11 settembre e musica rock: da Bruce Springsteen ai My Chemical Romance
11 settembre 2026 alle ore 12:49, agg. alle 13:15
Da The Rising alle canzoni escluse dalle radio: come l’11 settembre cambiò il rock e contribuì alla nascita dei My Chemical Romance.
L’impatto dell’11 settembre sulla musica rock non può essere misurato soltanto attraverso le canzoni dedicate agli attentati. Il crollo delle Torri Gemelle modificò la programmazione radiofonica, fermò concerti e tour, impose cambi di titoli e copertine e aprì un nuovo confronto sul ruolo degli artisti di fronte a una tragedia collettiva.
La prima reazione fu dominata dal dolore e dalla necessità di costruire un senso di unità. Negli anni successivi, però, il rock iniziò anche a contestare il clima politico nato dagli attentati, le guerre in Afghanistan e Iraq e la retorica patriottica dell’amministrazione Bush. Tra questi due estremi, commemorazione e dissenso, si sviluppò una parte importante della cultura rock dei primi anni Duemila.
Bruce Springsteen, The Rising e il rock come rito collettivo
Il 21 settembre 2001 le principali televisioni americane trasmisero America: A Tribute to Heroes, evento benefico al quale parteciparono U2, Tom Petty, Neil Young, Billy Joel, Sting, Paul Simon e Bon Jovi. Bruce Springsteen aprì la serata con My City of Ruins, presentandola come "una preghiera per i nostri fratelli e sorelle caduti".
La canzone, in realtà, era stata scritta prima degli attentati e raccontava la decadenza di Asbury Park. Le immagini di una città ferita e il ritornello Come on, rise up assunsero però un significato completamente nuovo. Il 20 ottobre fu poi Paul McCartney a guidare il Concert for New York City al Madison Square Garden, con The Who, David Bowie, Mick Jagger, Keith Richards, Eric Clapton ed Elton John. Il rock diventava in quel momento uno spazio pubblico nel quale elaborare il lutto e sostenere soccorritori e famiglie delle vittime. Ultimate Classic Rock
La risposta più completa arrivò il 30 luglio 2002 con The Rising, primo album in studio di Springsteen con la E Street Band dopo diciotto anni. Secondo un racconto diventato parte della storia del disco, nei giorni successivi agli attentati uno sconosciuto lo fermò e gli disse: "Bruce, abbiamo bisogno di te adesso".
Springsteen rispose evitando inni militari o richieste di vendetta. La title track segue un vigile del fuoco mentre sale all’interno di una delle torri; Into the Fire guarda al sacrificio dei primi soccorritori, mentre You’re Missing descrive un’assenza attraverso gli oggetti rimasti in una casa. Il centro del disco non è l’attacco, ma ciò che resta nelle vite delle persone.
Altri artisti scelsero una reazione più immediata. Neil Young scrisse Let’s Roll, ispirata ai passeggeri del volo United 93, mentre McCartney pubblicò Freedom. Anni dopo l’ex Beatle riconobbe che il significato della canzone era stato alterato dal clima politico: "Era il sentimento giusto subito dopo l’11 settembre, ma venne dirottato e gli fu attribuito un significato militarista".
Le canzoni “bandite” dalle radio dopo l’11 settembre
Una delle conseguenze più discusse fu la lista delle canzoni “bandite” da Clear Channel, il gruppo che controllava oltre mille emittenti americane. Alcuni programmatori prepararono via e-mail un elenco di brani considerati potenzialmente inappropriati e il documento, arrivato a comprendere oltre 150 titoli, fu distribuito alle stazioni come indicazione interna. L’effetto fu comunque una diffusa forma di autocensura.
Nella lista comparivano Another One Bites the Dust dei Queen, Shot Down in Flames degli AC/DC, Seek and Destroy dei Metallica, Stairway to Heaven dei Led Zeppelin, Jump dei Van Halen e Chop Suey! dei System Of A Down. Veniva sconsigliato persino l’intero catalogo dei Rage Against The Machine. Furono coinvolte anche Imagine di John Lennon e What a Wonderful World di Louis Armstrong, due canzoni lontanissime da qualsiasi celebrazione della violenza.
Tim Quirk dei Too Much Joy criticò soprattutto questa contraddizione: "L’inclusione di canzoni di pace e meraviglia come Imagine era particolarmente triste e inutile". Daron Malakian dei System Of A Down avrebbe invece ricordato la vicenda con maggiore ironia: "Nella musica essere banditi è quasi una medaglia d’onore. Tante grandi rock band lo sono state".
La prudenza investì anche dischi e copertine. Bleed American dei Jimmy Eat World venne temporaneamente rinominato Jimmy Eat World. I Dream Theater ritirarono la prima edizione di Live Scenes from New York, pubblicata proprio l’11 settembre con un’immagine dello skyline di Manhattan, comprese le Torri Gemelle, avvolto dalle fiamme. Dream Theater
L’11 settembre e la nascita dei My Chemical Romance
La conseguenza culturale più profonda riguarda però Gerard Way. Il futuro cantante dei My Chemical Romance lavorava nel settore dell’animazione e si trovava nell’area di New York quando assistette agli attentati. Quell’esperienza lo spinse a riconsiderare la propria vita, riprendere la chitarra e scrivere Skylines and Turnstiles, il primo brano dal quale sarebbe nata la band.
La canzone trasformava paura, perdita e disorientamento in un linguaggio vicino al post-hardcore. Way chiamò il batterista Matt Pelissier, poi arrivarono Ray Toro, Mikey Way e Frank Iero. Nel 2011 il cantante spiegò: "La reazione a ciò che avevamo visto, e al suo effetto sulle persone e sul mondo, ha plasmato i primi dieci anni della band".
L’11 settembre non creò l’emo e non può spiegare da solo il successo dei My Chemical Romance. Determinò però la nascita di una band che avrebbe dato forma al disagio di una generazione, trasformando morte, isolamento e paura in appartenenza. Da Three Cheers for Sweet Revenge a The Black Parade, gli MCR portarono quella tensione emotiva al centro del rock mainstream.
Negli anni successivi il rock passò progressivamente dalla commemorazione alla critica. One Beat delle Sleater-Kinney attaccò il patriottismo obbligatorio, mentre American Idiot dei Green Day raccontò l’America delle televisioni, della guerra in Iraq e della disillusione politica. L’eredità musicale dell’11 settembre non fu quindi un unico suono, ma un cambiamento di funzione: il rock servì prima a ricordare e riunire, poi tornò a porre domande quando farlo era diventato scomodo.