History

Steve Harris: quattro linee di basso per capire gli Iron Maiden

A placeholder image for the article
Author image Gianni Rojatti

12 marzo 2026 alle ore 08:52, agg. alle 11:29

Fondatore degli Iron Maiden, Steve Harris ha plasmato il linguaggio del basso metal. Una guida all’ascolto in quattro linee che raccontano il suo stile.

Puntiamo i riflettori su Steve Harris, nato il 12 marzo 1956, fondatore e anima musicale degli Iron Maiden. Autodidatta con un’istintiva anima da batterista, Harris ha letteralmente inventato la centralità del ruolo del basso nel metal, trasformandolo in una forza melodica e ritmica centrale.

Tra progressive rock, hard rock e la scena della New Wave of British Heavy Metal, il suo stile ha contribuito - più di ogni altro strumento - a consolidare il linguaggio della band. Ecco una guida all’ascolto attraverso quattro linee di basso che lo stesso Steve Harris considera particolarmente significative.

Gli IRON MAIDEN saranno in concerto allo Stadio San Siro di Milano il 17 giugno 2026, per l’unica data italiana del “Run For Your Lives World Tour 2026”,  Radiofreccia è la radio ufficiale del concerto!

Fondatore & Inventore

Riflettori su una figura decisiva del rock: Steve Harris! In primo luogo perché è il fondatore della più importante heavy metal band della storia, gli Iron Maiden. In secondo luogo perché, oltre a questo, Harris ha praticamente definito una figura musicale: quella del bassista metal. Autodidatta e guidato da un forte istinto ritmico — Harris ha più volte raccontato di sentirsi quasi un batterista mancato — sviluppa un modo di suonare in cui il basso diventa il punto d’incontro tra impulso ritmico e costruzione melodica. Non è un caso che scelga proprio lo strumento che, nel rock, rappresenta la connessione più diretta tra groove e architettura armonica. Dell’incidenza degli Iron Maiden nella storia del rock si potrebbe parlare a lungo, ma basta ricordare un dato semplice. La band nasce a metà anni Settanta nel pieno della cosiddetta New Wave of British Heavy Metal, una scena che comprendeva gruppi come Saxon, Venom, Samson e gli stessi Def Leppard. Molti di questi nomi oggi appartengono soprattutto alla memoria storica del genere o hanno cambiato radicalmente direzione musicale. Gli Iron Maiden, invece, non solo sono sopravvissuti, ma restano ancora oggi un paradigma del metal e una band pienamente attiva. Harris cresce musicalmente in un periodo di grande fermento nel rock. Da un lato è ancora fortissima la supremazia del progressive britannico di band come Genesis, Yes e Jethro Tull, dove il basso acquisisce complessità tecnica e spesso anche spazi solistici. Dall’altro lato il rock si sta facendo sempre più aggressivo e veloce: il peso oscuro dei Black Sabbath e la furia ruvida dei Motörhead spingono il genere verso una dimensione più dura e diretta. Proprio osservando il ruolo del basso nei Black Sabbath si coglie bene la differenza di approccio. Il lavoro di Geezer Butler è straordinario, ma spesso orientato a rafforzare il peso dei riff chitarristici di Tony Iommi e a saldare il rapporto con la batteria di Bill Ward. Il basso agisce quindi come collante sonoro tra chitarra e batteria.




Stile e innovazione

Harris sceglie invece una strada diversa. Le sue influenze raccontano bene questa direzione: il basso melodico e articolato di Chris Squire, quello di Mike Rutherford, ma anche il modello quasi solista di John Entwistle degli The Who. Harris ha citato spesso anche Geddy Lee dei Rush e Pete Way degli UFO. Il risultato è uno stile che unisce l’energia dell’hard rock più duro con la libertà melodica del progressive. La firma più riconoscibile del suo linguaggio è il celebre “gallop”, un pattern in sedicesimi dal carattere terzinato e - appunto - "galoppante, eseguito con indice e medio della mano destra. Suonato con tocco leggero e action molto bassa, genera un attacco rapido e percussivo che ricorda proprio, il galoppo di un cavallo. A differenza di molti bassisti rock, Harris non cerca un suono profondissimo e avvolgente. In molti generi il basso enfatizza le frequenze più basse per creare una sensazione di riempimento. Harris compie la scelta opposta: spinge molto sulle frequenze medie, sacrificando parte della profondità per ottenere maggiore intelligibilità. In questo modo il basso “buca” il mix e diventa centrale nel suono della band. Quando suona, la sua mano destra sembra quasi fluttuare sopra il corpo del basso, mentre il suono compresso e spinta dell’amplificazione accentua quel caratteristico “clank” metallico che diventa parte integrante del suono Maiden. Questo approccio, stilistico e sonoro, ha avuto un impatto enorme sul metal successivo, influenzando bassisti come John Myung dei Dream Theater. Ma Steve Harris non è soltanto un bassista. Fondatore e principale songwriter degli Iron Maiden, nei suoi brani convivono suggestioni progressive, riferimenti alla storia e alla letteratura, atmosfere epiche e un gusto per la narrazione musicale che ha contribuito a rendere unica l’identità del gruppo. Harris contribuisce inoltre alle strutture delle parti chitarristiche; il suo apporto musicale quindi, non è soltanto ritmo o melodia: è la spinta energetica e quasi spirituale che attraversa la musica degli Iron Maiden.

Quattro canzoni

In una vecchia intervista Steve Harris ha indicato alcuni brani a cui è particolarmente legato. Non solo per ragioni tecniche, ma perché rappresentano bene il suo modo di concepire il basso dentro gli Iron Maiden.

“Phantom of the Opera”

«L’ho scritto nella stanza sul retro a casa di mia nonna. Vivevo da lei in quel periodo e avevo la fortuna di avere una piccola stanza tutta per me. Ricordo che già allora pensai di avere tra le mani qualcosa di davvero buono». Il brano mette in mostra un basso moderno, dinamico e protagonista, con cambi di atmosfera che tradiscono l’influenza progressive.


“Run to the Hills”

«Prima dell' album di debutto avevamo accumulato quattro anni e mezzo di canzoni. Quando arrivammo a The Number Of The Beast (1982) non ne era rimasta neanche una». Il brano nasce proprio da quella pressione creativa e diventa uno dei manifesti del tipico galoppo ritmico di Harris.


“Where Eagles Dare”

«Era il primo disco con alla batteria Nicko McBrain. Il suo modo di suonare era molto diverso da quello di Clive Burr e cambiò il sapore della band». Harris racconta di aver perfino mimato con le mani il pattern di batteria sulle gambe per spiegarlo al nuovo batterista, segno di quanto il suo approccio compositivo fosse totale!


“To Tame a Land”

«Fu uno dei primi brani in cui pensai che stessimo facendo qualcosa di musicalmente interessante. Spingemmo un po’ più in là i confini stilistici e di ispirazione». Con le sue strutture ampie, il pezzo rappresenta bene l’ambizione epica, narrativa e progressive che distingue gli Iron Maiden all’interno della scena metal del periodo.


Altre storie

Leggi anche