. Le strofe hanno un andamento morbido e quasi sospeso, ma con un’atmosfera sinistra, mentre i ritornelli esplodono con una violenza sonora devastante. Un contrasto estremo che riflette il tema del brano: il racconto di una relazione tossica segnata da possessività e narcisismo, da cui il protagonista esce emotivamente annientato.
HIM — “Join Me in Death”
Pubblicata nel 1999, “Join Me in Death” è il brano che consacra gli H.I.M. e definisce il loro stile, il cosiddetto love metal. Il testo fece discutere per il suo tono estremo: molti vi lessero un presunto richiamo al suicidio romantico, quasi una celebrazione in chiave gotica del mito di Romeo e Giulietta, interpretazione che il cantante Ville Valo - autore di musiche e testi della band - smentì, spiegando come il senso fosse piuttosto quello di un’unione emotiva assoluta. Il fascino oscuro della canzone contribuì anche all’immagine di Valo come vero sex symbol del metal europeo. L’uso nei film The Thirteenth Floor (1999) e Resident Evil: Apocalypse (2004) ne amplificò ulteriormente l’aura gotico-romantica.
MOTÖRHEAD — “Love Me Forever”
Nel 1991 i Motörhead - veri padrini del metal e artefici della sintesi perfetta tra furia punk e pesantezza heavy - pubblicano 1916, disco ambizioso e in parte concept, segnato da riflessioni sulla brutalità e sui disastri della prima guerra mondiale. In un lavoro così duro, trova spazio una novità assoluta per la band: la prima autentica ballad d’amore della loro storia. “Love Me Forever” incarna lo stereotipo perfetto della power ballad metal: tempo lento e cadenzato, arpeggi di chitarra pulita, ritornello quasi pop e improvvise esplosioni distorte. La formazione a due chitarre con Wurzel e Phil Campbell costruisce intrecci raffinati e momenti solisti di grande intensità. Il testo è un invito ad abbandonarsi all’amore senza riserve: viverlo con passione e urgenza, senza troppe domande, perché l'orrore della guerra rende la vita fragile e fugace.
DREAM THEATER — “Erotomania”
Nel 1994 i Dream Theater pubblicano AWAKE, uno dei loro lavori più riusciti: un disco che consolida la visione del progressive rock, riletta in chiave moderna attraverso il suono e l’impatto del metal. La band raccoglie la tradizione di giganti come Yes, Genesis e Jethro Tull e la aggiorna con suggestioni grunge, innovazioni tecniche del thrash e un virtuosismo strumentale impressionante. Tra i brani spicca “Erotomania”, travolgente strumentale che è un vero showcase delle capacità tecniche del gruppo. Più che una canzone d’amore, a noi piace proporla come una dedica a tutti quei giovani musicisti che passano non ore, ma giornate — e spesso anni — inchiodati allo strumento, immersi nello studio e nell’ossessione della perfezione. Musicisti per cui un pezzo così è un riferimento, e che magari si ritrovano single a San Valentino, ma felicemente votati a una causa nobilissima: perché non c’è sconfitta nel cuore di chi shredda.
W.A.S.P. — “Animal (Fuck Like a Beast)”
San Valentino è romanticismo, dichiarazioni d’amore e sospiri appassionati, certo; ma anche, perché no, gioioso abbandono alla dimensione più istintiva e carnale del sentimento. Un territorio che l’hard rock e il metal degli anni ’80 hanno esplorato senza alcun pudore e di cui gli W.A.S.P., autentici paladini dello shock rock, sono stati tra i protagonisti più oltraggiosi. “Animal (Fuck Like a Beast)” è l’esempio perfetto di questa attitudine: un titolo che non lascia spazio a equivoci per un brano che celebra la passione più sfrenata e animalesca. La canzone finì addirittura nella famigerata lista dei “Filthy Fifteen” stilata dal PMRC, associazione americana impegnata a segnalare i contenuti ritenuti più controversi per i giovani. Previsto inizialmente come apertura dell’album d’esordio del 1984, il brano venne escluso e inserito solo nella ristampa del 1988.
GORGOROTH — “Unchain My Heart!!!”
INCIPIT SATAN (2000) dei Gorgoroth è uno dei manifesti più radicali del black metal, deriva estrema del metal tradizionale spinta verso sonorità minimaliste, ultra distorte e tematiche esplicitamente legate al satanismo, alla sofferenza e alla trasgressione. La band norvegese, tra le più controverse della scena, ha costruito la propria fama anche attraverso performance scioccanti e provocatorie, cariche di simbolismo estremo.“Unchain My Heart” traduce questa estetica in una forma di passione feroce e deformata: testi urlati evocano cuori incatenati, colpa, sangue e peccato eterno, trasformando l’amore in un’esperienza demoniaca e viscerale. Uno sfogo selvaggio e senza compromessi, perfetto per chi magari San Valentino proprio non lo digerisce. Occhio a non confonderlo con il classico di Joe Cocker...